Erin Brockovich pone i data center al centro del dibattito nazionale negli Stati Uniti. Con il lancio della piattaforma Brockovich AI Data Center Reporting, l’iconica attivista ha aperto un fronte d’indagine inedito sulla sostenibilità del boom tecnologico. L’iniziativa nasce per offrire voce e strumenti alle comunità locali travolte dall’insediamento fulmineo delle infrastrutture dedicate all’intelligenza artificiale e al cloud computing. Attraverso un portale cartografico interattivo alimentato direttamente dai cittadini, il progetto mira a portare trasparenza su un’espansione industriale che spesso avviene al riparo dal controllo pubblico, documentando i consumi idrici ed energetici, l’inquinamento acustico e le ripercussioni sulle famiglie.
Erin Brockovich, icona di attivismo
Per comprendere appieno la portata di questa nuova campagna, occorre ripercorrere brevemente l’itinerario umano e professionale di Erin Brockovich. Negli anni Novanta, senza una formazione giuridica o scientifica formale ma guidata da una straordinaria determinazione, portò alla luce la contaminazione da cromo esavalente delle acque potabili della cittadina di Hinkley, in California, causata dai sistemi di raffreddamento della rete Pacific Gas and Electric Company (PG&E). La causa legale che ne seguì portò nel 1996 a un risarcimento storico da 333 milioni di dollari, trasformando l’attivista in un simbolo globale della tutela della salute pubblica contro l’opacità dei colossi industriali.
Negli anni successivi, la sua attività non si è mai fermata, spaziando dalle battaglie contro l’inquinamento da sostanze perfluororate (Pfas) nelle falde acquifere fino al supporto delle comunità colpite dal disastro ferroviario di East Palestine in Ohio. La sua filosofia metodologica è rimasta la medesima: partire dall’ascolto dei cittadini territorialmente coinvolti per aggregare dati reali e trasformare le segnalazioni disperse in una pressione politica e legale strutturata. La campagna sui data center rappresenta la naturale evoluzione di questa visione nell’era dell’intelligenza artificiale generativa.
Leggi anche Data Center e sostenibilità: il report Università di Padova-WWF traccia la rotta
Data center: analisi quantitativa della piattaforma civica
I numeri forniti dal portale ufficiale delineano un quadro di mobilitazione capillare e diffusa. Al mese di luglio 2026, la piattaforma ha registrato oltre 8.298 segnalazioni dettagliate inviate direttamente dai residenti, coprendo tutti i 50 Stati americani oltre al Distretto di Columbia e coinvolgendo ben 2.297 distinti codici di avviamento postale. L’accelerazione del fenomeno è confermata dal flusso costante di segnalazioni, con ben 558 contributi pervenuti soltanto nei trenta giorni antecedenti al 22 luglio 2026.
L’analisi della distribuzione geografica evidenzia una forte concentrazione del fenomeno in specifici snodi geografici. Il Texas guida la classifica nazionale con 1.279 segnalazioni, pari al 15,4% del totale raccolto a livello federale, seguito dalla Pennsylvania con 513 report (6,2%), dall’Ohio con 413 (5,0%), dal Michigan con 403 (4,9%), dall’Indiana con 378 (4,6%) e dalla Georgia con 352 (4,2%). La storica leadership della Virginia nella concentrazione di infrastrutture cloud si riflette in 301 segnalazioni (3,6%), affiancata dall’Illinois con 285 (3,4%).
Esaminando il dettaglio delle singole municipalità, la cittadina di Sulphur Springs in Texas registra il picco assoluto con 397 reporti cittadini, seguita da Marshall nel Michigan con 127, Spokane nello Stato di Washington con 96, e Lusby nel Maryland con 76.
Leggi anche Data Center: la nuova legge della Lombardia premia chi recupera il calore
Le criticità ambientali e finanziarie sollevate dai territori
Dall’elaborazione tematica delle testimonianze civiche emergono vettori di preoccupazione precisi e ricorrenti. Il primo fattore di pressione è rappresentato dall’impatto sulle risorse idriche, citato dal 41% dei rispondenti. I sistemi di raffreddamento evaporativo impiegati dai data center ad alte prestazioni richiedono milioni di litri d’acqua al giorno, risorsa spesso attinta direttamente dalle falde potabili locali in zone già afflitte da periodi di siccità.
Il secondo pilastro critico riguarda il carico sulla rete elettrica: la richiesta continua e massiccia di energia da parte dei cluster di calcolo costringe le società di servizi pubblici ad accendere centrali di riserva a gas naturale o fossili, incrementando l’impronta di carbonio e riversando i costi di potenziamento infrastrutturale sulle bollette dei cittadini.
A questi aspetti si aggiunge l’inquinamento acustico a bassa frequenza, generato 24 ore su 24 e 7 giorni su 7 dai grandi impianti di ventilazione e dai generatori diesel di emergenza, con conseguenti disturbi del sonno e stress psicofisico riportati dai residenti nelle zone limitrofe. Un elemento di forte contestazione politica evidenziato da Brockovich riguarda l’assenza di trasparenza preventiva: l’uso sistematico di accordi di riservatezza (Nda) stipulati tra amministrazioni locali e sviluppatori tecnologici fa sì che la cittadinanza scopra la natura e le dimensioni dei progetti soltanto all’avvio dei cantieri, quando le pratiche autorizzative risultano già concluse.
Leggi anche Data Center e AI: la sfida del raffreddamento nell’era dell’alta densità
La risposta: moratorie, referendum ed evoluzione normativa
I dati aggregati dall’iniziativa di Erin Brockovich mostrano come la consapevolezza popolare stia producendo un’ondata di reazioni legislative e giudiziarie senza precedenti. Fino al mese di giugno 2026 si contano circa 116 moratorie comunali attive negli Stati Uniti, varate per congelare le autorizzazioni urbanistiche in attesa di valutazioni di impatto ambientale più approfondite. Questa opposizione diffusa ha portato allo stallo o alla cancellazione di oltre 25 grandi progetti nel corso dell’ultimo anno, congelando investimenti previsti per oltre 286 miliardi di dollari (oltre 251 miliardi di euro).
Anche la democrazia diretta ha registrato passaggi storici. Nella città di Port Washington, nel Wisconsin, l’aprile 2026 ha visto l’approvazione con il 66% dei voti favorevoli di un referendum che vincola ogni incentivo fiscale di grande entità al preventivo consenso elettorale dei cittadini. Nel giugno 2026, gli elettori di Monterey Park, in California, hanno votato a favore di un bando permanente per la costruzione di data center sul proprio territorio comunale con una maggioranza schiacciante dell’88%.
A livello statale si registrano importanti riforme: la Florida ha promulgato la legge CS/CS/SB 484 che vieta l’addebito dei costi infrastrutturali dei data center sui clienti residenziali e impone l’uso di acque riciclate per il raffreddamento. L’Oklahoma ha approvato il Data Center Consumer Ratepayer Protection Act (HB 2992), mentre il Maryland ha introdotto con la norma HB 270 un’indagine conoscitiva obbligatoria sull’impatto idrico ed energetico di queste strutture. La piattaforma promossa da Brockovich si conferma dunque uno strumento dinamico capace di ridefinire il rapporto tra sviluppo tecnologico e tutela dei diritti primari delle comunità.
Leggi anche Ansaldo Energia vola in Texas: maxi-ordine da 8 turbine per i data center dell’Intelligenza Artificiale
Per ricevere quotidianamente i nostri aggiornamenti su energia e transizione ecologica, basta iscriversi alla nostra newsletter gratuita
e riproduzione totale o parziale in qualunque formato degli articoli presenti sul sito.















