L’evoluzione in atto nel comparto energetico e l’accelerazione degli effetti del climate change hanno reso sempre più stretto il nesso tra il settore dell’energia e quello dell’acqua. In uno scenario di questo tipo sta crescendo sempre di più l’esigenza di una visione integrata, che sappia coinvolgere il più possibile tutti i portatori di interesse. E’ stato questo il messaggio emerso con forza alla presentazione online dello studio realizzato da Althesys con Enel foundation del 21 ottobre scorso. Il report ha analizzato il rapporto tra i due settori, valutandone opportunità e criticità, anche alla luce del Piano nazionale di rilancio e resilienza (Pnrr) in corso di definizione per l’accesso al Recovery fund. (Leggi lo studio)

Energia e acqua, necessario un approccio integrato contro il climate change

“Gli effetti crescenti del climate change – ha spiegato l’ad di Althesys Alessandro Marangoni illustrando lo studio – spingono anche a un legame più stretto tra i settori dell’energia e dell’acqua. E ciò ha risvolti non solo relativi ai due settori, ma anche anche ad aspetti ambientali, economici, sociali e industriali”. I fenomeni meteorologici estremi accentuano inoltre gli stress a cui sono sottoposte le risorse e il territorio. Il tutto in un contesto ossimorico che vede, da un lato, l’acqua sempre meno disponibile e, dall’altro, i consumi energetici in aumento. In uno scenario di questo tipo, ha aggiunto Marangoni “è importante lavorare su resilienza e infrastrutture” con una visione olistica e il più possibile integrata.

Un approccio integrato alla governance

Sulla stessa linea di Marangoni Giuseppe Montesano, vicedirettore della Enel foundation. Le correlazioni tra il consumo e la tutela acqua, da una parte, e il consumo di energia, dall’altro, sono numerose”, ha detto. “Basti pensare, ad esempio, alle tecniche agricole, alla depurazione alla desalinizzazione. In quest’ottica, per quanto riguarda la governance, emerge l’importanza di un approccio integrato tra le autorità e i gestori competenti sui vari usi delle risorse idriche. Il tutto per evitare inutili conflittualità che rischiano di portare alla perdita delle opportunità che il settore offre”.

Da gestione congiunta di energia e acqua, 5,9 TWh annui di elettricità aggiuntiva

Un modus operandi di questo tipo, legato a una migliore gestione congiunta di energia e acqua, permetterebbe al nostro Paese di ottenere 5,9 TWh annui di elettricità aggiuntiva. Il tutto arrivando ad avere una disponibilità d’acqua di circa 2,8 miliardi di metri cubi in più, pari al 20% del volume delle grandi dighe italiane. Traguardare questi numeri creerebbe inoltre il terreno fertile per ulteriori investimenti per circa 6,4 miliardi di euro. Risorse che potrebbero rientrare nel Pnrr.

Gestione idrica e Pnrr

Ma nello specifico quali sarebbero gli interventi prioritari per un’integrazione efficace del settore idrico e di quello energetico alla luce del Pnrr? Un concetto chiave secondo Stefano Masini, responsabile nazionale Ambiente e territorio di Coldiretti, è la “convergenza”. “L’uso di risorse naturali come l’acqua e la produzione e l’impiego di energia – ha detto – non possono più risolversi in logiche privatistico-aziendali, ma devono riuscire a creare una logica di adesione a interessi generali. Ciò deve avvenire creando modalità complementari di gestione di queste risorse. Per l’acqua, ad esempio, l’uso plurimo è una modalità che ben conosciamo in agricoltura, ma all’interno di una strutturazione gerarchica. Nel momento in cui si introduce un’idea di piano, incentrata sulla convergenza di diversi settori, occorre anche introdurre soluzioni in grado di risolvere eventuali usi conflittuali. E questo è un elemento fondamentale per poter arrivare alla realizzazione di obiettivi concreti”.

Creare sinergie

Sulla necessità di sintetizzare in “progetti concreti e fattibili” le proposte del Pnrr si è soffermato anche Francesco Vincenzi, presidente di Anbi. “È inutile – ha spiegato – pensare grandi opere che poi non riuscirebbero a rispettare le tempistiche europee. Io credo che nel nostro Paese devono essere pronti dei progetti che siano diffusi sul territorio, fattibili e non siano di dimensioni enormi. Oggi è poi impensabile ragionare come in passato, quando  ognuno agiva per il suo singolo settore. In un’ottica di collaborazione tra i diversi usi della risorse dobbiamo mettere insieme tutte quelle sinergie, quelle competenze ce ci permettono di usare le opere per uso agricolo e per la produzione di energia elettrica”.

Rendere realizzabili i progetti

L’importanza di proporre progetti realizzabili concretamente è stata rimarcata anche dall’ad di Enel Italia Carlo Tamburi. “Il dibattito politico economico – ha spiegato – oggi si concentra principalmente sulle proposte di progetti. Poi, una volta approvati, questi progetti dovranno essere scaricati a terra. I progetti sull’acqua saranno difficilmente scaricabili a terra se non c’è una regia di sistema paese nel suo complesso. Il rischio è che poi vadano a scontrarsi ad esempio con i veti del territorio, delle realtà locali”.

Sfruttare la discontinuità creata dalla pandemia

Secondo Giordano Colarullo, direttore generale di Utilitalia, l’acqua deve essere centrale nel Recovery plan. “Riteniamo che la grande discontinuità creata da questa pandemia inaspettata debba essere colta come un’opportunità per creare un momento di rilancio, nel solco di una traiettoria di sostenibilità”, ha detto. Tante sono le progettualità raccolte nel nostro comparto, che mirano a interventi assolutamente “fattibili”. Tuttavia manca “un ripensamento generale sugli Invasi, che sarebbe necessario per mettere in sicurezza il sistema” e per utilizzare la risorsa idrica a fini idroelettrici. Ciò è legato a un clima di “incertezza normativa”.

Questione climatica, elemento chiave per la convergenza dei due settori

A rimarcare il ruolo “chiave” della questione climatica per “favorire la convergenza dei  settori idrico ed elettrico” è stato Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente. Credo che il Pnrr del Paese – ha detto – dovrebbe affrontare questo tema innanzitutto attraverso la realizzazione di riforme”. Tre in particolare gli ambiti di intervento prioritari: il potenziamento della produzione del parco idrico esistente, l’introduzione del tema dell’adattamento climatico nella valutazione degli interventi sul territorio. E la capacità di sfruttare la desalinizzazione nelle isole minori, nell’ottica di rendere questi territori “cantieri di innovazione”.

Regolazione e innovazione

A dare il punto di vista della regolazione nel corso del convegno è stato il presidente di Arera Stefano Beseghini, che tra i tanti temi, ha sottolineato anche il ruolo chiave dell’innovazione.  Si tratta di un elemento “trasversale” ai diversi settori e ha immediatamente un “suo riverbero sulla determinazione del costo della risorsa idrica”. Questo perché si muove su due prospettive: “da una parte aumentare la quantità di acqua disponibile, e dall’altra ridurre i costi legati all’uso dell’acqua nei vari settori”. L’unica cautela che in termini di regolazione e programmazione vale la pena di tener presente è quella di “mantenere questi due livelli separati”. Ovvero affrontandoli secondo la loro caratteristica principale.

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