intermodalità
foto Pixabay

Eni ha chiesto di poter modificare il proprio progetto di potenziamento del terminal petrolifero collegato alla raffineria di Taranto, a valle del progetto estrattivo di Tempa Rossa (Basilicata), e per farlo, non ci sarà bisogno della Via (Valutazione di impatto ambientale). Approvato dalla Corte dei Conti il terminal intermodale di Gioia Tauro: una svolta che si può definire epocale.

Cosa prevede il progetto di Taranto

Il progetto di Taranto, finalizzato allo spostamento del greggio di Tempa Rossa, prevede che alle due piattaforme esistenti, utilizzate per la movimentazione dei prodotti sia finiti che semilavorati della raffineria di Taranto (circa tre milioni di tonnellate l’anno), si aggiunga una terza piattaforma. Quest’ultima consentirebbe di far attraccare navi che vanno da un minimo di 30.000 dwt (tonnellaggio di portata lorda) a un massimo di 80.000 dwt.

Durante la fase di progettazione è emerso che la collocazione di una nuova condotta per il trasporto del greggio sul pontile petroli esistente causerà un’intensificazione del lavoro delle strutture già presenti. Per questo motivo c’è bisogno di realizzare nuove opere in modo da adeguare le strutture delle piattaforme in uso.

Il progetto, per il quale i lavori dovrebbero durare otto mesi, ha ottenuto dal Mite di essere escluso dalla procedura di Via. Resta comunque la verifica di conformità alle condizioni imposte dalla Commissione tecnica per la misura dell’impatto ambientale. 

Il terminal intermodale nel porto di Gioia Tauro

Approvato dalla Corte dei Conti il terminal intermodale di Gioia Tauro, il quale rappresenta una svolta epocale, dato che il collegamento ferroviario può trasportare i container direttamente al mercato nazionale e internazionale. L’infrastruttura si estenderà per 325 mila metri quadrati, i nuovi binari avranno una lunghezza di 3.825 metri e aste da 825 metri, che permetteranno di far partire convogli fino a 750 metri.

“È il risultato finale – afferma in una nota Andrea Agostinelli, presidente dell’Autorità di sistema portuale dei Mari Tirreno Meridionale e Ionio – di una procedura assai travagliata, che ha visto la sostituzione del partner dell’ente nel project financing destinato alla realizzazione e alla gestione del gateway ferroviario e che, alla fine, si è perfezionato anche grazie alla costante, lungimirante attenzione del dipartimento per la Programmazione, Infrastrutture di trasporto a rete e i Sistemi informativi del ministero delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili”.

Al giudizio positivo della Corte dei Conti si unisce quello del Nucleo verifica e controllo dell’Agenzia per la coesione territoriale sui tempi di attuazione, i quali tra progettazione, costruzione e collaudo sono durati complessivamente quattro anni.

L’opera è costata 40 milioni di euro, di cui 20 milioni ammessi a finanziamento sui Pon Fesr reti e mobilità 2007/2013, di cui è titolare il ministero delle Infrastrutture. L’opera fa parte di un insieme di interventi inseriti nell’accordo di programma quadro “Polo logistico intermodale di Gioia Tauro”.

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