Rotte marittime: Mediterraneo resiste, Italia sopra la media europea

Tensioni geopolitiche globali e riorganizzazione delle catene logistiche ridisegnano la mappa dei mari

I porti italiani stanno crescendo a ritmi superiori alla media europea, consolidando il proprio ruolo all’interno di un Mediterraneo che si conferma piattaforma strategica di interconnessione tra Europa, Asia e Africa. In un panorama internazionale segnato da profonde faglie geopolitiche, il commercio mondiale via mare dimostra una straordinaria capacità di adattamento. A dare massima evidenza a questa trasformazione è il 13° Rapporto annuale Italian Maritime Economy realizzato dal Centro studi Srm.

Mediterraneo
Foto di Ian Taylor su Unsplash.

La morsa geopolitica sui chokepoint

Le recenti tensioni in Medio Oriente, culminate con gli attacchi nel Mar Rosso e le criticità nello Stretto di Hormuz, hanno evidenziato la vulnerabilità delle grandi arterie marittime e la necessità di creare catene logistiche altamente resilienti. Prima che scoppiasse la crisi, lo Stretto di Hormuz rappresentava uno snodo di proporzioni colossali, accogliendo il transito del 37% del commercio mondiale di greggio, del 28% del Gpl, del 19% del Gnl, del 19% dei prodotti raffinati, del 13% dei prodotti chimici e del 9% dei veicoli. L’intera area del Golfo si configura inoltre come un serbatoio indispensabile per l’industria globale: da qui proviene circa un terzo dell’offerta mondiale di elio e fertilizzanti azotati (urea e ammoniaca), e per altre materie prime critiche la quota supera addirittura il 50%.

La chiusura quasi totale dello Stretto ha interrotto il transito di volumi pari al 10% della produzione mondiale di petrolio e al 5% di quella di gas, coinvolgendo direttamente l’1,4% della flotta di navi portacontainer a livello globale. L’inevitabile riflesso di questo blocco si è tradotto nell’impennata dei costi energetici, dei noli marittimi e dei premi assicurativi. Per rispondere a questa emergenza, i grandi colossi dello shipping hanno riorganizzato i propri servizi attraverso deviazioni di rotta, un intensificato ricorso al transhipment e l’implementazione di soluzioni intermodali ferro-gomma-mare. Con il progressivo allentamento delle tensioni, gli analisti prevedono comunque un graduale ritorno dei flussi commerciali lungo i canali tradizionali dello stretto.

Il grande riassetto globale: nuove rotte e alleanze armatoriali

La globalizzazione sta cambiando pelle, accelerata dal progressivo decoupling tra Stati Uniti e Cina. Nel corso del 2025, le importazioni statunitensi da Pechino hanno registrato una netta contrazione del 30%. Parallelamente, le importazioni americane dai Paesi dell’area Asean sono cresciute del 29%, determinando un deciso trasferimento delle produzioni manifatturiere verso nazioni come Vietnam, Thailandia e Cambogia. Dal canto suo, la Cina ha reindirizzato le proprie esportazioni verso mercati alternativi, mettendo a segno un incremento del 25,8% verso l’Africa e del 13,4% verso il Sud-Est asiatico.

Anche l’Unione Europea persegue con decisione una strategia di diversificazione commerciale attraverso accordi bilaterali con India, Mercosur e partner Asean. In questa scacchiera assume una rilevanza fondamentale il progetto dell’Imec (India-Middle East-Europe Economic Corridor), concepito per unire l’India alla Penisola Arabica e all’Europa, un corridoio che si stima possa intercettare flussi commerciali per un valore di circa 170 miliardi di euro. Nel frattempo, la rotta artica prosegue il suo sviluppo principalmente come via preferenziale per l’esportazione di Gnl russo, senza tuttavia rappresentare ancora un’alternativa strutturale al Canale di Suez.

Mediterraneo baricentro logistico e industriale tra tre continenti

Nonostante il ridotto utilizzo del Canale di Suez dovuto alle crisi geopolitiche, l’area mediterranea consolida il suo ruolo di piattaforma logistica integrata. Nel 2025, i porti container del bacino hanno movimentato oltre 72 milioni di Teu, registrando un incremento del 5,9%. Lo spazio Euro-Mediterraneo rappresenta oggi circa il 31% del commercio mondiale, per un valore economico complessivo che si aggira intorno ai 6.657 miliardi di euro. Gli scambi interni a quest’area superano i 3.854 miliardi di euro, di cui circa 437 miliardi viaggiano via mare, a dimostrazione di un’integrazione economica regionale sempre più profonda.

