utilities Utilitalia economia circolareÈ tempo di bilanci per le imprese italiane dei servizi pubblici, illustrati nel position paper “Utilities protagoniste della transizione ecologica: le sfide dell’economia circolare”, redatto da Utilitalia, la Federazione delle imprese idriche, ambientali ed energetiche. Il documento analizza un campione rappresentativo dell’84% dei ricavi complessivi e del 77% dei lavoratori del settore, che interessa circa 21 milioni di cittadini.

I dati emersi

Dal documento emerge che, gli investimenti per l’economia circolare ammontano a 280 milioni di euro e il livello della raccolta differenziata è pari al 69% (la media nazionale è al 61%). Oltre a ciò, il tasso di smaltimento in discarica è decisamente più basso della media nazionale, sceso al 4%, mentre la media nazionale è del 21%. Dunque, al di sotto del limite massimo del 10% stabilito dall’Unione europea per il 2035. Sono pari a 98 milioni i metri cubi di biogas prodotti nel 2020, al 68,6% il tasso di recupero dei fanghi di depurazione e al 77,5% il tasso complessivo di riciclo.

I vantaggi dell’approccio circolare

Oltre ai risultati positivi della raccolta e gestione dei rifiuti, esistono buone possibilità anche nell’idrico, grazie al riutilizzo delle acque reflue depurate, al recupero e al riutilizzo dei fanghi di depurazione e al revamping degli impianti per migliorarne l’efficienza. Per quanto riguarda l’energia, si può puntare proprio su revamping e repowering degli impianti di generazione, recupero degli accumulatori, sviluppo di modelli di condivisione e gestione del fine vita degli impianti energetici.

I benefici ambientali nell’economia europea

Alla riduzione delle emissioni di CO2, comprese tra 80 e 150 milioni di tonnellate al 2030, e tra 300 e 550 milioni di tonnellate al 2050, vanno aggiunti i benefici economici derivanti da investimenti nell’economia circolare che in Europa potrebbero raggiungere 356 miliardi di euro al 2025. Questo potrebbe avere un effetto positivo anche sulla riduzione dei costi delle materie prime, che potrebbe arrivare al 10%. Pertanto, il potenziale complessivo potrebbe essere un incremento del Pil del 7% al 2030.

Le azioni congiunte da mettere in campo 

Secondo il documento, sono necessarie diverse azioni da mettere in campo sia da parte delle utilities che dei decisori politici: le prime devono implementare degli schemi che rendano il proprio business circolare e migliorare le performance di riciclo, nonché partecipare a piattaforme di collaborazione per lo sviluppo di progetti condivisi. I secondi devono predisporre una strategia nazionale per l’economia circolare e una tabella di marcia per sviluppare impianti di trattamento dei rifiuti. Ma non basta, servono inoltre: una revisione della disciplina dell’end of waste, l’estensione del campo di applicazione della responsabilità estesa del produttore a nuove filiere di rifiuti e non ultimo l’incentivazione dello sviluppo del biometano.

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Redazione
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