Allarme siccità al Nord: fiumi dimezzati e laghi svuotati

ANBI: "Segnali peggiori rispetto al 2022"

Il Nord Italia sta scivolando rapidamente verso una drammatica emergenza idrica. I grandi laghi settentrionali si stanno svuotando a ritmi preoccupanti, i fiumi sono in forte sofferenza e le falde acquifere registrano cali costanti. A fotografare la gravità della situazione è il Lago Maggiore, sceso di due centimetri sotto il livello registrato durante la storica e devastante siccità del 2022.

I dati emersi dall’ultimo monitoraggio dell’ANBI (Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue) delineano un quadro critico che minaccia di estendersi ben oltre il comparto agricolo.

“Purtroppo diventerà consapevolezza diffusa, e non un problema confinato alla sola agricoltura, quando il veloce abbassamento delle falde e la risalita del cuneo salino intaccheranno l’utilizzo potabile”, avverte con forza Francesco Vincenzi, Presidente dell’ANBI.

Mentre il Friuli-Venezia Giulia lancia nuovi segnali di allarme, in Veneto si valuta già l’adozione di dissalatori locali per fare fronte alla carenza d’acqua.

Grandi laghi a secco e ghiacciai in ritirata

Nel giro di appena due settimane, i principali bacini idrici del Nord hanno subìto un vero e proprio crollo nei volumi di riempimento:

  • Lago Maggiore (Verbano): con afflussi inferiori dell’82% rispetto alla media storica, il livello di riempimento è precipitato dal 61% al 30,3%.

  • Lago di Como (Lario): è sceso drasticamente dal 62,9% al 31,2%.

  • Lago d’Iseo: ha registrato il tracollo più vistoso, passando dal 71,4% a un esiguo 22,9%.

  • Lago di Garda (Benaco): mostra una tenuta migliore, calando dal 75% al 66,4%.

A monte, la situazione non è migliore. Sulle Dolomiti le temperature di giugno sono state superiori alla media di ben 3°C, accelerando il degrado dei ghiacciai a una velocità superiore persino rispetto al 2025. Nel distretto delle Alpi orientali, il deficit della risorsa nivale ha toccato il 74%, un dato peggiore di quello registrato nel 2022. In Lombardia, la riserva idrica complessiva è deficitaria del 36%, traducendosi in un ammanco di circa 709 milioni di metri cubi d’acqua.

I fiumi del Nord ridotti a ruscelli

I corsi d’acqua della pianura padana e dell’arco alpino mostrano portate drasticamente ridotte:

  • Il Po: a Pontelagoscuro la portata è crollata a 323,22 mc/s, un valore inferiore alla media di oltre il 70% e ben al di sotto della soglia critica dei 450 mc/s necessari a sbarrare la strada alla risalita del cuneo salino.

  • Il Tanaro: in Piemonte il fiume si è letteralmente trasformato in un ruscello: a Montecastello la portata è di appena 2,6 mc/s contro i 40 tipici del periodo (-93,5%).

  • L’Adige e i fiumi veneti: il secondo fiume italiano accusa un deficit del 58% ed è vicinissimo alla soglia limite dei 90 mc/s, sotto la quale le barriere antisale perdono efficacia. Soffrono pesantemente anche il Bacchiglione (-66%), il Piave (-48%) e il Brenta (-41%).

  • Emilia-Romagna e Toscana: sotto i minimi storici i fiumi Taro e Trebbia, con conseguente svuotamento degli invasi piacentini (-40% in un mese). In Toscana, se il Serchio limita i danni (-22%), l’Arno crolla a -45% e l’Ombrone è stabilmente sotto il Deflusso Minimo Vitale.

Anomalie meteo e record di calore

L’emergenza è alimentata da un’ondata di caldo estremo e dalla carenza di precipitazioni. In Valle d’Aosta, a giugno, le temperature nei fondovalle sono state di 4,5°C superiori alla media, con punte massime di 35°C per 15 giorni consecutivi. A Prey (935 metri di altitudine) la colonnina di mercurio ha toccato lo storico record di 41,6°C. Le piogge scarse (-25%) si sono concentrate solo in quota, lasciando la città di Aosta con un deficit pluviometrico del 69%. Anche il Piemonte occidentale e meridionale sperimenta una siccità severa, con piogge dimezzate rispetto alla media.

A fare da contorno a questa crisi vi è il surriscaldamento dei mari: le acque del Mediterraneo registrano anomalie fino a 3°C sopra la media, toccando i 30°C lungo le coste italiane. Nel resto d’Europa la crisi climatica sta già mietendo vittime, con un aumento della mortalità del 30% in Francia e oltre 1.000 decessi legati al caldo in Spagna, dove vasti incendi hanno già divorato 190 chilometri quadrati di territorio.

Il paradosso del Sud e la necessità di nuovi invasi

Mentre il Centro-Nord soffre (con i laghi Trasimeno, Albano e Nemi in costante calo), il Sud Italia vive quest’anno una situazione opposta. Grazie alle piogge dei mesi scorsi, la Basilicata registra riserve abbondanti (bacini al 77% di riempimento, +127 milioni di mc rispetto al 2025) e la Puglia può contare su 135 milioni di metri cubi in più rispetto all’anno scorso per tutelare le campagne della Capitanata.

Un paradosso che evidenzia la necessità di interventi strutturali urgenti, come spiegato da Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI:

“La lettura dei dati dimostra l’importanza di realizzare bacini per trattenere sul territorio le acque di pioggia quando arrivano, riducendo anche il rischio idrogeologico. I miliardi di metri cubi rilasciati in mare nei mesi scorsi nel Nord del Paese erano una ricchezza che oggi rimpiangiamo. Il Piano Invasi Multifunzionali, proposto da ANBI e Coldiretti, è pronto e i progetti aspettano solo di essere realizzati nel più breve tempo possibile.”


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