Perché investire nella mobilità ciclistica significa promuovere la sicurezza stradale

Ridurre il numero di auto in circolazione, per aumentare quello delle bici, è una strategia per contrastare gli incidenti stradali.

  • Sempre più italiani, anche a causa della pandemia, scelgono di muoversi in bicicletta.
  • Non è per questo che si verifica la maggior parte degli incidenti stradali: secondo il presidente della FIAB, Alessandro Tursi, è lo spazio riservato alle macchine che dovrebbe diminuire.
bici FIAB
Crescono gli spostamenti sulle due ruote © Nuno Ricardo/Unsplash

L’Unione europea si è posta l’obiettivo di azzerare il numero di vittime della strada entro il 2050, con una tappa intermedia che prevede il dimezzamento dei morti e dei feriti gravi nel 2030. In occasione della Giornata mondiale del ricordo delle vittime della strada, che si celebra ogni anno il 20 novembre, la Federazione italiana ambiente e bicicletta (FIAB) ha inviato una lettera al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. L’obiettivo della Federazione è quello di promuovere una mobilità sostenibile e sicura. Un’idea che sempre più persone stanno abbracciando.

Cresce la diffusione delle due ruote

“Con la pandemia, c’è stato un aumento nell’uso della bicicletta. Soprattutto è cresciuta la consapevolezza riguardo al potenziale di questo mezzo di trasporto al di là dell’uso sportivo e di quello ludico. Anche perché la bici si presta all’uso intermodale, con il bus o col treno”, spiega Alessandro Tursi, presidente della FIAB. “In Italia, circa due spostamenti su tre in auto sono sotto i due chilometri. Quindi, lasciando stare le persone molto anziane o disabili, c’è del potenziale per incrementare gli spostamenti in bici e ridurre il traffico, l’inquinamento e l’incidentalità. Anche perché, su dieci automobilisti, nove viaggiano da soli”.

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Le bici permettono di ridurre traffico, inquinamento e incidentalità © Tomi Vadász/Unsplash

Milioni di persone continuano a perdere la vita sulle strade

Il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha ricordato che 1,3 milioni di persone perdono la vita in incidenti stradali ogni anno, e 50 milioni rimangono ferite. Si tratta della principale causa di morte per bambini e giovani. Nel 2020 nell’Unione europea ci sono stati 42 morti a seguito di incidenti stradali per ogni milione di abitanti, con picchi di 85 morti per milione in Romania. Le strade più sicure sono quelle svedesi: 18 morti per milione. In Italia il dato è allineato con la media europea: 40 vittime, in calo del 25 per cento rispetto al 2019.

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“L’auto è un’arma impropria”

“Bisogna sfatare un mito: più che andare in bici, è spostarsi con i mezzi a motore ad essere pericoloso. La maggior parte delle vittime sono automobilisti. La bicicletta, in realtà, è un fattore di sicurezza. C’è un concetto importante che noi siamo riusciti a far inserire nel Piano generale della mobilità ciclistica, quello che è uscito in Gazzetta ufficiale a ottobre: si tratta della cosiddetta Safety in numbers, la sicurezza nei numeri. È ampiamente dimostrato in moltissimi Paesi che, se aumenta la percentuale di spostamenti in bici, diminuiscono i morti sulle strade. Questo perché l’auto è un’arma impropria: talvolta bastano una distrazione, la velocità o un bicchiere di troppo per farsi o fare del male”, prosegue Alessandro Tursi.

Bisogna favorire la mobilità ciclistica

Di fronte ai decessi degli utenti attivi della strada, è ora di smettere di colpevolizzare le vittime, per concentrarsi sulla riduzione del traffico e su misure concrete di prevenzione, cui affiancare controlli e sanzioni. Oltre a ridurre il numero di auto in circolazione, ci sono tante altre strategie su cui si può investire. “Chiaramente, auspichiamo che lo sviluppo delle infrastrutture ciclabili separate per ciclisti e per pedoni subisca un’accelerazione, ma neanche in Danimarca e in Olanda tutte le strade che portano da casa al lavoro sono ciclabili. Bisogna condividere lo spazio stradale. Come? Con le Città 30. Non solo con un’ordinanza e un cartello, ma modificando le strade. Per decenni abbiamo pensato che fossero al servizio delle auto e andassero allargate per fluidificare il traffico, ma in realtà più cresce lo spazio per le auto e più ne aumenta la circolazione. La città è uno spazio per le persone, dove l’auto dev’essere un’ospite”, continua Tursi.

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Cosa sono i Comuni ciclabili

Per incentivare le città italiane ad adottare politiche a favore della mobilità ciclistica e premiare l’impegno di chi ha già messo in campo iniziative bike-friendly, la FIAB ha istituito il riconoscimento “Comuni ciclabili”. Fra le località più accoglienti per chi si muove in bicicletta, moltissime si trovano in Emilia-Romagna. Ottimi risultati anche per Veneto, Abruzzo e Puglia. Interessante, infine, il caso dell’aeroporto di Orio al Serio, in Lombardia, cui è stata conferita la prima certificazione Azienda Bike-Friendly. Ben 4mila dipendenti sono incentivati quotidianamente al bike to work grazie all’accesso a un’articolata rete di informazioni, strutture e servizi che potranno giocare un ruolo fondamentale anche per clienti e turisti.

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La mappa dei Comuni ciclabili © FIAB

Cosa prevede il PNRR

Per le ciclovie turistiche, il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) prevede 400 milioni di investimenti negli anni 2022-2026 per realizzare almeno 1.235 di chilometri aggiuntivi ed effettuare opere di manutenzione straordinaria sulla rete esistente. Per le ciclovie urbane il PNRR stanzia 200 milioni di euro per la realizzazione, entro giugno 2026, di 565 chilometri di percorso in ambito urbano e per rafforzare i collegamenti tra le stazioni ferroviarie e le università. “È positivo, ma non è sufficiente: i finanziamenti devono essere costanti. Abbiamo apprezzato il comunicato di Sergio Mattarella, e anche le parole di Giorgia Meloni. Però bisogna passare ai fatti: non è ammissibile che il governo voglia spendere i soldi pubblici per evitare che aumentino le multe, quando andrebbero investiti nella sicurezza stradale; né che voglia ridurre il trasporto pubblico”, conclude il presidente FIAB.

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Nata in provincia di Sondrio, ha studiato a Milano e Londra. Giornalista pubblicista, si occupa di questioni legate alla crisi climatica, all’economia circolare e alla tutela di biodiversità e diritti umani.