Il mercato globale del petrolio sta affrontando una crisi senza precedenti che, contrariamente alle attese, non accenna a stabilizzarsi ma mostra i segni di ulteriore deterioramento nel sistema della raffinazione. Secondo l’ultimo whitepaper di Rystad Energy, la situazione dell’offerta è peggiorata drasticamente, con una complessità di risoluzione che i mercati non sembrano ancora aver pienamente prezzato. Il cuore del problema risiede nello Stretto di Hormuz, dove le interruzioni delle forniture hanno raggiunto livelli critici, portando la produzione dell’area mediorientale a circa 14,3 milioni di barili al giorno, un volume inferiore di quasi 3 milioni rispetto a marzo e di oltre 13 milioni rispetto ai livelli pre-conflitto.

Il paradosso del cessate il fuoco e il blocco navale
Nonostante l’accordo per il cessate il fuoco raggiunto l’8 aprile, il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz non è migliorato, anzi è peggiorato in modo contro-intuitivo. La mancanza di intese sulle effettive condizioni di accesso e la persistenza del blocco navale statunitense sui porti iraniani hanno quasi azzerato i flussi rimanenti. Sebbene porti alternativi come Yanbu, Fujairah e Ceyhan stiano operando ai massimi storici, la loro capacità combinata di 6,8 milioni di barili al giorno non è minimamente sufficiente a coprire l’ammanco di oltre 16 milioni di barili che normalmente transitavano per lo stretto.
Anche nell’ipotesi di una risoluzione rapida della crisi politica, le analisi indicano che i flussi non tornerebbero alla normalità prima di luglio, richiedendo ulteriori mesi affinché il greggio raggiunga i porti di destinazione per la raffinazione.
Il collasso dei margini di raffinazione in Europa
In questo scenario di estrema scarsità, il benchmark Brent fisico (dated brent) ha raggiunto premi record, arrivando a costare oltre 23 euro al barile rispetto ai contratti future. Questo differenziale, unito a costi di nolo cresciuti di circa 9-14 euro al barile, ha completamente cancellato i margini di profitto delle raffinerie europee.
Le aziende del settore si trovano costrette a onorare contratti a lungo termine mentre devono reperire la materia prima sul mercato spot a prezzi proibitivi. Il risultato è drammatico: i margini variabili per le raffinerie europee sono crollati dai circa 28 euro toccati a marzo a pochi euro al barile, portando molte strutture a considerare tagli alla produzione o la chiusura totale degli impianti.
La fuga dei prodotti raffinati verso l’Asia
Oltre alla perdita di greggio mediorientale, l’Europa sta subendo un secondo shock: la deviazione dei prodotti raffinati verso i mercati asiatici. Per la prima volta nelle serie storiche, il saldo netto dei prodotti raffinati nei porti europei è diventato negativo. Benzina, diesel e carburante per aerei vengono attirati verso est dai prezzi più elevati praticati a Singapore, lasciando l’Europa sguarnita proprio nel momento in cui le scorte dovrebbero essere accumulate per la stagione estiva.
Invece di crescere, le riserve europee stanno diminuendo. Si è creato così un circolo vizioso in cui il continente ha un disperato bisogno di prodotti finiti, ma le raffinerie locali riducono la produzione perché l’acquisto del greggio fisico ai prezzi attuali non è economicamente sostenibile.
Rystad Energy: prospettive di una correzione violenta dei prezzi
Il mercato si trova ora davanti a due strade per ristabilire l’equilibrio: una drastica riduzione del prezzo del greggio fisico, che appare improbabile nel breve termine, oppure un aumento violento dei prezzi dei prodotti finiti per l’utente finale. Rystad Energy avverte che più a lungo durerà la pressione sui margini di raffinazione, più brusca sarà la correzione necessaria sui prezzi alla pompa.
La cosiddetta distruzione della domanda si sta già manifestando, ma non nel modo auspicato per stabilizzare il sistema. Sta colpendo la capacità produttiva stessa, rendendo una carenza di carburanti durante l’estate un’ipotesi sempre più concreta se le condizioni attuali dovessero protrarsi oltre il mese di aprile.
Leggi anche Petrolio, blocco dello Stretto di Hormuz innesca lo shock dell’offerta
Per ricevere quotidianamente i nostri aggiornamenti su energia e transizione ecologica, basta iscriversi alla nostra newsletter gratuita
e riproduzione totale o parziale in qualunque formato degli articoli presenti sul sito.













