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Al fine di promuovere la transizione verso l’economia circolare nell’industria del tessile, Tondo circular economy ha condotto una ricerca che vuole misurare il livello di sostenibilità e circolarità su scala settoriale e aziendale. La scelta è ricaduta sulle aziende della Lombardia e del distretto di Biella.

Alberto Monti research analyst di Tondo circular economy ha presentato la “Ricerca sull’economia circolare nell’industria tessile della moda in Italia” svolta dalla stessa Tondo in collaborazione con la fondazione Pistoletto, l’Associazione tessile e salute e Rén, durante l’evento “Circular threads” tenutosi ieri 22 giugno a Biella e online, organizzato da Tondo circular economy in collaborazione con Fondazione Pistoletto, Associazione tessile e salute e Rén.

Questo studio, che sarà rilasciato agli inizi del prossimo luglio, ha raccolto nel giro di un anno e mezzo informazioni e dati dalle aziende nell’intento di compiere una ricerca su un settore strategico in Italia, con un impatto economico e ambientale significativo. L’indagine conferma quanto è emerso durante l’evento: è necessario un cambio culturale e strategico delle aziende italiane e non. Inoltre serve maggiore tracciabilità e trasparenza.

Gli obiettivi della ricerca

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Gli obiettivi della ricerca sono stati: capire fino a che punto il settore sia da considerarsi circolare in base alle azioni messe in atto dalle aziende, quali siano le percezioni sull’importanza dell’economia circolare per la sostenibilità attuale e futura del business e mostrare i casi esemplari di circolarità e come misurarli.

Lo studio offre una fotografia dello stato attuale del livello concreto di sostenibilità delle aziende ed è un punto di partenza per accelerare la transizione del settore tessile verso l’economia circolare. I risultati rappresentano una opportunità per sviluppare politiche e strategie che favoriscano lo sviluppo di un vantaggio competitivo del settore basato sull’economia circolare.

La metodologia utilizzata

L’idea è che, la rete di relazioni tra i diversi attori costituisca l’infrastruttura attraverso cui la conoscenza e le pratiche vengono diffuse.

La diffusione potrà essere favorita da un ampio network di relazioni, all’interno del quale gli attori più centrali avranno un alto livello di circolarità, basato su un d’indice quantitativo a loro associato. per questo è stato fatto un desk research per valutare il livello di pratiche sostenibili e circolari delle aziende e analizzare le collaborazioni e partnership esistenti che promuovono dei comportamenti virtuosi associati alla sostenibilità.

Dall’analisi dei dati è stato sviluppato un indice quantitativo per confrontare le performance aziendali in termini di circolarità. 

Un’economia circolare implica un approccio sistemico che coinvolga diversi attori e che questi contribuiscano alla diffusione della sua conoscenza.

E’ stato poi svolto un questionario con domande chiuse e aperte per capire le percezioni delle aziende sull’economia circolare e sull’implementazione di pratiche sostenibili e circolari. Ci si è concentrati su dei casi studio per misurare il livello di circolarità a livello aziendale o di prodotto.

Sono state 197 le aziende incluse nel campione tra i suppliers e 103 aziende appartenenti alla categoria fashion firms.

Per calcolare l’indice è stato individuato un set di azioni sostenibili  e delle certificazioni relative a questi temi. Sono state individuate 14 azioni uniche in totale, attribuibili alle diverse categorie e 29 certificazioni assegnate a una o più delle seguenti categorie: energy, water and waste (eww), materials and supply chain (msc), communication and accountability (ca), internal organization and budget (iob).

I risultati dei punteggi relativi

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Dall’indagine emerge una figura con molte luci e ombre, con punteggi mediamente molto bassi, ottenuti dalle aziende in termini percentuali e si nota come poche aziende abbiano punteggi alti, soprattutto tra le Pmi. La categoria dei materiali per i suppliers è la più equilibrata.

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E’ stata fatta anche un’analisi multidimensionale che mette le aziende vicine sulla base delle loro performance, su due direttrici, una più tecnica ed una matrice più organizzativa. Ciò che notiamo è che gli achievers e i top performers sono pochissimi e sono solo aziende dell’industria del tessile, molte grandi aziende e pochissime Pmi. Poi ci sono le aziende cosiddette “concrete che hanno dei risultati lodevoli dal punto di vista tecnico, ma non lo comunicano, magari perché essendo di dimensioni ridotte non hanno delle strutture dedicate. Altro dato, ci sono molte aziende suppliers che ancora non hanno iniziato questo percorso e tra queste ci sono praticamente quasi tutte le aziende achievers.

E’ stata poi svolta sullo stesso campione una network analysis, ovvero attraverso informazioni di libero accesso sono stati costruiti i collegamenti esistenti fra le varie aziende attraverso la ricerca di eventi, istituzioni, aziende di servizi e associazioni. E’ emerso che, di 136 aziende nessuna partecipa attivamente a nessuno degli eventi e istituzioni osservati per fare la rilevazione. 

