Inserire tra le priorità del Pnrr l’applicazione dei criteri del Green public procurement a tutte le procedure di acquisto di beni e servizi e nei lavori pubblici, estendere il suo campo d’azione e diffondere le attività formative. Così da rafforzare la capacità istituzionale degli enti locali per garantire l’adozione dei Criteri ambientali minimi negli appalti pubblici e incentivarne l’uso garantendo priorità nell’accesso agli investimenti del Pnrr.

Sono alcune delle proposte lanciate in occasione della presentazione del rapporto 2021 “I numeri del Green public procurement in Italia” realizzato dall’osservatorio Appalti verdi, istituito nel 2018 da Legambiente e fondazione Ecosistemi. L’analisi, illustrata il 7 ottobre nell’ambito del forum Compraverde buygreen 2021, si pone l’obiettivo di monitorare l’attività della PA e fungere da stimolo verso tutte le stazioni appaltanti in tema di Gpp e Cam.

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Il rapporto 2021: finalità e focus

Il dati del 4° rapporto indagano il processo di apprendimento all’adozione del Gpp che potrebbe favorire la conversione ecologica dell’economia, l’economia circolare, la transizione energetica e la decarbonizzazione delle attività produttive degli enti.

Il report prevede un approfondimento del grado di adozione dei Cam da parte di un campione che fa capo a quattro comparti della pubblica amministrazione: Comuni capoluogo di provincia (89), Comuni con oltre 15.000 abitanti (238), Aziende sanitarie locali (40), enti gestori delle Aree protette che hanno risposto al questionario relativo alla sezione del Gpp.

Comuni capoluogo: una visione d’insieme sull’applicazione del Gpp

Tra i Comuni capoluogo più virtuosi, con una percentuale di applicazione del 100% del Green public procurement, ci sono: Bari, Catanzaro, Ferrara, Imperia, Ravenna, Roma, Savona, Teramo.

In generale, emerge che l’83% dei Comuni capoluogo conosce il Gpp ma il 66% non effettua il monitoraggio. Tuttavia, l’attività di formazione del personale da parte delle amministrazioni sta aumentando (47%). Secondo l’indagine civica, il 26% dichiara che le maggiori difficoltà nell’applicare i Cam risiedono nell’assenza di formazione, il 24% nella stesura di bandi, il 16% nell’assenza di imprese. Il 65%, infine, porta avanti una politica plastic free.

Tra i Criteri ambientali minimi più applicati nelle gare 2020 il primo per il quale è stato verificato il grado di adozione è quello relativo alle stampanti: il 66% dei Comuni capoluogo sostiene di applicarlo. Il Cam più tradizionalmente applicato è quello sulla carta in risme (il 73% lo adotta) e il 61% lo impiega sui servizi di pulizia. Tra quelli meno applicati figurano: arredi interni (43%) e prodotti tessili (31%).

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Fonte: rapporto 2021 “I numeri del Green public procurement in Italia”.

Anche se con percentuali in crescita rispetto alla precedente rilevazione, il Cam sui servizi energetici è adottato solo dal 41% delle amministrazioni comunali capoluogo. Forti difficoltà si registrano per l’edilizia (29%). I dati relativi a questi due item sono importanti perché entrambi entreranno nella concreta attuazione di quanto previsto nell’attuazione del Pnrr.

La sezione relativa al monitoraggio dei Comuni sopra i 15.000 abitanti, delle Aziende sanitarie localie e degli enti gestori delle Aree protette fornisce un ulteriore quadro d’insieme sull’applicazione dei Cam, in cui emerge con forza l’esigenza di aumentare il monitoraggio e la formazione del personale al fine di renderli sempre più praticabili.

Comuni italiani: le fragilità del tessuto amministrativo locale

Per quanto riguarda la media dei Comuni italiani, le maggiori difficoltà nell’applicazione dei Cam risiedono nella stesura dei bandi (27%) ma la mancanza di formazione pesa soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno. Il 48% delle amministrazioni locali adotta il pastic free con una percentuale altissima nel sud Italia (94%). Stando sempre alla media nazionale, il monitoraggio del Gpp viene effettuato nel 63% dei casi anche se per il 64% il personale viene formato (81% è la percentuale dell’item testato al sud Italia).

Aziende sanitarie locali: il 90% non effettua il monitoraggio del Gpp

Tra le Asl più virtuose, con una percentuale di applicazione del 100% del Green public procurement, risultano quelle della Brianza, Rieti e Trento. Il 90% del campione preso in esame non effettua tuttavia il monitoraggio del Gpp e per il 60% non forma il personale sul tema. Non a caso, le maggiori difficoltà nell’attuazione dei Cam sono da ricercare nell’assenza di formazione (50%), seguita dalla stesura di bandi (35%). Il 60% dichiara di adottare politiche plastic free.

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Fonte: rapporto 2021 “I numeri del Green public procurement in Italia”.

Tra i Criteri ambientali minimi più applicati nelle gare 2020, figurano: prodotti elettronici (71%), carta in risme (68%), stampanti (50%). Una scarsa applicazione avviene invece sui veicoli (il 48% delle Asl non lo adotta) anche se va sottolineato che molti dei mezzi a disposizione delle Aziende sanitarie locali non rientrano tra i criteri ammissibili. Altri criteri ambientali da sviluppare, secondo il campione intervistato, si riferiscono ad attrezzature medicali (13%), riparazione delle attrezzature (5%), dispositivi medicali (13%), imballaggi nei farmaci (3%).

Aree protette: maggiori difficoltà nella stesura dei bandi

Il campione ha preso in esame 23 Parchi nazionali, 43 Parchi regionali, 26 Aree marine protette e 7 Riserve. Stando ai dati, le Aree protette italiane più virtuose nell’applicazione del Gpp risultano essere:

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Fonte: rapporto 2021 “I numeri del Green public procurement in Italia”.

Il report, in questo caso, illustra una panorama in chiaro scuro. L’83% delle Aree protette non effettua il monitoraggio del Gpp ma il 53% forma il personale sul tema. Le maggiori difficoltà nell’attuazione dei Cam risiede nella stesura dei bandi (42%). Il 75% degli enti di gestione adotta politiche plastic free. Alla domanda se vengono usati materiali sostenibili, il 46% è orientato all’impiego nella segnaletica (47%) e nella sentieristica (46%).

In linea con gli altri comparti analizzati, il Cam più adottato è quello sulla carta in risme (59%), seguito da quello sui servizi di pulizia (57%). Quelli meno applicati riguardano i prodotti tessili (il 63% non lo adotta) e sull’arredo (59%).

Legambiente e fondazione Ecosistemi affiancano ai dati proposte capaci di accelerare il processo di cambiamento in corso. Una necessità individuata è quella di introdurre la figura di un referente in tutte le pubbliche amministrazioni per aiutare l’attuazione del Gpp. In più, di rafforzare l’uso dei Cam nelle imprese pubbliche e svilupparne l’applicazione e il monitoraggio ad ampio raggio.

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Massimo Boddi
Freelance nel campo della comunicazione, dell’editoria e videomaker, si occupa di temi legati all’innovazione sostenibile, alla tutela ambientale e alla green economy. Ha collaborato e collabora, a vario titolo, con organizzazioni, emittenti televisive, web–magazine, case editrici e riviste. È autore di saggi e pubblicazioni.