Con tassi vicini al 19%, in Italia la percezione di disagio si allinea quasi perfettamente al rischio statistico di povertà. Il dato contrasta nettamente con i divari estremi osservati in Grecia e Bulgaria. Lo riferisce la recente ricerca di Eurostat, secondo cui il set di dati (relativi al 2024) sulla povertà soggettiva nell’Unione Europea rivelano un quadro complesso, con il nostro Paese che si distingue per un fenomeno particolare: l’estremo allineamento tra la povertà soggettiva (la percezione di essere poveri) e il tasso di rischio di povertà (la misura statistica basata sul reddito).

A livello UE, la povertà soggettiva ha toccato il 17,4%, in calo di 1,7 punti percentuali rispetto al 2023. L’Italia si colloca al di sopra della media europea per entrambi gli indicatori, registrando: povertà soggettiva con un valore vicino al 19% e rischio di povertà anch’esso vicino al 19%.
Povertà, l’Italia nel contesto europeo
Il divario tra le due misure è risultato quasi nullo in Italia, con una differenza minima di -0,2 punti percentuali (dove il rischio statistico è marginalmente superiore alla percezione). Questo fenomeno è condiviso solo da Malta, dove il divario è +0,2 pp.
L’allineamento dei due tassi suggerisce che la percezione del disagio economico in Italia è fortemente radicata e riflette con accuratezza la situazione reddituale oggettiva, a differenza di Paesi come la Grecia, dove la percezione (66,8%) supera di 47,2 pp il rischio statistico (19,6%).
Il Sud e l’Est Europa: maggior disagio percepito
L’Italia si inserisce nel contesto dei Paesi del Sud ed Est Europa che registrano livelli più elevati di persone che si considerano soggettivamente povere. A differenza della Grecia e della Bulgaria, che mostrano divari significativi tra percezione e rischio, l’Italia, pur con tassi elevati, presenta un’uniformità.
In totale, 16 Paesi dell’UE hanno registrato una quota di povertà soggettiva superiore al rischio statistico. Il divario positivo maggiore risiede in Grecia (+47,2 pp); il divario negativo maggiore è in Estonia (-10,4 pp), dove il rischio è molto più alto della percezione. In Italia, come segnato, il divario è quasi inesistente (-0,2 pp).
Disparità interne: donne, giovani e istruzione
Sebbene i dati specifici italiani per genere e istruzione non siano isolati, il Paese contribuisce alle tendenze europee. A livello UE, l’istruzione è il fattore di disuguaglianza più marcato. I cittadini con un basso livello di istruzione sono risultati soggettivamente poveri in misura tre volte superiore (27%) rispetto a quelli con un alto livello di istruzione (8,5%). Questo divario strutturale è probabilmente riscontrabile anche in Italia, data la vicinanza tra la povertà percepita e quella statistica.
In linea con la tendenza europea, anche in Italia la povertà soggettiva è stata più alta tra le donne (17,8% UE) rispetto agli uomini (17% UE), in quanto la disuguaglianza di genere è stata riscontrata in tutti i Paesi ad eccezione di Germania e Paesi Bassi.
Riguardo l’età, la fascia sotto i 18 anni è quella più vulnerabile a livello europeo (20,6%), ma in una decina di Paesi, soprattutto dell’Est, il disagio è maggiore tra gli over 65.
Leggi anche Povertà energetica un fenomeno che non si arresta
Per ricevere quotidianamente i nostri aggiornamenti su energia e transizione ecologica, basta iscriversi alla nostra newsletter gratuita
e riproduzione totale o parziale in qualunque formato degli articoli presenti sul sito.

















