La transizione energetica globale si trova di fronte a un paradosso senza precedenti: gli investimenti corrono a ritmi da record, la tecnologia è pronta, ma mancano i tecnici necessari per metterla in opera. L’allarme emerge dal dedicato allo sviluppo delle competenze nel settore dell’energia pulita, intitolato Ensuring a Skilled Renewable Energy and Energy Efficiency Workforce, pubblicato congiuntamente dall’Iea, dalla Commissione Europea e dal Clean Energy Ministerial. Questo documento mappa l’evoluzione dell’occupazione, i bisogni formativi e i divari di competenze nei comparti delle energie rinnovabili, delle reti elettriche e dell’efficienza energetica. L’analisi si basa su una base informativa di rilievo, che unisce i modelli previsionali dell’Agenzia a una serie di indagini su vasta scala che hanno coinvolto oltre 700 intervistati tra aziende, lavoratori ed educatori, oltre al monitoraggio capillare degli annunci di lavoro online in tutto il mondo.

La spinta occupazionale nell’Era dell’elettricità
Senza un intervento immediato e coordinato sulle politiche di formazione professionale e istruzione tecnica, la transizione verso un sistema sostenibile rischia di subire un brusco rallentamento dovuto alla scarsità strutturale di manodopera qualificata. I dati storici evidenziano come il settore energetico sia diventato uno dei motori principali della crescita dell’occupazione a livello globale. Nel corso degli ultimi anni, l’occupazione totale nel comparto è cresciuta a un ritmo annuale del 2,2%, quasi il doppio rispetto alla media del resto dell’economia globale, che si è fermata all’1,3%.
Dal 2019 a oggi, il comparto ha aggiunto in media oltre 1 milione di nuovi posti di lavoro ogni anno, un’accelerazione straordinaria rispetto al quinquennio precedente, quando la media si attestava a circa 300 mila nuovi occupati annui. Questa metamorfosi riflette l’ingresso definitivo in quella che gli analisti definiscono l’Era dell’elettricità, trainata dai consumi industriali, dalla diffusione dei veicoli elettrici, dai sistemi di climatizzazione avanzati e dalle necessità dei centri di elaborazione dati.
Gli investimenti nella generazione di energia elettrica sono aumentati del 70% nell’ultimo decennio, determinando una crescita dell’occupazione nel settore della generazione pari al 27%, trainata principalmente dal solare fotovoltaico e dall’eolico. Parallelamente, gli investimenti nelle reti di trasmissione e distribuzione sono cresciuti del 30%, richiedendo un massiccio afflusso di ingegneri e operai specializzati per modernizzare le infrastrutture esistenti e integrarle con i nuovi impianti.
Tecnici green: scenari futuri e spettro dei posti vacanti
Le proiezioni a lungo termine basate sulle politiche energetiche correnti indicano che la domanda totale di manodopera nei settori del solare, dell’eolico, delle reti e dell’efficienza raggiungerà la quota di 35 milioni di tecnici entro il 2035. Tuttavia, la reale criticità risiede nell’immediato: l’indagine sulle imprese rivela che il 66% delle aziende che operano in questi segmenti sperimenta già gravi difficoltà nel reperire personale e carenze di competenze specifiche.
Quasi il 40% della forza lavoro energetica globale si trova oggi impiegato in questi quattro pilastri della transizione, rendendoli l’epicentro della creazione di occupazione ma anche la zona di maggiore sofferenza per il reclutamento.
La corsa del fotovoltaico e i diversi comparti dell’efficienza
La crescita più rapida appartiene al comparto del solare fotovoltaico, che ha visto la propria forza lavoro globale salire a 5 milioni di addetti, grazie a una capacità installata aggiuntiva che ha toccato i 540 gigawatt in un solo anno. Quasi la metà di questa forza lavoro è concentrata nelle attività di installazione e dispiegamento sul campo, figure professionali che includono carpentieri, installatori di pannelli, elettricisti e saldatori. La manifattura dei componenti assorbe invece il 21% del totale, con la Cina che detiene una quota dominante pari al 60% dell’intera forza lavoro mondiale del solare.
