Sharing mobility, la partita si gioca su condivisione dati e piattaforme

In Italia la mobilità condivisa avanza anche se si trova di fronte episodi di vandalismo e poca conoscenza dei servizi. Tra gli operatori che lavorano all’innovazione tecnologica e i legislatori c’è dialogo per regolamentare il settore. Spunti e riflessioni nella terza conferenza nazionale

400

Come integrare nuovi servizi nel mondo dei trasporti, fortemente attrattivo ma ancora non pienamente regolamentato in Italia? Come ridisegnare il percorso dei servizi urbani in funzione dell’intermodalità, della decongestione e della sicurezza stradale? Come convincere gli operatori, pubblici e privati, e i singoli utenti a condividere i dati sui propri spostamenti e sulle preferenze di mobilità per favorire il paradigma sempre più nitido del “mobility as a service” in un mondo in cui c’è sempre più paura per gli attacchi cibernetici?

Sono state le domande ricorrenti nella terza edizione della Conferenza nazionale sharing mobility promossa in occasione della presentazione del III rapporto nazionale sulla sharing mobility (Roma, 27 giugno 2019).

I risultati del 3° rapporto sulla sharing mobilita

La buona notizia è che l’Italia, al pari del resto dell’Europa e del mondo, sta lavorando alla compenetrazione delle soluzioni esistenti cercando un ecosistema ben ossigenato per tutti. Lo sharing cresce nelle diverse forme – car sharing free floating e station based, car pooling aziendale es extra urbano – ed è segnato da mezzi sempre più leggeri ed elettrici. Iniziano, poi, ad affacciarsi nuovi servizi accanto a questi ormai conosciuti. C’è Popmove, il social mobility network che permette di condividere la propria auto quando non si utilizza. C’è Nugo, main partner dell’evento insieme a Deloitte, start up del Gruppo Ferrovie dello Stato italiane che aggrega su una sola app più imprese per consentire di acquistare i biglietti per più modalità di spostamento e coprire l’itinerario cercato. C’è il Living Lab Maas, progetto pilota del Comune di Torino, che su un’unica piattaforma riunisce più servizi: Gruppo Torinese Trasporti per il trasporto pubblico locale, Tobike per il bikesharing, Mimoto per lo scootersharing e Wetaxi per lo e–hail. “Assumere il fatto che c’è una relazione diretta tra l’autonomia delle iniziative e il fatto che l’Osservatorio sta in piedi non è un fatto scontato e cancellabile”, ha commentato Renato Grimaldi, direttore della Direzione generale per il clima e l’energia.

Esempi virtuosi all’estero

Dall’estero arrivano esempi virtuosi e ispiratori. Voi, a Stoccolma da settembre 2018, è la soluzione di micromobilitá pensata per coprire l’ultimo miglio noleggiando un monopattino elettrico. Moia del gruppo Volkswagen, per ora ad Hannover e Amburgo, forse in Europa nel 2020, è un bus/taxi prenotabile che, con il suo incedere lento, stimola un modo lento di vivere l’urbe. Per ridurre le emissioni del mezzo gli autisti frequentano un corso per un mese così da adottare uno stile di guida ecosostenibile.

Fabrique des Mobilités: in Francia la partita della mobilità si gioca sull’apertura degli operatori e sulla condivisione dei dati per favorire nuove tecnologie come la blockchain. Video intervista a Gabriel Plassat.

Sharing mobility e normativa

C’è una vera e propria rivoluzione epocale nel mondo dei trasporti, parliamo di auto connesse e a guida autonoma”, ha esordito il sottosegretario al Mit, Michele Dell’Orco. Il sottosegretario ha spiegato che il governo vuole accelerare sulla riforma del codice della strada è sulla mobilità dolce. In particolare, ha parlato di una proposta di legge per “incentivare grosse aziende, magari con piccole detrazioni fiscali, a realizzare una piattaforma di condivisione”. “Si sta sottovalutando il decreto sulla micro mobilità firmato dal ministro Danilo Toninelli”, ha concluso, prima però che venissero illustrate tutte le novità sul tema.

Più conoscenza e costi ridotti

Gli italiani si mostrano propensi ad usare i nuovi servizi. Però spesso vengono frenati dal costo e dalla poco conoscenza del servizio, come emerso in uno studio condotto da Deloitte. Come fare dunque? “Sentiamo la necessità di cambiare le caratteristiche dell’offerta per renderla più accessibile”, ha affermato Luigi Onorato, senior partner, Fsi innovation leader e monitor Deloitte. “Dobbiamo avere cambiamenti importanti a livello di sistema con logiche di pricing e servizi aggiuntivi che incentivino uno stile di vita più sano”. Alle esigenze del consumatore finale è attenta anche l’Autoritá di regolazione dei Trasporti, come rimarcato da Ivana Paniccia, direttore dell’ufficio Servizi e mercati retail: “Vogliamo garantire le infrastrutture essenziali. Sono importanti le infrastrutture tradizionali, come quelle su rotaia, ma anche nuove forme di concorrenza in grado però di garantire l’universalità del servizio e, magari, una integrazione tariffaria”.

Vandalismo vs sharing

Su un punto sono tutti concordi: la crescita sarà orizzontale, nessuna centralizzazione. Lo dimostra anche il Gruppo Ferrovie dello Stato che, per mantenere il proprio primato nei trasporti, da circa un anno veste l’abito della sostenibilità e punta a rendere ogni stazione un hub che favorisca l’intermodalitá. L’unica battaglia sarà quella delle piattaforme e dello spazio pubblico. Ogni centimetro guadagnato dai servizi innovativi sarà un centimetro tolto, anche nel mercato, all’auto privata. Ci sarà poi da formare l’utente ad avere cura della cosa pubblica: il virus che attacca il sistema dello sharing è il vandalismo, motivo di abbandono della piazza italiana per gli investitori stranieri.

Leggi anche La sharing mobility funziona se è un lavoro di squadra

L’utente italiano sempre più in “sharing mobility”

Print Friendly, PDF & Email
Tutti i diritti riservati. E' vietata la diffusione
e riproduzione totale o parziale in qualunque formato degli articoli presenti sul sito.