L‘impatto della gestione dei rifiuti sulle emissioni di gas serra. Oggi la presentazione dei risultati dell’omonomimo rapporto promosso dall’associazione Amici della Terra. Canale Energia intervista Carlotta Basili, della direzione nazionale, e Giovanni Barca, consigliere nazionale.

Com’è stato condotto lo studio e quali i principali risultati emersi?

Il rapporto degli Amici della Terra nasce dallo studio del Report sull’Inventario nazionale dei gas serra (GHG National Inventory Report, NIR) di Ispra e del Sistema Nazionale per la Protezione Ambientale, Snpa, al fine di valutare le emissioni climalteranti prodotte dalle diverse modalità di gestione dei rifiuti urbani e speciali in Italia. I dati del NIR italiano sono poi stati posti in relazione ai dati europei e agli analoghi rapporti di Ispra relativi alla produzione e alla gestione dei rifiuti.

Il settore rifiuti incide sul totale dei gas climalteranti emessi in Italia nel 2019 per il 4,35% e comprende le emissioni dello smaltimento dei rifiuti in discarica (che genera il 75,12% di queste emissioni), del trattamento biologico dei rifiuti (3,34%), dei pochi impianti di incenerimento senza recupero di energia (D10) e della combustione a cielo aperto di rifiuti (0,71%) e del trattamento delle acque reflue (20,83%).

Dall’analisi dei dati emerge chiaramente che l’eccessivo ricorso alle discariche in Italia contribuisce alla produzione di gas serra in modo significativo e che è necessario invertire la tendenza da subito.

Infatti le emissioni di CO2 equivalente da discarica costituiscono il 3% del totale delle emissioni a livello nazionale, e nello specifico per quanto riguarda le emissioni di metano, CH4, (il gas climalterante emesso dalla degradazione dei rifiuti il cui potenziale di riscaldamento globale è considerato 25 volte maggiore di quello della CO2 sui 100 anni) costituiscono quasi il 31,79%.

Il secondo contributo per importanza del settore deriva dalle emissioni del ciclo di depurazione delle acque di scarico, sia domestiche che industriali. In questo caso, oltre al metano viene prodotto anche l’ossido di diazoto, N2O che ha un potenziale di riscaldamento globale 298 volte maggiore della CO2 sui 100 anni.

Nel rapporto, inoltre, è stato fatto un confronto tra le emissioni delle discariche e quelle derivate dagli impianti di incenerimento di recupero di energia. Quest’ultime sono state prese in considerazione anche se nel NIR, secondo le linee guida Ipcc, sono collocate non nella categoria rifiuti, ma in quella energia.  Infatti, per ciò che riguarda il recupero energetico si deve tener conto delle emissioni evitate grazie alla produzione di energia e calore da rifiuti invece che da combustibili fossili. Tuttavia noi abbiamo voluto consentire una valutazione delle quantità evidenziando che le emissioni delle discariche sono, a parità di rifiuti trattati, quasi il doppio di quelle dell’incenerimento con recupero di energia.

Il rapporto identifica nelle emissioni del settore rifiuti il primo possibile e doveroso passo verso la riduzione delle emissioni climalteranti previsto dal Green Deal, anche perché gli interventi necessari a ridurre l’impatto di questo settore consentirebbero all’Italia di sviluppare un sistema di gestione dei rifiuti efficiente rispondendo così anche a tale esigenza.

A oltre 30 anni di politiche sui rifiuti in Italia, il sistema risulta efficiente? Funzionante? Capace di contribuire alla chiusura del ciclo dei rifiuti e a recuperare la maggior quantità di rifiuti messi in circolo, anche a causa di un non corretto comportamento del consumatore, delle imprese, del sistema in generale?

La prima norma organica in tema dei rifiuti in Italia ha quasi 40 anni, da allora ad oggi molte cose sono state fatte e moltissime conoscenze sono state acquisite anche su stimolo delle direttive comunitarie. Le tecniche più appropriate per il recupero e lo smaltimento sono consolidate e sono soggette alle Bat (Best avaible techniques) prodotte a livello comunitario. Gli stessi dati sulla produzione, incerti quarant’anni orsono, sono consolidati da serie storiche ventennali prodotte dal Sistema Nazionale di Protezione Ambientale che annualmente produce rapporti sia sulla produzione che sulle modalità di gestione.

Nel rapporto viene ricostruito dai rapporti Ispra anche lo storico della produzione e della gestione dei rifiuti urbani e speciali in Italia dal 2000 al 2019. Dai dati risulta che sono stati fatti dei passi avanti importanti, passando per esempio dal 14% di raccolta differenziata di rifiuti urbani al 61% ma, resta ancora un 21% di rifiuti urbani smaltiti in discarica. Sebbene tale quota sia notevolmente diminuita (era 76% nel 2000), resta ancora al di sopra degli obiettivi europei e lontana dai valori dei best performer europei (Germania, Svezia, Danimarca, la cui percentuale di smaltimento in discarica è inferiore all’1%).

Inoltre, come gli Amici della Terra denunciano da diversi anni, i dati di gestione rifiuti non sono omogenei e si presentano fortissime differenze tra il Nord, dove la gestione dei rifiuti è un sistema industriale efficiente ed evoluto, e il Centro Sud, dove grandi aree sono soggette ad emergenze rifiuti urbani endemiche o ricorrenti con gravi effetti per il decoro delle città e persino per la sanità pubblica, proprio a causa della carenza di impianti di trattamento e di smaltimento. È in questa parte del paese che il ricorso alle discariche e all’esportazione è ancora massiccio e l’abbandono incontrollato dei rifiuti e le discariche abusive sono favoriti dall’inefficienza dei servizi di raccolta, inefficienza a sua volta determinata dalla necessità di trasportare i rifiuti altrove.

Quali sono le riflessioni e i suggerimenti di Amici della Terra per il Piano nazionale di gestione dei rifiuti?

Esempi di corrette gestioni industriali conformi alla tutela dell’ambiente sono ormai consolidati, oltre che in Europa, nella maggior parte delle Regioni del Nord: possono e devono essere replicate anche al centro sud. Per questo le difficoltà sono solo sul piano politico e della capacità amministrativa delle Regioni inadempienti, infatti gli obiettivi sono stati da tempo definiti dalle direttive e dalle migliori pratiche vigenti nell’Unione europea e riguardano:

  • il conferimento dei rifiuti in discarica per una quota non superiore al 10%;
  • recupero di materiale in peso, post raccolta differenziata, per una quota non inferiore al 65%;
  • la produzione di biogas e la produzione di calore ed energia (biodigestori e termovalorizzatori) per una quota non inferiore al 25% e a tal fine dotare il Paese di una struttura impiantistica adeguata;
  • ribadendo il principio di prossimità che la necessità che i rifiuti vengano gestiti il più possibile in un luogo prossimo a quello di produzione.

Leggi qui il rapporto completo

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Ivonne Carpinelli
Giornalista professionista e videomaker, attenta al posizionamento seo oriented degli articoli e all'evoluzione dei social network. Si occupa di idrogeno, economia circolare, cyber security, mobilità alternativa, efficienza energetica, internet of things e gestione sostenibile delle foreste