Il settore dell’efficienza energetica mostra un andamento più moderato ma volumi complessivi enormi, impiegando circa 14,3 milioni di persone a livello globale. La ripartizione interna vede 6 milioni di occupati nei sistemi di illuminazione e negli elettrodomestici ad alta efficienza, 3,8 milioni nelle pompe di calore e nei sistemi di ventilazione avanzati, 3,6 milioni nell’efficienza applicata ai processi industriali e 850 milioni di persone dedicate specificamente alle ristrutturazioni edilizie profonde. Sebbene la maggior parte di questi lavoratori operi attualmente in Cina, nell’Unione Europea e nel Nord America, la crescita percentuale più rapida si registra nelle economie emergenti e in via di sviluppo, con l’India che segna un incremento annuale del 9% e l’Africa che si attesta al 4%.
L’analisi delle offerte di lavoro e il primato dei tecnici
Lo studio analizza le inserzioni di lavoro pubblicate online in Europa, nelle Americhe e nel Sud-est asiatico, rivelando che gli annunci legati alla transizione energetica sono cresciuti di oltre cinque volte nell’ultimo quinquennio. I tecnici specializzati e gli operai qualificati rappresentano ben 4 offerte su 10. Questo dato conferma che lo sviluppo delle infrastrutture verdi dipende in larga misura da figure operative che possiedono qualifiche professionali secondarie o post-secondarie di tipo tecnico, come tecnici di turbine eoliche, impiantisti ed elettricisti industriali.
La carenza di queste figure è amplificata dalla forte concorrenza trasversale con altri settori in espansione, a partire dall’edilizia civile fino alla costruzione dei già citati centri di elaborazione dati, che assorbono le medesime competenze elettriche e di carpenteria. Circa il 70% delle aziende partecipanti al sondaggio ha segnalato che le maggiori difficoltà di assunzione riguardano proprio queste mansioni tecniche, attribuendo il problema all’insufficiente preparazione specialistica dei candidati.
I costi economici dei ritardi e i colli di bottiglia
Le conseguenze di questo squilibrio strutturale tra domanda e offerta non sono puramente teoriche, ma si traducono in pesanti impatti economici e operativi. Oltre il 40% delle imprese ha ammesso che le difficoltà di reclutamento hanno generato colli di bottiglia operativi, ritardi consistenti nell’estensione dei progetti e sforamenti dei budget finanziari previsti. Nelle economie dell’America Latina, ad esempio, le analisi evidenziano che la carenza di personale tecnico qualificato arriva a triplicare i tempi di realizzazione di alcune fasi cruciali per le infrastrutture di rete, posticipando l’allacciamento di nuovi impianti di generazione alla rete elettrica nazionale e riducendo l’efficacia degli investimenti complessivi.
Per superare queste barriere, diversi Paesi stanno introducendo strategie dedicate all’attrazione e alla qualificazione del personale. In India, il programma statale per il fotovoltaico residenziale punta a portare l’energia solare su 10 milioni di tetti entro i prossimi anni, stimolando la creazione di una vasta rete di installatori locali. Nel Regno Unito, la strategia per l’eolico a terra prevede di sbloccare nuova capacità produttiva entro la fine del decennio, con la stima di generare fino a 45 mila posti di lavoro diretti e indiretti, mentre il piano nazionale per il riscaldamento domestico prevede di riqualificare 5 milioni di abitazioni creando 180 mila posti aggiuntivi nel settore dell’efficienza e delle tecnologie termiche pulite.
Nell’Unione Europea, la Direttiva sulla prestazione energetica nell’edilizia funge da volano legislativo per richiedere una massa critica di nuovi addetti nella filiera dell’edilizia sostenibile e delle tecnologie pulite. Il successo di tali ambizioni dipenderà interamente dalla capacità dei sistemi educativi di aggiornare i programmi formativi, puntando sia su competenze tecniche specifiche sia su competenze trasversali digitali, indispensabili per gestire la complessità dei sistemi energetici moderni.
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