Anche nella seconda Cer, Comunità Energetiche Rinnovabili, di Ascoli Piceno realizzata da Octopus energy non c’è uno storage energetico. Non è una svista. Si tratta di una strategia ben precisa che guarda alla rete come un sistema di esigenze che si possono bilanciare tra loro: quelle dei cittadini consumatori e della produzione energetica.
Non è semplice gestire i picchi di rete per i Dso mentre se quella energia viene consumata direttamente dove la si produce tutto si semplifica molto. Anche la transizione energetica.

“La transizione fallisce se è percepita come un costo. E’ un successo se diventa una scelta ovvia perché conveniente” ne è convinto Giorgio Tomassetti, CEO – Octopus Energy Italia. “Chiediamo al Governo e alle istituzioni di allocare tempo e risorse rinnovabili guardando anche alla leva del costo e all’efficienza complessiva. Investire oggi nel territorio, come fatto per i fondi sisma, significa creare un ecosistema dove l’energia non è una bolletta da pagare, ma un valore da condividere”.
Evitare i silos di processo
La transizione energetica ha fallito finora perché non è stata resa né accettabile né conveniente per il cittadino. “La sfida non è vendere una commodity, ma porsi come agente di cambiamento“ rimarca Tomassetti a Canale Energia incontrato in occasione dell’inaugurazione della Cer marchigiana (video sotto). Questo significa abbattere la logica dei “silos” produttivi per puntare su un’integrazione totale dal punto di vista della forza lavoro impiegata ma anche verso il cliente. E’ strategico evitare una vendita “mordi e fuggi”, accompagnando il cliente in “un viaggio” in cui ogni step di efficientamento diventa la scelta più ovvia per lo stesso cliente.
In questo contesto, le CER non sono solo uno strumento tecnico, ma una leva formidabile di fidelizzazione. Se la comunità percepisce un beneficio economico e sociale diretto, anche le resistenze locali (sindrome NIMBY) svaniscono, trasformando la transizione in un vantaggio collettivo.
Efficienza della rete e il paradosso del blackout
Oggi la rete elettrica è dimensionata su picchi ipotetici di carico, risultando spesso sottoutilizzata. “Dobbiamo inserire la variabile dell’efficienza nel calcolo della gestione infrastrutturale. Invece di ragionare sulla sovrapproduzione costante, dobbiamo puntare sull’efficienza dinamica e sulla sensibilizzazione delle istituzioni”. Un approccio che secondo Tomassetti porterebbe a normalizzare l’idea di “gestione del carico” per evitare la paura del blackout, puntando su una rete intelligente che premi il consumo flessibile.
La sfida normativa: È essenziale superare i limiti che oggi impediscono alle società di vendita di gestire direttamente le CER e spingere per l’apertura ai capitali privati.
Tecnologia e trasparenza: il modello “Need to Know”
La tecnologia, come l’intelligenza artificiale (modelli stile ChatGPT applicati all’energia), è pronta a rivoluzionare il settore, ma serve una cornice burocratica snella. Come la velocità di switch che entrerà in vigore da fine anno e vedrà il passaggio tra fornitori scendere da due mesi a pochi giorni.
In tal senso Tomassetti sottolinea come Octopus sostenga l’emendamento “Need to Know”: per cui le aziende devono scambiarsi solo le informazioni strettamente necessarie al servizio, garantendo sicurezza e velocità.
“Le battaglie tecniche vanno fatte insieme alle associazioni (come ARTE o AIGET di cui fanno parte n.d.r.), ma sui valori e sul posizionamento di mercato agiamo come benchmark solitari, forzando il settore verso standard più elevati”.
Il cliente è in movimento
Il mercato italiano sembra statico, ma i numeri dicono il contrario. I grandi player storici hanno perso milioni di utenze (Enel è passata dal 70% al 40%), “aprendo spazio a realtà agili come la nostra”.
“Il nostro obiettivo è ambizioso ma concreto: arrivare a investire un miliardo di euro entro il 2030. Non cerchiamo il profitto speculativo immediato, ma un profitto equo costruito su un business solido, proprio come avvenuto nel Regno Unito in 8 anni di attività.
“Siamo convinti di poter competere in un mercato migliore. Abbiamo fatto la scelta ovvia, ora stiamo facendo quella giusta” conclude Giorgio Tomassetti.
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