La legge di conversione del decreto Sblocca Cantieri sull’End of Waste, che dovrebbe sbloccare gli iter autorizzativi per gli impianti, continua a raccogliere malcontenti (Leggi End of waste, Amici della Terra: “Imprese a rischio chiusura”). L’industria e la politica puntano il dito sull’anacronismo dei criteri da adottare per il rilascio autorizzativo, che sono contenuti nel DM del 1998, e sul mancato ascolto di imprese e Pa prima dell’emanazione della legge. “La norma sull’End of Waste è stata approvata senza dibattito in parlamento”, ha commentato l’on. Chiara Braga (PD), della commissione Ambiente alla Camera, stamane all’evento di presentazione in Senato del Rapporto rifiuti speciali 2019 di Ispra-Snpa (guarda la video intervista ad Alessandro Bratti al termine dell’articolo). “Del resto il dialogo è inutile, anche oggi manca l’interlocutore principale”, ha proseguito la Braga riferendosi all’assenza del rappresentante del M5s e alla sostituzione di quello della Lega. Sono in allarme “vari pezzi del mondo del reale”, ha proseguito, per questo è urgente correggere la norma. Per farlo velocemente lancia una proposta: “Anticipare il recepimento dell’art.6 della direttiva comunitaria sull’economia circolare” e “stabilire la possibilità del riconoscimento delle autorizzazioni sull’end of waste caso per caso nel rispetto dei criteri e dei requisiti stabiliti dalla direttiva comunitaria”.

Anche l’on. Rossella Muroni (LeU) della commissione Ambiente ha palesato grosso scontento. “C’è un problema culturale”, ha spiegato, oltre che “di allocazione delle risorse: sono d’accordo con Stefano Ciafani (il Presidente di Legambiente era tra i relatori del convegno ndr.) che quando si tratta di norme per la tutela dell’ambiente il Governo non è disposto ad allocare nuove risorse”. Come caso esemplare la Muroni ha citato la norma Salvamare (di seguito anche il video commento).

Di altro avviso la controparte politica. L’on. Tullio Patassini (Lega) della commissione Attività produttive e membro della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali a esse correlati ha commentato: “Gli altri paesi europei invidiano le nostre competenze sulla trasformazione del rifiuto in prodotto”. “La procedura di emanazione del decreto EoW è lunga perché complessa”. Ha concluso ricordando che “il ministero dell’Ambiente sta lavorando ai decreti attuativi della normativa europea sull’economia circolare”.

A confermarlo Mariano Grillo, d.g. della Direzione generale per i rifiuti e l’inquinamento al MinAmbiente: “Il decreto EoW è molto complesso, per questo richiede tempi lunghi”, ha precisato. “È pronto ma vogliamo renderlo più snello”.

Il d.g. ha poi annunciato che presto ci sarà un decreto rimodulativo per il recupero degli pneumatici fuori uso e una rimodulazione della norma su Raee e veicoli giunti a fine vita.

La depurazione dei fanghi rischia di aumentare il costo della bolletta

Il tema della depurazione dei fanghi è stato ripreso in sede d’evento da più relatori. E’ stato al centro di una riunione al ministero dell’Ambiente lo scorso 11 luglio per rispondere alle “sofferenze dello smaltimento dei fanghi in agricoltura”, come sottolineato da Grillo. Ed è al centro dei lavori della Commissione parlamentare sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse collegate, ha evidenziato il presidente Stefano Vignaroli.

Il rischio è che il cittadino si trovi a pagare “dal 5 al 10 per cento in più per la Tari” per il trattamento dei fanghi che “fa parte del ciclo idrico”, ha commentato Filippo Brandolini, vicepresidente di Utilitalia. “La normativa sui fanghi compie 27 anni, è anche difficile garantire la loro qualità”, ha precisato. Per il vicepresidente urge adottare un “approccio di riforma della gestione globale dei fanghi” che non consideri “la discarica come soluzione alla gestione dei fanghi”.

“In Puglia un’azienda ha dovuto dimezzare la produzione e fermare gli impianti per qualche periodo perché non ha potuto più mandare i suoi scarti in una discarica che si occupava di smaltire i fanghi di depurazione”, ha portato ad esempio Mauro Grotto, presidente di Aira. Spesso le imprese raggiungono gli obiettivi di recupero fissati a livello nazionale “perché mandano nella discarica di proprietà gli scarti. Sono gli operatori con cui si riesce a tenere in piedi l’intero sistema dei costruttori di veicoli”.

Impianti

Più che di carenza impiantistica bisognerebbe parlare di cattiva gestione degli impianti. Secondo Chicco Testa, presidente Fise Assoambiente, “si bloccano inceneritori di cui non si sa cosa fare, ma non tutto è riciclabile”. “Ok agli impianti – ha proseguito- ma di ogni genere”.

Nella video intervista al d.g. di Ispra, Alessandro Bratti, il riassunto del Rapporto rifiuti speciali 2019 Ispra-Snpa.

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