“Il sistema Italia è compatto nella tutela e difesa della moda Made in Italy, oggi sotto un duplice e grave attacco, sui mercati nazionali e internazionali”, così il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. “Nei prossimi giorni presenteremo, a seguito del confronto odierno con le rappresentanze del settore, un provvedimento per fronteggiare il fenomeno dell’ultra fast fashion: un’invasione di prodotti stranieri a basso costo che danneggiano i nostri produttori e mettono a rischio i consumatori”, ha aggiunto. “Si tratta di una misura che completerà il percorso avviato ieri con l’approvazione in Commissione al Senato del primo pacchetto di interventi urgenti per certificare la trasparenza e la qualità del lavoro delle filiere, contrastando le pratiche scorrette”.
La proposta guarda a una immediata attuazione da parte del Mimit della direttiva europea che sottopone al regime di responsabilità estesa del produttore (Epr) a chi, pur producendo fuori dall’UE, vende questi prodotti a compratori italiani.
L’ipotesi ha raccolto il pieno sostegno delle associazioni di categoria e rappresenterà uno strumento efficace per tutelare i produttori italiani e garantire maggiore trasparenza e responsabilità lungo tutta la filiera.
leggi anche: Inditex sotto accusa: bocciata sostenibilità del colosso fashion
“Accogliamo con grande soddisfazione l’iniziativa del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, che ha convocato un tavolo urgente con le principali associazioni della filiera per affrontare l’emergenza del fast fashion. È un segnale concreto il fatto che il governo abbia finalmente raccolto l’allarme che Confimprenditori lancia da mesi: l’invasione di prodotti a basso costo provenienti da Paesi extra-UE sta minacciando la sopravvivenza di migliaia di imprese italiane della moda e del tessile.” dichiara il presidente di Confimprenditori, Stefano Ruvolo.
La filiera della moda certificata
Intanto si sta lavorando a un pacchetto che istituisce un sistema volontario di certificazione di conformità delle filiere, volto a garantire legalità e tracciabilità lungo tutta la catena produttiva. Le imprese che adotteranno modelli organizzativi di prevenzione dei reati e risulteranno in regola potranno fregiarsi della dicitura “Filiera della moda certificata”, sotto il controllo del registro pubblico Mimit e dell’Agcm. Ricordiamo che una moda sostenibile non impatta solo sull’ambiente, che ci sembrerebbe fondamentale, ma anche sulla salute dei capi di abbigliamento. Spesso l’ultra fast fashion rischia di essere dannoso per la salute, basta solo indossarlo.
Annunciata anche la convocazione del Tavolo della Moda per il prossimo 17 novembre.
Il numeri della moda in Italia
Il comparto moda e accessori vale circa 100 miliardi di euro di fatturato, con oltre 60.000 imprese e più di 500.000 addetti, in gran parte concentrati tra Toscana, Veneto, Lombardia e Marche. “Queste aziende rappresentano l’eccellenza del nostro Paese, ma sono oggi travolte da una concorrenza sleale che non rispetta standard ambientali, contrattuali e di sicurezza. Confimprenditori sostiene con forza l’iniziativa del governo di introdurre misure analoghe a quelle già adottate in Francia, dove è stata approvata una tassa sul fast fashion fino a 10 euro per capo, destinata a finanziare politiche di sostenibilità e riciclo. La tutela del Made in Italy deve diventare una priorità strategica nazionale, perché da essa dipendono innovazione, occupazione e credibilità internazionale del nostro Paese”.
Leggi anche: Moda sostenibile: il fashion renting appassiona la generazione Z
Per ricevere quotidianamente i nostri aggiornamenti su energia e transizione ecologica, basta iscriversi alla nostra newsletter gratuita
e riproduzione totale o parziale in qualunque formato degli articoli presenti sul sito.















