Dietro la presunta “immaterialità” dell’intelligenza artificiale e del cloud si cela un’infrastruttura fisica imponente e vorace. A fare i conti con la realtà è il nuovo studio indipendente curato dall’Osservatorio Energia, intitolato “Data center in Italia: quanto ci costerà la corsa all’AI? Energia, acqua, aria, campi elettromagnetici e territorio: rischi e impatti nello scenario 2030–2035”.
Il rapporto accende i riflettori su una crescita esponenziale che rischia di mettere a dura prova il sistema energetico e i territori del Paese, evidenziando la necessità urgente di stabilire regole chiare e lungimiranti.
Da 5 a quasi 79 GW: la febbre delle connessioni di rete
La portata del fenomeno è ben fotografata dalle richieste di connessione alla rete elettrica presentate a Terna: passate da circa 5 GW a fine 2023 a ben 78,8 GW a gennaio 2026. C’è però una distanza abissale tra le richieste sulla carta e i progetti reali, tant’è che a fine 2025 risultavano contrattualizzati appena 1,53 GW.
Per orientarsi in questo scenario complesso, l’Osservatorio ha elaborato quattro modelli previsionali al 2030 e al 2035. I dati mostrano che nel 2035 i data center potrebbero arrivare ad assorbire tra i 26,2 e i 189,4 TWh all’anno, pari a una forbice dal 6,9% al 34,9% della domanda elettrica italiana. Nello scenario centrale-alto (denominato B), il fabbisogno salirebbe a 51,4 TWh, coprendo il 12,7% del totale nazionale.
«La questione non è essere favorevoli o contrari ai data center – sottolinea Claudio Pini, presidente di Osservatorio Energia –: è capire quanti il nostro sistema energetico possa sostenerne, dove sia opportuno realizzarli e come evitare che una parte dei costi venga trasferita sulle imprese e sulle famiglie».
Non solo elettricità: i costi nascosti tra acqua, suolo e reti
L’impatto dei mega-hub digitali non si esaurisce con l’energia elettrica. Lo studio evidenzia tre criticità principali:
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Consumo idrico: Entro il 2035, il fabbisogno diretto d’acqua per il raffreddamento potrebbe raggiungere 17,5–88,3 milioni di metri cubi all’anno.
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Consumo di suolo: La nuova capacità infrastrutturale richiederà complessivamente tra i 1.150 e i 4.950 ettari, a seconda dell’effettivo sviluppo dei progetti.
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Costi di rete e bollette: Chi pagherà gli enormi investimenti per adeguare le infrastrutture elettriche? Il rapporto guarda all’esperienza della Virginia (USA), dove la forte concentrazione di data center ha reso necessarie nuove tariffe per i grandi consumatori per tutelare i cittadini.
Le criticità invisibili: generatori d’emergenza e campi elettromagnetici
Lo studio spinge l’analisi su aspetti spesso trascurati dal dibattito pubblico, come l’uso dei grandi generatori diesel di emergenza. In caso di blackout prolungati, il loro funzionamento simultaneo – con una potenza di combustione superiore a 150 MW termici – può generare picchi emissivi di NOx preoccupanti, soprattutto in aree già vulnerabili come la Pianura Padana.
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del futuro
Attenzione viene posta anche sui campi magnetici a 50 Hz generati da trasformatori, cabine e circuiti dei grandi campus, suggerendo valutazioni rigorose in prossimità dei centri abitati.
La proposta: definire le regole prima della grande crescita
Per l’Osservatorio Energia l’obiettivo non è frenare la digitalizzazione, ma selezionare i progetti premiando la sostenibilità. Tra i criteri proposti figurano l’efficienza energetica e idrica, la flessibilità dei consumi, il recupero del calore di scarto, l’utilizzo di aree industriali dismesse e una valutazione cumulativa degli impatti territoriali.
«L’Italia ha ancora la possibilità di stabilire regole chiare prima che il fenomeno raggiunga dimensioni molto maggiori – conclude Pini – definendo criteri certi su efficienza, consumo di suolo e costi di rete».
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