efficienza energetica edifici Superbonus

La sfida sociale e dell’innovazione passa anche dalle politiche di efficienza energetica, ma c’è il rischio che ne vengano esclusi proprio quei luoghi dove il diritto ad un’abitazione dignitosa rimane un’utopia. Risolvere in modo strutturale le disuguaglianze dunque, soprattutto perché degrado e povertà energetica coinvolgono oltre 2,2 milioni di famiglie. La crisi del gas ha certamente acuìto il problema a cui il Governo ha provato a far fronte con i diversi bonus, ma secondo Legambiente, per ridurre la povertà energetica e le disuguaglianze occorre un contrasto preventivo e non “riparativo”.

Il rapporto Civico 5.0 Legambiente

In questa edizione del rapporto “Il diritto di vivere in classe A” di Legambiente, attraverso la campagna Civico 5.0, si continua a raccontare l’inefficienza nella quale vivono milioni di famiglie italiane.

I risultati della campagna di Legambiente raccontano lo stato di efficienza del patrimonio edilizio italiano, che ha coinvolto sette città in cinque regioni e nove quartieri, che si aggiungono a quelli della scorsa edizione. Sono rispettivamente: il Corvetto a Milano, dove sono in atto processi di rigenerazione; l’Isolotto a Firenze; San Giovanni a Teduccio a Napoli, dove è sorta la prima comunità energetica rinnovabile e solidale in Italia; il Quarticciolo, Casilino 23 e Villa dei Gordiani a Roma, Villaggio Kennedy a Piazza Armerina; Viale Autonomia a Caltagirone e Via Turati a Caltanisetta.

Secondo Legambiente, di fronte alla crisi delle famiglie italiane in merito alla spesa per la bolletta, nessuna politica strutturale è stata messa in campo in questi mesi.

Osserva Katiuscia Eroe, responsabile Energia di Legambiente: “Conoscere i territori, i quartieri e le loro problematicità è il primo passo per la loro transizione: chi si occupa dell’abitare nello spazio pubblico e privato ha una grande responsabilità, quella di ridefinire in maniera strutturale la politica energetica e abitativa di questo Paese, riducendo le asimmetrie e le disuguaglianze fra aree geografiche e persone”.

“Eppure, continua Eroe, nell’ultimo anno il Superbonus, l’incentivo più generoso al mondo, è stato mal gestito, attaccato e rimodulato, con una riduzione della platea e delle opportunità, mettendo a nudo l’inadeguatezza dell’intera filiera. Una misura che dovrebbe porsi l’obiettivo di riqualificare il patrimonio edilizio italiano, strumento utile alla riduzione dei gas climalteranti e di welfare per le famiglie, deve necessariamente guardare ai risultati di medio e lungo termine. La riqualificazione in chiave energetica unita alla rigenerazione urbana, all’elettrificazione dei consumi domestici e alla modifica degli stili di vita rappresenta una chiave fondamentale per affrontare le emergenze attuali, nonché un investimento senza pari per il futuro dell’Italia”. 

Come raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione al 2030

Secondo Legambiente, per raggiungere gli obiettivi al 2030, bisognerebbe intervenire in maniera strutturale per riqualificare oltre 93mila condomini l’anno a partire dal 2022. 

Se a questa riqualificazione, si aggiungesse anche quella di altri alloggi, tra abitazioni unifamiliari e indipendenti, che si stima siano oltre 900 mila case, in otto anni si potrebbero ridurre ben 29,2 milioni di tonnellate di CO2 e 14,55 miliardi di metri cubi di gas, pari al 19,4% degli attuali consumi complessivi dell’Italia.

A questo, si potrebbe aggiungere una riduzione dei consumi dell’80% grazie al fatto di vivere in classe A. Oltre a ciò, si tenga presente che nel 2020, gli investimenti del settore smart building in Italia hanno fatto registrare un volume di affari di oltre 7,6 miliardi di euro.

Le criticità del Superbonus

Secondo Legambiente, il Superbonus è di fatto l’unica politica di efficienza energetica esistente in Italia e, se non viene gestito a modo, rischi di incrementare le disparità territoriali e sociali.

Dai dati Enea emerge che, dal 2007 al 2019 l’Ecobonus ha incentivato circa 4 milioni di interventi, di cui oltre la metà sostituzioni di infissi. Nel 2020, di oltre 486mila interventi, appena 2.117 hanno riguardato riqualificazioni totali. 

