Spesa energetica dei comuni, perché non agire sull’IVA

Il commento dell'ing. Ege Roberto Gerbo

Il Presidente del Consiglio in questi giorni ha ufficializzato uno stanziamento particolare di circa 530 mil € per sostenere i Comuni nel pagare le bollette energetiche soggette a elevati incrementi tariffari.

Una misura che vuole sopperire al caro bollette ma che presenta sempre alcuni aspetti farraginosi. Perché invece non agire direttamente sull’IVA?

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“Lo Stato per la PA applica, specie in un contesto particolare e si spera limitato, l’IVA (si pensi ad esempio a Iva su IP al 22%), non sarebbe più facile ridurre la spesa alla fonte piuttosto che incassare IVA e poi fare stanziamenti extra a Comuni?” Si chiede l’esperto in gestione energia con una partecipazione in passato anche ad incarichi pubblichi nel suo comune di residenza Roberto Gerbo.

Qual è la reale spesa energetica dei comuni

“Al riguardo ritengo doveroso richiamare del nostro studio” spiega Gerbo, “presentato in un convegno on line a luglio 2021 con la partecipazione di ENEA e FIRE e su questa rivista che ha:

  • analizzato la reale spesa energetica e ambientale degli 8000 comuni italiani 15 miliardi €/anno di spesa ambientale ed energetica (dati riferiti all’esercizio 2019 prima quindi dell’aumento tariffe),
  • definito differenziati e affidabili target unitari cosa che da tempo lo Stato non quantifica;
  • consentito per ogni comune di individuare in anticipo lo scostamento da target e il risparmio da perseguire.

Un risparmio di almeno 4,5 miliardi €/anno

Uno studio che ha mostrato dati alla mano come complessivamente nei Comuni italiani sia possibile risparmiare a cominciare dal ridurre gli sprechi per 4,5 miliardi €/anno.
In tale contesto la spesa energetica ammontava a circa 2,8 miliardi €/anno e il risparmio 0,8 miliardi €/anno. Guardando ai dati attuali parliamo di presumibilmente di un dato raddoppiato o anche triplicato in proporzione all’andamento delle tariffe.

I risconti delle istituzioni all’indagine promossa

L’indagine è stata sottoposta attraverso vari canali alle istituzioni spiega l’ing. Gerbo: “Purtroppo nessuna di quelle interpellate tra cui la stessa Presidenza del Consiglio, l’allora Ministero dello sviluppo economico e il Ministero della Transizione ecologica hanno dato riscontri. Un peccato vista anche la situazione attuale. Sulla base di quelli che sono dati certi e pubblici si sarebbe potuto attuare ad esempio un programma triennale di rientro nei target dei Comuni “spreconi”. Si tratta di una metodologia, di bassissimo costo di applicazione, facilmente estendibile ad altre aree della PA (es ospedali, tribunali, ecc.,)”.

“Come cittadino dispiace che in un momento tanto difficile si sprechino risorse economiche da destinare a sviluppo. Indirettamente si assistono così i Comuni inefficienti e ancora più si va contro la transizione energetica vera, tanto dichiarata. Una transizione che dovrebbe perseguire prioritariamente la riduzione degli sprechi”.

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Giornalista, video maker, sviluppo format su più mezzi (se in contemporanea meglio). Si occupa di energia dal 2009, mantenendo sempre vivi i suoi interessi che navigano tra cinema, fotografia, marketing, viaggi e... buona cucina. Direttore di Canale Energia; e7, il settimanale di QE ed è il direttore editoriale del Gruppo Italia Energia dal 2014.