Il cicloturismo offre l’occasione di raccontare agli amanti del turismo lento la storia di un ex bacino solfifero, che fu vanto italiano. Nel basso Appennino pesarese e anconetano otto amministrazioni locali di altrettanti comuni – Acqualagna, Apecchio, Cagli, Cantiano, Piobbico, Frontone, Serra S. Abbondio, Arcevia e Sassoferrato – si impegnano a realizzare la Ciclovia delle aree interne. Il tracciato è il punto d’incontro tra passato e presente: ripercorre i sentieri calpestati dai minatori quando, fino agli anni Cinquanta, andavano a lavorare nella miniera di zolfo di Cabernardi, a Sassoferrato (AN).

I lavori per la Ciclovia dovrebbero iniziare il prossimo anno, ci spiega Patrizia Greci del Parco archeominerario di Cabernardi. Gli otto comuni, ormai quasi spopolati, saranno collegati da un percorso ad anello. Il progetto si inserisce nella più ampia iniziativa “Strategie delle aree interne” con cui, attraverso attività sportive, sanitarie, culturali etc, si punta a offrire opportunità economiche e a ripopolare le aree interne disagiate dell’Appennino.

Il cicloturismo e la storia della miniera di zolfo di Cabernardi

Fino a metà del secolo scorso, prosegue la Greci, la miniera di zolfo di Carbernardi era la più importante d’Europa per le attività di escavazione ed estrazione dello zolfo. L’attività è ormai cessata: “L’esalazione dello zolfo distruggeva la vegetazione. Quando la miniera era attiva l’ambiente era stato deturpato”.


“Sepolti vivi”
Lo sciopero dei minatori di zolfo di Cabenardi raccontato da Patrizia Greci.

Oggi la miniera è chiusa definitivamente e sul territorio si respira una nuova aria, si scrive una nuova storia: “La natura ha ripreso il suo spazio, ci sono campi verdi e coltivati”. Attorno ai suoi resti è nato un turismo culturale: “È stato aperto un museo in cui ammirare vecchi manufatti e sono organizzate visite guidate per scoprire la storia della terra”. Il cicloturismo “ci farà scoprire la storia dei minatori”, prosegue, “molti percorrevano chilometri a piedi per arrivare in miniera, i più fortunati pedalavano”.

Questa attività si sommerà alle tante già promosse dall’associazione del Parco: “Le guide addette raccontano la storia della miniera, organizzano visite al museo e passeggiate nel parco fino al paese”. Come vere “sentinelle del territorio” che cercano di scongiurare lo spopolamento delle are montane.

Effetto Nimby e nuove opportunità per il territorio

La Ciclovia delle aree interne dovrebbe unirsi alle ciclovie nazionali. Resta slegata all’infrastruttura di trasporto su ferro: i vecchi binari usati per trasportare grosse quantità di zolfo raffinato, che toccavano anche Fabriano e Urbino, sono dismessi. “C’è chi vorrebbe riattivarla e realizzare una sorta di metropolitana del territorio e chi preferisce l’idea di realizzare le ciclopiste, contando che molti spostamenti ormai sono su gomma. Ci sono motivi finanziari che scoraggiano l’una e l’altra soluzione. Il dibattito è aperto”.

Il progetto della Ciclovia, finanziato con i fondi della regione Marche, sarà presentato l’11 ottobre all’interno del Parco archeominerario di Cabernardi. L’appuntamento è una tappa della Settimana del pianeta Terra, di cui Canale energia è media partner.

Oggi la miniera di Cabernardi è un capitolo chiuso della storia dell’economia italiana. Forse c’è ancora zolfo, spiega la Greci, ma per trovarlo bisognerebbe cercarlo. E poi bisognerebbe convincere la popolazione locale che la riapertura del sito sarebbe un’opportunità per la crescita del territorio. A patto che per l’estrazione si trovi una tecnologia a ridotto impatto ambientale, a garanzia della salute umana e del Pianeta.

miniera zolfo Cabernardi

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