Nel 2021, primo anno di applicazione del Superbonus, gli interventi asseverati sono stati invece 40.029, di cui 5.218 condomini, 20.548 edifici unifamiliari e 14.263 unità immobiliari indipendenti. Sono certamente numeri importanti, ma non ancora sufficienti a stare in linea con gli obiettivi climatici. 

In merito alle opportunità di accesso al Superbonus, l’Associazione rileva disparità importanti legate al reddito e alla condizione occupazionale dei richiedenti, che agevolano solamente chi può permettersi questi interventi. 

“Serve una riforma sostanziale del sistema incentivante, che premi le soluzioni più efficaci e corregga le distorsioni. Paradossale che ad esempio, di fronte all’emergenza climatica e al caro bollette, si continui a spingere sulle fossili incentivando le caldaie a gas, anziché sostenere le famiglie nell’optare su pompe di calore e pannelli solari”, dichiara il presidente nazionale di Legambiente, Stefano Ciafani.

“Così come è necessario semplificare l’accesso agli incentivi, ancora complesso per molte famiglie e piccole imprese: una criticità che lascia margini ad abusi della burocrazia e non garantisce maggiore trasparenza. Serve una politica che tenga insieme incentivi fiscali e sviluppo della produzione industriale, unico argine alle speculazioni che hanno fatto aumentare esponenzialmente i costi degli interventi negli ultimi mesi e che costituiscono una barriera alla qualità di progetti che possono migliorare la vita di cittadine e cittadini, trasformando anche i nostri spazi urbani in un’ottica di rigenerazione ambientale e socio-economica”, conclude.

Il tema della cessione del credito e la crescita delle frodi

L’Associazione osserva che, a torto si è puntato il dito contro il Superbonus in merito alla crescita delle frodi, dato che rispetto al Bonus facciate con il 46% di frodi riscontrate e dell’Ecobonus con il 36%, il Superbonus si colloca all’ultimo posto con solo il 3% di frodi. Il blocco delle cessioni del credito ha creato problemi al 23% delle famiglie, dimenticando che proprio la cessione del credito, fondamentale per quasi il 72% delle famiglie italiane, ha permesso di attivare i cantieri.

Le soluzioni secondo Legambiente

Secondo l’Associazione, bisogna rendere strutturale la riqualificazione del patrimonio edilizio e correggere gli errori dell’attuale Superbonus che non esclude il sostegno alle fonti fossili, ammettendo all’incentivo anche le caldaie a gas.

Inoltre, il Superbonus esclude le case prive di impianto termico fisso e una parte importante del patrimonio edilizio del sud Italia; rende complesso l’accesso a famiglie e Pmi, non prevede uno specifico accesso al credito agevolato e così limita la possibilità delle famiglie di usufruirne direttamente.

È necessario un riordino che possa fornire trasparenza alle procedure e certezze per chi usufruisce dei benefici fiscali, non discriminare, ma anzi sostenere le famiglie in condizione di povertà energetica e agevolare le famiglie nell’accesso al credito; rendere più convenienti gli interventi tesi a raggiungere la massima efficienza energetica. Infine, finanzia singoli interventi e non incentiva quelli complessi di rigenerazione urbana e, la sua durata è breve, quindi crea uno squilibrio tra domanda e offerta.

Le dieci proposte di modifica al Superbonus dell’Associazione

Secondo l’Associazione, per migliorare la misura del Superbonus bisogna intervenire sui seguenti aspetti:

  • la misura va stabilizzata in modo che si riduca la speculazione sui prezzi dei materiali e si dia il tempo a famiglie e imprese di organizzarsi;
  • occorre passare da un aiuto fisso come il 110% a uno variabile, in funzione del combinato tra classe d’efficienza energetica raggiunta e reddito;
  • rapportare i massimali alle superfici interessate dagli interventi;
  • consentire l’accesso al Superbonus anche agli immobili privi di impianto termico fisso;
  • avviare la progressiva decarbonizzazione dei sistemi di riscaldamento degli edifici, nella prospettiva di elettrificazione e diffusione di pompe di calore integrate con fonti rinnovabili;
  • riconoscere un aumento dell’intensità di aiuto nei casi in cui gli interventi siano parte di un più generale progetto di rigenerazione urbana;
  • riconoscerlo in quelli in cui l’immobile riqualificato sia messo sul mercato dell’affitto a canone calmierato;
  • semplificare le procedure d’accesso per eliminare inutili complicazioni e l’impatto della burocrazia;
  • creare un fondo di garanzia pubblica per incentivare il finanziamento da parte degli istituti di credito anche degli interventi più piccoli e delle famiglie in condizione di indigenza;
  • sostenere la formazione di uffici comunali di consulenza e accompagnamento.
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