Il bilancio energetico italiano del primo semestre 2025 lancia un segnale preoccupante per la decarbonizzazione del Paese. Nonostante le ambizioni di transizione energetica, i dati mostrano un aumento marginale dei consumi di energia primaria, una ripresa delle emissioni di CO2 e un crollo dell’indice Enea Ispread (Indice sicurezza energetica, prezzi energia, decarbonizzazione), che si attesta al minimo della serie storica. Un quadro che impone una riflessione urgente sulle strategie future.
Consumi in salita: dominio del gas e frenata rinnovabili
Secondo i dati contenuti nell’analisi trimestrale del sistema energetico a cura di Enea, i consumi di energia primaria in Italia hanno registrato un aumento marginale nel primo semestre 2025. Questo incremento è stato trainato principalmente dal gas naturale, i cui consumi sono cresciuti del 6%, spinti da una maggiore domanda della termoelettrica (+19%) e da un clima più rigido nel primo trimestre.
Contemporaneamente, si osserva una flessione dei consumi di petrolio e prodotti petroliferi (-2%). Il dato più critico riguarda però le fonti rinnovabili, che segnano un calo complessivo del 3%. A pesare è soprattutto la produzione idroelettrica, diminuita del 20% rispetto all’anno precedente, e una flessione dell’eolico. A parziale compensazione, il solare ha continuato la sua crescita robusta, con un aumento del 20%.
Analizzando i settori di consumo, si nota una contrazione nei trasporti (-1%), mentre un aumento si registra nel civile (+3%), attribuibile alla maggiore domanda di gas per riscaldamento e all’aumento della domanda elettrica nel terziario. La domanda elettrica complessiva è cresciuta solo dello 0,3%, confermando una sostanziale stagnazione nel grado di elettrificazione dei consumi.
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Emissioni e prezzi energetici: trend negativo e aumenta divario
L’incremento dell’utilizzo delle fonti fossili (+1,5% nel semestre) ha avuto un impatto diretto sulle emissioni di CO2, che sono aumentate dell’1,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Questo dato segna un preoccupante ritorno al trend di ripresa iniziato nell’ultimo trimestre 2024, invertendo la tendenza di calo che aveva caratterizzato gli ultimi due anni e mezzo. Anche le emissioni calcolate sull’anno scorrevole hanno registrato un aumento dell’1,2%.
La decarbonizzazione si conferma la dimensione più problematica della transizione energetica italiana. Per raggiungere gli obiettivi prefissati, nei prossimi cinque anni il tasso medio annuo di riduzione delle emissioni di CO2 dovrebbe attestarsi a circa il 6%, un obiettivo ambizioso che è più del doppio del calo medio annuo registrato nell’ultimo quinquennio. Questo gap evidenzia la necessità di accelerare drasticamente gli sforzi in questo campo.
Sul fronte dei prezzi dell’energia e della competitività, il primo semestre 2025 ha consolidato un preoccupante allargamento dello spread tra il prezzo dell’elettricità sulla Borsa italiana (media semestrale di 120 euro/MWh) e quello dei principali mercati europei (91 euro/MWh in Germania, 62 euro/MWh in Spagna, 67 euro/MWh in Francia). Questo divario incide pesantemente sulla competitività delle industrie energy intensive italiane, la cui produzione rimane inferiore di oltre il 10% rispetto a quella dell’intera industria manifatturiera, già sui minimi di lunghissimo periodo. L’aumento dei prezzi zero e della volatilità nel mercato elettrico italiano, seppur in misura inferiore rispetto alla Germania (dove le ore con prezzi zero o negativi hanno raggiunto il 12%), conferma il ruolo ancora predominante del gas nella fissazione dei prezzi sul mercato all’ingrosso.
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Sicurezza energetica nel percorso di decarbonizzazione: luci e ombre
Per quanto riguarda la sicurezza energetica, nonostante la ripresa dei consumi, il sistema gas ha mantenuto un margine di adeguatezza decisamente superiore ai livelli critici raggiunti negli ultimi dieci anni. Questo è dovuto al fatto che la punta di domanda giornaliera è rimasta su livelli inferiori ai massimi storici.
Un segnale positivo arriva dall’offerta: l’entrata in funzione del rigassificatore di Ravenna ha portato, negli ultimi due mesi del semestre, le importazioni di Gnl a superare il gas algerino come prima fonte di approvvigionamento italiana (al 35% del totale). Questo rafforza la diversificazione delle fonti di approvvigionamento del Paese.
In sintesi, il primo semestre 2025 dipinge un quadro complesso per la transizione energetica italiana. Se da un lato si intravedono segnali positivi nella sicurezza degli approvvigionamenti, dall’altro la ripresa dei consumi fossili e l’aumento delle emissioni di CO2, unitamente al divario nei prezzi energetici, rappresentano sfide significative che richiedono un’azione decisa e coordinata per invertire la rotta e accelerare verso un futuro energetico più sostenibile.
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