Italia del mattone: 46% degli immobili resta nelle classi peggiori

Efficienza energetica e patrimonio immobiliare

Circa un immobile residenziale su due continua a consumare troppa energia, posizionandosi ai livelli più bassi della scala di efficienza. A certificare la fragilità strutturale del patrimonio edilizio italiano è l’ultima elaborazione curata da Saie – La Fiera delle Costruzioni: progettazione, edilizia, impianti su dati Siape, il sistema informativo sviluppato da Enea. L’analisi rivela come quasi la metà degli attestati di prestazione energetica (Ape) richiesti nel 2025, esattamente il 46%, sia ricaduto nelle due fasce prestazionali peggiori, la F e la G. Una criticità accentuata dal contestuale arretramento delle abitazioni ad altissimo risparmio energetico: solo l’11% delle certificazioni ha infatti raggiunto la classe A, registrando un netto calo rispetto all’anno precedente.

immobili
Foto di Pict4life su Unsplash.

Immobili italiani: classe F assorbe il 22%

Il quadro complessivo del Paese emerge con chiarezza attraverso il monitoraggio costante del parco immobiliare. Dal 2019, anno che ha preceduto l’introduzione della stagione del Superbonus, ad oggi figurano registrati in Italia quasi 7 milioni di Ape. Soltanto nel corso del 2025 le domande hanno toccato quota 1,3 milioni, mettendo a segno un incremento del 6,4% rispetto al 2024. All’interno di questo volume di analisi, le abitazioni meno efficienti continuano però a fare la parte del leone.

La classe F assorbe il 22% del totale, mentre la classe G arriva al 24%, segnando nel loro insieme una crescita di due punti percentuali su base annua. Sul versante opposto, l’insieme delle fasce ad alte prestazioni, che va dalla A1 fino alla A4, scende all’11% complessivo con la sola A4 ferma al 4,4%, rimarcando una contrazione evidente rispetto al 14% toccato nel 2024.

L’analisi territoriale riflette la frattura di un Paese che si muove a ritmi del tutto disomogenei. Nel corso del 2025 le quote più elevate di certificazioni virtuose, considerando il blocco completo dalla A1 alla A4, si sono concentrate nel Nord e nelle isole. La Valle d’Aosta si attesta in cima alla graduatoria con il 20%, seguita a stretto giro dalla Provincia autonoma di Bolzano con il 18,7% e dalla Lombardia con il 18%. Valori analoghi e positivi si riscontrano nella Provincia autonoma di Trento con il 18%, nel Veneto con il 16% e in Sardegna con il 14%.

La mappa: classi F e G, vetta massima in Campania, 61%

La mappa del ritardo energetico si rivela prevalentemente nel Centro-Sud. L’incidenza delle classi F e G raggiunge la vetta massima in Campania con il 61%, seguita dal Lazio e dalla Toscana al 59%, dalla Basilicata al 57%, dal Molise al 56%, dalla Puglia al 55% e dall’Umbria al 54%.

Il divario diviene ancora più marcato scendendo nel dettaglio delle singole realtà provinciali. Tra le aree geografiche capaci di esprimere le percentuali più alte di certificazioni in classe A spiccano Sondrio con il 30%, Brescia con il 25%, Bergamo con il 20,2%, Ascoli Piceno con il 20% e Monza e Brianza con il 18%. Sul versante diametralmente opposto, il peso degli immobili energivori tocca le vette più critiche nei territori di Isernia, Rieti ed Enna, dove la somma di F e G raggiunge la quota del 70% degli Ape registrati. Valori estremamente elevati e superiori ai due terzi del totale si riscontrano anche a Massa-Carrara con il 66%, Viterbo con il 65%, Frosinone con il 65% e Napoli con il 65%. Negli ultimi anni la spinta decisiva per provare a invertire la rotta è arrivata dalla stagione degli incentivi fiscali.

Bianchi (Saie): “La filiera delle costruzioni ha un ruolo decisivo”

Secondo le stime recenti elaborate da Nomisma, il meccanismo dei bonus edilizi ha consentito all’Italia di tracciare una traiettoria concreta, raggiungendo il 56% degli obiettivi fissati al 2030 dalla Direttiva europea Case Green. Una spinta fondamentale per avviare uno svecchiamento ormai ineludibile degli immobili, che tuttavia rischia di non bastare. In assenza di una pianificazione attuativa definita e di un flusso costante e strutturato di risorse finanziarie, il percorso di transizione corre il pericolo di subire una battuta d’arresto proprio nella fase in cui si renderebbe necessario accelerare i tempi.

Sulla situazione del patrimonio nazionale si è espresso nella nota stampa Emilio Bianchi, direttore generale di Saie, spiegando come i dati Siape mostrino la fotografia di un settore residenziale ancora fortemente energivoro e condizionato da un ritardo di natura strutturale. Il direttore generale ha evidenziato come il ciclo dei bonus abbia scalfito solo in parte questa condizione, che oggi si misura con la volatilità dei prezzi dell’energia e con le norme europee che alzano costantemente i parametri minimi richiesti.

In questo contesto, Bianchi ha sottolineato il ruolo riservato al comparto delle costruzioni: “La riqualificazione è un investimento che genera un effetto domino su produttività, occupazione e valore degli immobili. Servono però innovazione, tecnologie e competenze diffuse per renderla scalabile”.

Il dibattito e il confronto sulle strategie da adottare per il futuro dell’edilizia e dell’efficientamento energetico troveranno il loro spazio di riferimento in occasione della 60° edizione di Saie – La Fiera delle Costruzioni, in programma negli spazi espositivi di BolognaFiere dal 7 al 10 ottobre.

Leggi anche Bonus edilizi e immobili, le nuove sfide d’efficienza energetica


Per ricevere quotidianamente i nostri aggiornamenti su energia e transizione ecologica, basta iscriversi alla nostra newsletter gratuita

Tutti i diritti riservati. E' vietata la diffusione
e riproduzione totale o parziale in qualunque formato degli articoli presenti sul sito.
Redazione
Un team di professionisti curioso e attento alle mutazioni economiche e sociali portate dalla sfida climatica.