Transizione energetica: successi rinnovabili, blocco dell’efficienza

Il rapporto di Irena traccia la rotta verso il 2030

L’Irena presenta i dati aggiornati sui traguardi della transizione energetica alla luce del Consensus degli Emirati Arabi Uniti: la capacità installata corre a ritmi record grazie al fotovoltaico, ma i ritardi sulle reti e lo stallo sull’efficienza rischiano di compromettere gli obiettivi climatici. Il rapporto intitolato Delivering on the Uae Consensus: tracking progress toward tripling renewable energy capacity and doubling energy efficiency by 2030, pubblicato in collaborazione con la Presidenza della Cop e la Global Renewables Alliance, scatta una fotografia dettagliata dell’andamento della transizione energetica sul piano globale ed europeo. I dati ufficiali dell’agenzia evidenziano come il raggiungimento degli obiettivi stabiliti a Dubai richieda una forte accelerazione nell’elettrificazione e negli investimenti infrastrutturali.

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Fotovoltaico trascina la crescita ma l’efficienza rallenta

La capacità complessiva di energia rinnovabile installata a livello mondiale ha raggiunto la quota di 5.155 gigawatt, grazie a un incremento annuo di 693 gigawatt che segna un tasso di crescita del 15,5%. Questo progresso ha consentito di ridurre il divario previsto per il 2030 rispetto all’obiettivo di triplicazione, portando il deficit stimato a circa 600 gigawatt rispetto al traguardo finale di 11.174 gigawatt (pari a circa 11,2 terawatt). Il fotovoltaico si conferma il vero motore di questa espansione, rappresentando quasi i tre quarti dei nuovi impianti con circa 513 gigawatt aggiunti su un totale di 2.388 gigawatt accumulati. L’energia eolica segue con 158 gigawatt di nuove installazioni, portando il totale a 1.291 gigawatt, mentre l’idroelettrico escludendo i sistemi di pompaggio si attesta a 1.296 gigawatt.

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A fronte di questi successi sul lato della generazione, il rapporto segnala un preoccupante stallo nel campo dell’efficienza energetica. Il miglioramento dell’intensità energetica globale è stato di appena il 1,7%, una cifra distante dal tasso annuo del 4% necessario per raggiungere il raddoppio stabilito dagli accordi. Di conseguenza, per recuperare il ritardo accumulato, il miglioramento richiesto per il periodo compreso tra il presente e il 2030 è salito al 5,6%. Sul fronte economico, l’impiego delle fonti rinnovabili ha permesso di evitare costi per combustibili fossili pari a circa 404 miliardi di euro ed evitato l’emissione di 8,4 gigatonnellate di anidride carbonica. Gli investimenti complessivi nella generazione pulita hanno toccato i 526 miliardi di euro, affiancati da 442 miliardi di euro destinati alle reti e alla flessibilità.

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Il ruolo dell’Unione Europea e l’impatto sulla realtà italiana

L’Unione Europea figura tra le aree geografiche più dinamiche nel processo di transizione energetica, avendo aggiunto 70 gigawatt di nuova capacità rinnovabile e portando il totale installato a 779 gigawatt, con un incremento del 10%. Per centrare il target comunitario di 1,3 terawatt fissato nell’ambito degli impegni internazionali, i Paesi membri dovranno installare una media di 97 gigawatt all’anno nel quinquennio residuo.

All’interno di questo scenario europeo, l’Italia contribuisce in maniera significativa alla trasformazione del sistema elettrico. Nel contesto continentale, le spinte tariffarie e il superamento delle crisi sui mercati del gas hanno riattivato gli investimenti in tecnologie efficienti. Sebbene le vendite mondiali di pompe di calore abbiano registrato una contrazione, il mercato europeo di cui l’Italia è uno dei mercati chiave ha iniziato una ripresa compresa tra il 10% e il 13%.

Tale crescita è favorita dal progressivo riequilibrio dei costi relativi tra elettricità e gas e dalle politiche di efficienza dell’edilizia. La penetrazione della mobilità elettrica e il potenziamento dei sistemi di accumulo rappresentano passaggi obbligati per integrare la quota crescente di generazione variabile e ridurre la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili, riducendo l’impatto dell’inflazione sui bilanci familiari e industriali.

Transizione energetica: colli di bottiglia infrastrutturali e prospettive

La costante espansione degli impianti rinnovabili si scontra con la rigidità delle infrastrutture di rete. I ritardi nelle autorizzazioni e la mancanza di un adeguato ammodernamento delle elettrodotti rischiano di creare colli di bottiglia, causando fenomeni di saturazione e tagli alla produzione. Per sostenere la quota crescente di energia solare ed eolica, la capacità di accumulo tramite batterie ha visto un balzo del 48%, con 112 gigawatt aggiunti, spinta da un calo dei costi delle batterie del 30% su base annua e del 95% rispetto al 2010.

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L’analisi dell’agenzia sottolinea come il costo del capitale rimanga l’elemento discriminante per l’accesso alle tecnologie pulite. Mentre il prezzo dei moduli e delle turbine continua a scendere, il costo finale dell’energia elettrica è determinato per oltre la metà dalle condizioni finanziarie locali e dal rischio Paese. Per accelerare il processo verso il 2030, il rapporto suggerisce l’adozione di un obiettivo globale di elettrificazione dei consumi finali pari al 35% entro il 2035, facendo leva sul ruolo chiave dei trasporti, della climatizzazione degli edifici e dei processi industriali a bassa temperatura.

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