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La dimensione dei nodi è data dalla loro performance, alcune aziende hanno delle performance medio-alte, quindi sono nella posizione di poter aiutare le aziende nel far capire loro l’importanza strategica di circolarità e sostenibilità ed essendo più grandi e centrali sono le prime ad avere informazioni nuove e diverse sulle pratiche della sostenibilità e circolarità.

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Il quadrato in alto ci mostra aziende connesse a istituzioni e associazioni che quindi hanno la capacità potenziale di mettere a sistema le proprie conoscenze e di avere conoscenze diversificate. Il problema è che sono piuttosto isolate e quindi potenzialmente avranno difficoltà ad essere promotore di questa transizione.

Il questionario 

Il questionario è stato inviato anche a una serie di start up legate all’economia circolare. Le domande rispecchiano la struttura della desk research (energy, materials, accountability, organization), con in più delle domande sui modelli di business.

Hanno risposto 62 aziende tra i 197 supplire, le 100 fashion firms e le 50 start-up contattate, di cui 17 sono startup, 32 sono Pmi e 13 sono grandi aziende. Il tasso di non risposta è comunque indicativo di poca trasparenza.

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Percezione di economia circolare e acqua ed energia

Dal questionario sulla percezione dell’economia circolare è emerso che, le start up hanno una conoscenza e percezione dell’importanza dell’economa circolare maggiore rispetto a Pmi e grandi aziende, che sono vicine alla “soglia dell’indifferenza”, pur riconoscendone l’importanza per aziende e clienti.

Mentre il questionario sul tema di energia e acqua ha registrato buone prestazioni da parte di Pmi e grandi aziende, in quanto concetti semplici da implementare. In tema di materiali e prodotti, sono buone le prestazioni sull’utilizzo di materiali sostenibili da parte sia di grandi aziende che di Pmi, ma le start up hanno prestazioni decisamente più elevate. 

Ostacoli

E’ stato chiesto quali sono le percezioni in termini di ostacoli e benefici della circolarità e della sostenibilità all’interno delle loro aziende. 

Tra gli ostacoli emergono: le limitazioni tecnologiche, cambiare la propria tecnologia può essere molto oneroso e non permette di apprezzare i benefici che questa possa dare in un’ottica strategica. 

Benefici

Gli elevati costi di investimento, soprattutto per le Pmi, ma anche le barriere normative e la mancanza di partner per sviluppare questo tipo di progetti circolari. I benefici sono quelli più tradizionali: ridotto impatto ambientale su acqua e suolo e in tema di efficientamento energetico; minor consumo di materiali e maggior visibilità sul mercato.

Ma meno del 40% delle aziende che hanno risposto, considera che l’economia circolare e la sostenibilità siano fonte di vantaggio strategico, cioè non viene vista come un driver per la propria competitività sul mercato. Ecco perché questo pone al centro un cambio culturale strategico.

Opportunità

Le opportunità della circolarità, sono legate alla visibilità, ma bisogna comunicare i risultati ottenuti, se le aziende performano bene ma non comunicano, e non si assumono la responsabilità di far vedere che questo cambiamento è possibile, oltre che economicamente sostenibile e vantaggioso, allora l’economia circolare dell’intero sistema non sarà raggiunta così facilmente.

Bisogna fare networking, mettersi a sistema e partecipare creando connessioni con partner diversi, quasi il 50% delle aziende è isolato e fuori dal dialogo, e quindi non venendo contaminate non hanno la possibilità di approcciare questo cambiamento culturale né di apprezzarlo, così non avverrà un cambio a livello di sistema. 

Un’altra opportunità è la trasparenza che ha a disposizione tecnologie come la blockchain, ma anche attività di self-disclosure sui fornitori. 

Responsabilità etica significa avere la possibilità e il dovere di essere trasparenti, ma qui giocano un ruolo fondamentale le partnership con le associazioni di categoria, con associazioni no profit nel fare una lobbying positiva per definire degli standard che rispettino principi che siano poi fattibili e che impattino sulla “bottom-up”. 

La terza opportunità è il cambio culturale che è dato dalla consapevolezza, ma all’interno di un’azienda anche da budget e formazione. 

In questo i distretti sono fondamentali e costituiscono l’humus per ottenere un cambio culturale strategico, tradizionalmente sono portati alla collaborazione con alcuni players sul territorio, come istituzioni pubbliche e associazioni di categoria. 

Quindi, esiste la possibilità di avere successo e di essere leader in questa transizione, ma è importante mettere a disposizione piattaforme per la formazione e lo scambio di conoscenza tra i diversi attori della filiera e i partner tecnologici.

Questi sono tutti elementi che devono essere favoriti grazie al fatto che i distretti ne possiedono già in parte la cultura.

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Carla Pillitu
Professionista delle Relazioni Esterne, Comunicazione e Ufficio Stampa, si occupa di energia e sostenibilità con un occhio di riguardo alla moda sostenibile e ai progetti energetici di cooperazione allo sviluppo. Possiede una solida conoscenza del mondo consumerista a tutto tondo, del quale si è occupata negli ultimi anni.