Consumo suolo, drammatico scatto: oltre 83 kmq di cemento

Rapporto Snpa evidenzia ritmo insostenibile

L’Italia continua a perdere suolo a un ritmo allarmante. È l’evidenza più drammatica che emerge dall’edizione 2025 di Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici, l’autorevole rapporto redatto dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (Snpa). Gli ultimi dati mostrano un incremento del consumo di suolo, che accelera significativamente rispetto all’anno precedente. La trasformazione di territorio agricolo e naturale in aree artificiali si è mantenuta stabilmente ben al di sopra dei due metri quadrati al secondo.

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Foto di Clay Banks su Unsplash.

In un solo anno, la copertura artificiale ha riguardato oltre 83 chilometri quadrati, segnando un aumento del 15% rispetto al 2023. Un ritmo che il rapporto stesso definisce non sostenibile, legato all’assenza di interventi normativi efficaci in gran parte del Paese o all’attesa della loro attuazione.

Assalto alle periferie urbane e alle pianure

Il consumo di suolo non è distribuito in modo uniforme, ma si concentra in aree strategiche che subiscono una pressione insediativa e infrastrutturale crescente. Il monitoraggio Snpa conferma la criticità nelle zone periurbane e urbane, dove si registra un continuo e significativo incremento delle superfici artificiali e un aumento della densità del costruito a scapito delle aree agricole e naturali.

L’analisi territoriale evidenzia come i comuni di cintura (quelli che circondano i centri principali) siano sede di oltre il 47% del consumo di suolo nazionale, indipendentemente dalla loro dimensione demografica. I processi di trasformazione riguardano prevalentemente le aree costiere e le pianure, intervenendo sui suoli più fertili d’Italia.

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Tra i 30 comuni con più di 100.000 abitanti con la maggiore percentuale di suolo consumato, spiccano i centri storici e industriali. I primi tre in classifica sono Torino (65,21%), Napoli (63,68%) e Milano (58,72%), seguiti da Pescara (51,60%) e Padova (50,42%).

Consumo di suolo: nuovi fattori di pressione

Tra le cause che guidano il recente consumo di suolo, emergono con forza l’espansione dei poli logistici e la realizzazione di grandi impianti per la produzione di energia. Il report segnala in particolare il notevole aumento dell’installazione di impianti fotovoltaici a terra tra il 2023 e il 2024.

A livello nazionale, questa tipologia di consumo, classificata come reversibile, rappresenta in media il 20,3% del consumo totale. Tuttavia, il dato è sbilanciato da picchi regionali impressionanti:

  • Lazio: il 56,5% delle nuove superfici consumate è attribuibile a impianti fotovoltaici.
  • Sardegna: la percentuale è del 43,3%.
  • Molise si attesta al 41,3%.
  • Basilicata e Sicilia registrano entrambe il 34%.

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Questi dati rendono evidente la necessità di bilanciare gli obiettivi di transizione energetica con l’irrinunciabile tutela del suolo, promuovendo soluzioni come l’agrivoltaico e l’installazione su tetti di fabbricati agricoli.

Il costo nascosto: perdita di servizi ecosistemici e degrado

L’artificializzazione del suolo comporta una perdita consistente di servizi ecosistemici e un aumento dei cosiddetti costi nascosti dovuti alla crescente impermeabilizzazione. La perdita di funzioni naturali ha un impatto diretto sulla capacità del territorio di regolare i cicli naturali, come quello idrologico, esacerbando i rischi in un Paese ad alta fragilità ambientale.

Il rapporto conferma che il consumo di suolo interviene anche in aree a rischio: zone di pericolosità per frane e alluvioni; zone a rischio sismico; aree protette e aree vincolate per la tutela paesaggistica.

Inoltre, il rapporto valuta il degrado del suolo legato al declino della produttività, stimando che il 12,5% del territorio italiano è degradato, per la maggior parte in forma moderata (10,4%). Le regioni con i valori di degrado più preoccupanti sono il Lazio (3,8%), la Sicilia (3,7%) e la Sardegna (2,1%), con le isole che mostrano un rischio di desertificazione elevato per quanto riguarda il declino della produttività del suolo.

La domanda di una Legge nazionale per l’azzeramento netto

La tutela del suolo, risorsa fondamentale, è un imperativo richiamato a livello europeo dal Green deal, dalla Strategia europea per il suolo per il 2030 e dalla recente proposta di direttiva europea per il monitoraggio e la resilienza del suolo. A livello nazionale, la Legge costituzionale n. 1/2022 ha introdotto la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi tra i principi fondamentali della Repubblica (Art. 9).

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Di fronte a questo quadro normativo e alla continua accelerazione del consumo, il Snpa ribadisce l’importanza di arrivare all’approvazione di una legge nazionale sul consumo di suolo che affermi i principi fondamentali di riuso, rigenerazione urbana e azzeramento del consumo di suolo netto.

L’azzeramento del consumo netto non è solo un obiettivo ambientale, ma anche una misura chiave per l’adattamento al cambiamento climatico e per il raggiungimento dei target previsti dall’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile. Gli strumenti attuali, evidenzia il report, non hanno ancora mostrato l’auspicata efficacia, rendendo indispensabile fornire ai Comuni e alle Città Metropolitane indicazioni chiare e strumenti utili per invertire la rotta.

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Cresce il consumo di suolo non la popolazione: il commento di Slow food Italia

In un’Italia dove la popolazione diminuisce, l’unica cosa che continua a crescere è il consumo di suolo – sottolinea in una nota Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia–. “Cresce perché ogni nuovo metro quadrato costruito porta soldi nelle casse dello Stato o degli enti locali, attraverso gli oneri di urbanizzazione. Ma il suolo non è una voce da inserire in bilancio: è un bene pubblico da proteggere. Serve un censimento di tutte le costruzioni e infrastrutture abbandonate che possono essere riconvertite: oggi le coperture artificiali occupano il 7,17% del territorio italiano, quasi il doppio della media europea. Non è affatto poco, se pensiamo che solo il 23,2% dell’intero territorio nazionale è pianeggiante e che oltre un terzo è montano. Ci sono regioni, la Lombardia, il Veneto e la Campania, dove più di un decimo del suolo è già consumato. Il nostro futuro è nel suolo, non sprechiamolo“.

Slow food Italia sottolinea la necessità di “soluzioni immediate”, “consapevolezza e “senso di responsabilità da parte di tutti”.

Contesto in cui l’associazione sottolinea come: “il parlamento europeo ha approvato (il 23 ottobre n.d.r.) la direttiva sul monitoraggio del suolo, che vincola gli stati membri ad agire per migliorare la resilienza del suolo. Un passo significativo, che stimola ad agire al più presto e che dimostra l’urgenza di decisioni coraggiose”.


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