La crescita dei poli industriali e logistici nel Nord Africa e nell’East Med, come Tanger Med e la Suez Canal Economic Zone, sostiene la nascita di nuove catene regionali del valore. Non a caso, il traffico container intra-mediterraneo è cresciuto del 6,3% nel 2025, superando la soglia dei 3,2 milioni di Teu. Questi collegamenti di corto raggio hanno garantito la continuità delle catene logistiche europee durante i momenti più critici delle rotte oceaniche. All’interno di questa dinamica spicca la performance del porto di Tanger Med, che si attesta come primo scalo container del bacino con 11,1 milioni di Teu movimentati e un incremento del 18,8% nel 2025. Le stime di Srm proiettano la crescita del traffico container nel Mediterraneo al 15% entro il 2030, con un tasso medio annuo del 2,8%, superiore alle stime di crescita globali.

Record dell’Italia: interscambio marittimo vola, porti superano la media UE

In questo quadro di forte riorganizzazione, l’Italia si conferma una delle economie più esportatrici del Pianeta, posizionandosi al settimo posto globale nel 2025. L’interscambio commerciale complessivo del Paese ha raggiunto la quota record di 1.235,6 miliardi di euro (+3,2%), ripartito tra 643 miliardi di esportazioni e 592 miliardi di importazioni. La modalità marittima detiene un ruolo primario in questo successo, coprendo il 25% dell’interscambio nazionale in termini di valore e ben il 49% se si considerano i volumi fisici delle merci. Inoltre, la blue economy nazionale si dimostra un motore formidabile, capace di generare 76,6 miliardi di euro di valore aggiunto e di dare occupazione a oltre un milione di lavoratori.

Sotto il profilo delle performance portuali, nel 2025 le Autorità di Sistema Portuale italiane hanno movimentato ben 511 milioni di tonnellate di merci, segnando un progresso del 3,5%. Le rinfuse liquide si confermano la quota maggioritaria con 186 milioni di tonnellate, seguite dal comparto container con 132 milioni di tonnellate e dal segmento Ro-Ro con 122 milioni di tonnellate.

Il traffico container specifico ha raggiunto i 12,8 milioni di Teu (+7,1%), spinto principalmente dall’incremento del transhipment che ha segnato un vigoroso +13,3%. La centralità del sistema italiano è testimoniata anche dalla scelta delle grandi alleanze armatoriali globali di confermare gli scali della penisola all’interno delle proprie rotte chiave. L’Italia mantiene inoltre il primato europeo nello short sea shipping con ben 304 milioni di tonnellate movimentate, pari a una quota di mercato continentale del 15,6%. I principali partner commerciali via mare risultano la Turchia e la Spagna, un dato che certifica l’integrazione con i mercati dell’area Euro-Med.

Infrastrutture, transizione verde e sicurezza energetica: le sfide

Se i dati attuali mostrano performance eccellenti, lo scenario futuro impone di affrontare sfide complesse. La collocazione geografica dei porti italiani li espone inevitabilmente alle ripercussioni delle crisi internazionali. Gli scali dell’Adriatico risentono delle tensioni nel Mar Nero per quanto riguarda l’import di cereali, acciaio ed energia, mentre i porti maggiormente integrati nelle rotte transatlantiche risentono dell’andamento delle politiche commerciali statunitensi. A ciò si aggiunge l’impatto delle nuove normative ambientali dell’Unione Europea, come il sistema Ets e il regolamento FuelEU Maritime, destinati a modificare profondamente i costi operativi del cabotaggio e dello short sea shipping.

La vera partita per la competitività si gioca sulla capacità di integrare i porti con le reti ferroviarie interne. Per accelerare questa transizione verso trasporti più sostenibili, l’Italia ha stanziato incentivi significativi per il periodo 2023-2028: circa 130 milioni di euro per il sea modal shift e 122 milioni di euro per il Ferrobonus. Queste risorse si affiancano a un piano di investimenti infrastrutturali di oltre 13 miliardi di euro destinati a migliorare l’accessibilità marittima dei porti, i collegamenti dell’ultimo miglio ferroviario, la digitalizzazione e la resilienza climatica dei terminal. Infine, la sicurezza energetica rimane strettamente connessa alla stabilità dei flussi marittimi.

I rapporti commerciali con i Paesi del Golfo sono cresciuti notevolmente negli ultimi anni, con le esportazioni italiane verso Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti aumentate di oltre il 50% nell’ultimo triennio. Nel 2025, l’interscambio marittimo totale tra l’Italia e l’area del Golfo ha raggiunto i 21 miliardi di euro. Poiché il 21% delle importazioni nazionali via mare di gas e petrolio transita necessariamente dallo Stretto di Hormuz, la tutela di queste rotte e la diversificazione degli approvvigionamenti rimangono priorità assolute per preservare la solidità del sistema industriale italiano.

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