I 5.000 km di ferrovie dismesse presenti nel nostro Paese sono una grande risorsa per la bicicletta, ma solo 1.000 sono stati convertiti in 57 ciclovie. I dati sono contenuti nella ricerca Ferrovie dismesse della Federazione italiana ambiente e bicicletta (Fiab), che avverte: questo genere di investimenti e interventi di recupero infrastrutturale, artistico e storico consentono di portare concreti benefici all’economia dei territori interessati. Un panorama ancora incerto dopo 10 anni dall’uscita della prima ricerca di Fiab. Canale energia ha intervistato Antonio Dalla Venezia, responsabile della ricerca.

Come aiutare le amministrazioni locali e regionali ad attuare scelte per la riqualificazione dei sedimi ferroviari non più in uso e per la loro riconversione in percorsi dedicati al turismo lento? Di che cifre e sforzi parliamo? 

L’aiuto più concreto è quello di diffondere gli esempi virtuosi che oggi ci sono anche in Italia, e non solo all’estero come una volta. Si tratta di interventi significativi per il territorio con un concreto ritorno in termini economici e che inducono a credere come il recupero di tratte di ferrovie dismesse e la loro conversione in ciclovie, sia una scelta di successo sotto tutti i punti di vista. Questo se, naturalmente, inserito in un più ampio contesto di sviluppo ambientale, territoriale e anche turistico.

Dove gli interventi sono di qualità, il ritorno è spaventoso come dimostrano, ad esempio, il tratto italiano della ciclovia dell’Alpe Adria – in Friuli, da Tarvisio a Grado, in parte sul tracciato della vecchia linea ferroviaria dismessa – che conta centinaia di migliaia di passaggi di ciclisti ogni anno e che contribuisce alla rinascita di territori marginali ormai dimenticati. Tra questi Pontebba in provincia di Udine che oggi rivive grazie all’indotto del cicloturismo.

Altro esempio virtuoso, che di fatto ha permesso di destagionalizzare i flussi turistici e attrarre visitatori nell’arco di tutto l’anno, è la pista ciclabile di 25 km del parco Costiero in Liguria, da Ospitaletti a San Lorenzo al Mare passando per San Remo, ricavata sulla ferrovia dismessa a seguito della modifica del tracciato. Ricordo una certa diffidenza quando il progetto della ciclabile del parco Costiero iniziò a muovere i primi passi, ma oggi, visti i risultati, più soggetti spingono per il recupero dell’intera tratta fino ad Andora.

Un simile ritorno in termini di presenze cicloturistiche e di destagionalizzazione dei flussi è atteso anche in Abruzzo a partire dal prossimo anno. È previsto entro la primavera il termine dei lavori lungo i 40 km della ciclovia dei Trabocchi, recuperati dal precedente tracciato ferroviario lungo la costa.

ciclabile
Pista ciclabile. Fonte: Fiab.

Questi tre esempi, inoltre, non prevedono nessuna chiusura di tratte ferroviarie esistenti, anche se eventualmente in disuso. Si tratta di percorsi ricavati su ferrovie abbandonate a causa della modifica del tracciato. Veri e propri recuperi di memoria storica, opere d’arte e soprattutto di rigenerazione del territorio.

Le regioni più virtuose: Veneto, Emilia Romagna, Lombardia. Quelle più attive: Liguria, Umbria e Basilicata. In Sicilia la ferrovia dismessa con il maggior numero di km recuperati in ciclabile però con un gap di manutenzione. Anche in questo caso si parla di Italia a due velocità oppure il tema del recupero delle ferrovie dismesse allinea le Regioni? 

Abbiamo sicuramente un’Italia a più velocità, perché sul tema del recupero delle ferrovie dismesse ci sono regioni virtuose e altre completamente ferme. Non si tratta di una divisione Nord/Sud quanto piuttosto di due velocità a macchia di leopardo.

Se da un lato si assiste a un significativo impegno di diverse regioni del Nord che hanno saputo valorizzare l’opportunità di dare una nuova vita alle tratte ferroviarie abbandonate riconvertendole in percorsi per il turismo lento (ma non tutte, tanto è vero che il Piemonte ad esempio non ha fatto nulla), dall’altro ci sono esempi di tutto rispetto sia nel centro che nel sud Italia.

In Basilicata sono ampiamente avviati i lavori di recupero di due ferrovie dismesse, mentre in Umbria sono stati stanziati fondi per il completamento della Spoleto-Norcia (7 km in progettazione avanzata tra Casale Volpetti e Serravalle di Norcia) e sono stati avviati i lavori per il recupero di 50 km tra Monte Corona e Fossati Vico nell’Eugubino.

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In Italia sempre più città diventano “Bandiera gialla” per la mobilità in bicicletta. Lo rileva l’edizione ComuniCiclabili 2020. Clicca sull’immagine per leggere l’articolo.

Riqualificare un tratto di ferrovia consente di evitare il consumo di suolo pubblico vergine: dove è più urgente fare una scelta di questo tipo?

Non abbiamo dati dettagliati ma possiamo dire che oltre a completare le ciclovie nelle quali il recupero è già iniziato, pensiamo sia opportuno attuare con urgenza scelte in questo senso nelle tratte di ferrovie dismesse: Pontremolese tra Toscana e Liguria; Orte-Civitavecchia nel Lazio; Sicignano-Lagonegro in Campania; Lagonegro-Spezzano Albanese nella parte calabra (in Basilicata i lavori sono in corso); Fano-Urbino e Porto San Giorgio-Amandola nelle Marche, regione che fino ad oggi non ha fatto alcun intervento.

Parlando di far rivivere il territorio: pensate che i binari dismessi nelle Marche, che collegavano la miniera di Sassoferraio alle altre realtà locali, potranno essere recuperati per promuovere il turismo lento alla scoperta della storia del territorio?

Non conosciamo il caso specifico, ma ci sono sicuramente altri tratti di ferrovie “minerarie” dismesse oggetto di riconversione in percorsi ciclabili o altra destinazione d’uso. In Toscana, ad esempio, la ferrovia marmifera di Massa Carrara è oggetto dell’attenzione delle associazioni locali che da molti anni sollecitano un intervento di riconversione in percorso per il turismo lento. Proposta che purtroppo fino ad oggi non è stata ancora presa in considerazione.

miniera zolfo Cabernardi
Vista sulla miniera di zolfo di Cabernardi, oggi meta di un turismo lento, sostenibile e culturale. Clicca sull’immagine per leggere l’intervista
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