Le centrali nucleari rappresentano un tema di dibattito politico, economico e, soprattutto, ambientale. Sono decenni che si cerca di risolvere il dilemma su come stoccare le scorie nucleari. Con la Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee CNAPI sono state individuate delle zone adatte a ospitare il Deposito Nazionale e Parco Tecnologico. In attesa di trovare un sito idoneo, le scorie italiane ad alta radioattività sono stoccate all’estero: Gran Bretagna e Francia hanno in custodia 80 metri cubi di materiale che torneranno in Italia dopo il 2025.

Smantellamento ex centrale Sessa Aurunca

Mentre si continua a discutere sul tema, la Sogin, società pubblica che si occupa dello smantellamento degli impianti nucleari italiani e della gestione e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi prodotti, ha presentato il piano di smantellamento della ex centrale di Sessa Aurunca, in provincia di Caserta. Come precisa la società, dal 2012 le attività di recupero e riciclo sono funzionali all’economia circolare.

Turbina e vessel

Dal 2016 è iniziato lo smantellamento della turbina che, con le sue 1.800 tonnellate, è la componente del ciclo termico più grande di tutto l’impianto. L’aspetto più interessante, e più complicato, riguarda il termine della demolizione, previsto per il 2020, e l’utilizzo dei locali della turbina per trattare i materiali. Solo allora sarà aperto il vessel al cui interno si trova il 99% del materiale radioattivo, obbligando gli operatori a utilizzare dei robot per aprire l’acciaio in cui sono custodite le 6.000 ton di scorie dell’intera centrale.

270 mila ton di rifiuti

Il recupero dei materiali provenienti dal rotore e dall’alternatore della turbina è stato meno complicato e si è concluso a settembre 2018. Il rotore, un cilindro dal peso di 105 ton, composto di ferro e rame, e l’alternatore, 296 ton di ferro, rame, plastica e amianto, bonificato, hanno prodotto una massa di circa 400 ton di materiale che sarà controllato e rimosso dal sito. Il 96% verrà spedito nei centri di recupero e lavorazione, ad esempio fonderie bresciane per i metalli. La centrale campana fornirà in totale 270.000 tonnellate di materiale da smaltire.

Le parole dell’AD di Sogin, Luca Desiata, spiegano le perplessità riguardo il futuro dei rifiuti: “Se mi dicono di tenere i rifiuti all’estero, io li tengo. Ma questo ha un costo”. Di certo, spiega la società, “nessuna delle quattro ex centrali nucleari e degli altri quattro siti sono idonei al deposito nazionale delle scorie nucleari, ma solo agli stoccaggi temporanei”. Nel frattempo, il recupero dei materiali avviene nel recepimento dei principi di economia circolare.

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Redazione
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