Non solo termometri del calore e stabilizzatori del suolo nel caso di alluvioni gli alberi servono davvero nelle città anche per ammalarsi di meno.A dirlo uno studio internazionale condotto in 744 città di 36 Paesi europei, realizzato nell’ambito del progetto europeo LIFE “Airfresh” e al quale ha partecipato Enea. Per rendere più pulite e vivibili le nostre città ci vuole un albero anzi per l’esattezza ci vuole un aumento del 5% di superficie alberata in città.
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“In ambito urbano polveri sottili, biossido di azoto e ozono sono tra gli inquinanti più pericolosi per la nostra salute e per quella degli ecosistemi. Entro il 2050, si stima che circa l’80% della popolazione europea risiederà in contesti urbani, accentuando la rilevanza di queste problematiche”, spiega la coordinatrice del progetto per Enea Alessandra De Marco, responsabile del Laboratorio Impatti sul territorio e nei paesi in via di sviluppo. “Aumentare la quantità di alberi in città – aggiunge – permetterebbe di ottenere benefici simultanei come il miglioramento della qualità dell’aria, la mitigazione dell’effetto isola di calore estiva, la conservazione della biodiversità e, soprattutto, il benessere dei cittadini”.
Lo stato del verde nelle città UE
Lo studio ha evidenziato come il 73,5% delle città analizzate ha registrato un incremento del verde e una diminuzione della mortalità da inquinamento. Attualmente, in Italia la copertura vegetale raggiunge il 30% solo a Napoli (32%), mentre a Milano e a Roma arriva, rispettivamente, al 9% e 24%.
“Una copertura arborea urbana al 30%, come quella raggiunta da alcune città europee, potrebbe ridurre le morti premature del 9,4% da PM2,5, del 7,2% da biossido di azoto e del 12,1% da ozono. Al contrario, abbattere la superficie alberata fino ad azzerarla comporterebbe un aumento della mortalità: +19,5% da PM2,5 (circa 19 mila morti premature in più ogni anno), +15% da biossido di azoto (oltre 5.200 in più) e +22,7% da ozono (circa 700 in più)”, sottolinea De Marco.
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