Rinnovabili la sfida della flessibilità

Il 2025 si è chiuso con un sorpasso storico: le energie rinnovabili sono diventate ufficialmente la principale fonte di elettricità al mondo, lasciandosi alle spalle il carbone. Ma quello che doveva essere il momento del trionfo si sta trasformando in un rompicapo economico da 14 miliardi di dollari.

Secondo l’ultimo report di Boston Consulting Group (BCG), intitolato “Flexibility, Not Capacity, Will Decide Renewable Energy’s Future”, il settore è entrato in una fase paradossale: produciamo così tanta energia “green” che il sistema non sa più come gestirla, facendone crollare il valore di mercato.

Il “prezzo” del successo: più green, meno valore

La crescita esponenziale di eolico e solare ha generato un effetto collaterale inatteso sui mercati all’ingrosso. In Europa, le ore caratterizzate da prezzi negativi (momenti in cui l’offerta supera così tanto la domanda che i produttori dovrebbero teoricamente pagare per immettere energia in rete) sono più che raddoppiate, passando dalle 200 ore del 2020 alle oltre 500 del 2025.

Il valore delle rinnovabili in EURIOPE è SCESO BSC 2026 mentre la pemnetrazione
l valore delle rinnovabili in EURIOPE è SCESO BSC 2026 mentre la penetrazione

Questa sovrapproduzione non coordinata ha un impatto diretto sui ricavi degli operatori, misurato dai cosiddetti Value Factors:

Fonte Energetica Quota di Prezzo Medio Catturata
Eolico 55% – 65%
Solare 45% – 65%

In sintesi: l’energia pulita viene venduta a prezzi molto più bassi rispetto alla media di mercato proprio perché disponibile in eccesso quando la domanda è scarsa.

La nuova parola d’ordine: flessibilità

“La transizione energetica sta evolvendo da una logica di espansione della capacità a una di gestione della sua variabilità,” spiega Laura Alice Villani, Managing Director e Senior Partner di BCG.

Se la prima fase della transizione si è concentrata sull’installare quanti più pannelli e pale eoliche possibile, la seconda fase si giocherà sulla flessibilità sistemica. Non basta più produrre; bisogna poter spostare, accumulare e modulare l’energia.

Le soluzioni sul tavolo

Per evitare che miliardi di dollari vadano “in fumo” (o meglio, restino inutilizzati), il report individua tre orizzonti temporali:

  • Breve Termine: l’uso di batterie e Virtual Power Plants (VPP). In California, i sistemi di accumulo sono già vitali per coprire la domanda dopo il tramonto. Il mercato delle VPP è in rapida ascesa e potrebbe toccare i 58 miliardi di dollari entro fine anno.

  • Medio Termine: integrazione tra elettricità e calore e spostamento dei consumi industriali verso le ore di massima produzione.

  • Lungo Termine: stoccaggio stagionale per compensare le variazioni di ventosità e irraggiamento tra un anno e l’altro.

Casi virtuosi: la Finlandia e il “Calore” Elettrico

Un esempio concreto di come gestire l’abbondanza arriva dalla Finlandia. Con l’eolico che copre il 27% della produzione nazionale, il Paese ha investito massicciamente in e-boiler (caldaie elettriche industriali). Questi sistemi assorbono l’energia in eccesso nei momenti di picco e la trasformano in calore, stabilizzando la rete e garantendo efficienza termica.

Verso una nuova strategia di investimento

Il messaggio di BCG è chiaro: edifici, data center e veicoli elettrici non devono essere solo “consumatori”, ma risorse strategiche capaci di modulare la domanda in base alla disponibilità di energia.

flessibilità dei sistemi

Per il futuro, non basterà più incentivare la costruzione di nuovi impianti. La pianificazione dovrà basarsi sul valore sistemico: dove costruiamo, come integriamo l’impianto con la rete e quanta flessibilità possiamo aggiungere al sistema. La sfida della transizione non è più una gara di potenza, ma di intelligenza gestionale.

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 Il report Flexibility, Not Capacity, Will Decide Renewable Energy’s Future si basa su modellazioni avanzate dei mercati energetici globali ed europei condotte da Boston Consulting Group.


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