Gli italiani dovrebbero andare a lezione di rinnovabili. Solo uno su quattro si ritiene informato sull’utilizzo di fonti intermittenti per la produzione di energia e uno su tre conosce la differenza tra il mercato libero e tutelato. La fotografia è scattata dalla società di ricerche Emg Acqua nel rapporto: “Gli italiani e le fonti energetiche rinnovabili”, di cui questa mattina il direttore generale e partner, Fabrizio Masia, ha presentato un’anteprima durante l’evento “Mercato delle rinnovabili: Focus Fer1 e Fer2”, promosso da Nonsoloambiente.it e dalla startup Nsa Srl.

Il 15,2% degli italiani intervistati conosce il Fer1

Lo studio è stato condotto su un campione rappresentativo della popolazione italiana per sesso, età, regione e ampiezza demografica dei comuni. Tra l’11 e il 15 ottobre sono state realizzate 2.000 interviste. Ne è emerso, come detto, che solo il 35,8 per cento, per la maggior parte lavoratori autonomi e dipendenti, dichiara di conoscere la differenza tra mercato libero e tutelato e che solo il 25,4 per cento conosce abbastanza o molto le fonti rinnovabili. Percentuale che si abbassa ancor più quando si tratta del decreto Fer1 del luglio scorso, tema al centro del convegno: solo il 15,2 dice di essere a conoscenza dell’introduzione, attraverso questa norma, di una serie di incentivi per la produzione di energia da fonti intermittenti. Il solare fotovoltaico e l’eolico sono le fonti più note. Solo il 17,9 per cento del campione sa della presenza in bolletta dei finanziamenti alle fonti rinnovabili. 

Il 20,2% dei possessori di un impianto non sa di poter immettere in rete l’energia

Quasi un italiano su cinque, il 18,2 per cento degli intervistati, possiede un impianto per produrre energia rinnovabili, in casa o in condominio, e il 4,1 per cento pensa di installarlo in un prossimo futuro. Di quel 18,2, per cento il 39,1 ha usufruito degli incentivi pubblici. L’energia prodotta viene consumata completamente dal 32 per cento del campione e viene in parte consumata e in parte immessa in rete dal 49,6. Il 61,4 per cento degli intervistati ha dichiarato di consumarla tutta mentre il 20,2 per cento non sapeva della possibilità di immetterla in rete.

Risparmio e trasparenza centrali

Due i fattori determinanti per l’adozione di un impianto domestico: la possibilità di risparmiare, per il 68,5 per cento del campione, e la chiarezza delle informazioni, per il 63,4. Chi non installerebbe un impianto in futuro lo fa perché: “non dipende solo da me” (55,6 per cento). Altro dato interessante, riguarda la conoscenza della propria utility: mentre il 73 per cento vorrebbe un fornitore di energia rinnovabile, il 73,5 non sa se il proprio la utilizza.

Benefici collettivi

Il 40 per cento dice di essere favorevole alla costruzione da parte della pubblica amministrazione di un impianto vicino alla propria casa e il 46,6 lo è per la produzione di energia pulita. Di contro, chi è in disaccordo sostiene che non esistono fonti pulite e che la produzione da rinnovabili può comportare alcuni rischi tra cui esplosioni e incendi. Buona parte del campione si dice disponibile a finanziare le fonti rinnovabili a patto che, sottolinea il 67 per cento del campione, non ci sia un aumento in bolletta.

Politiche di decarbonizzazione

Stupisce sapere che gli italiani non hanno fiducia nel proprio Paese: per il 67,7 per cento le prestazioni dell’Italia sono inferiori rispetto agli altri Paesi europei. Secondo il 58,2 per cento del campione spetta alle istituzioni nazionali il compito di incrementare la conoscenza sul tema.

Modelli climatici e predizione della produzione energetica

Il Decision support tool è uno strumento che aiuterebbe, cittadini italiani ed europei, a conoscere meglio le fonti rinnovabili e l’andamento della produzione di energia. Si tratta di una interfaccia sviluppato usando i dati resi disponibili dal programma europeo Copernicus, in particolare quelli stagionali e sottostagionali. I dati sono riordinati, verificati e corretti quando necessario e ne viene valutata l’affidabilità per ottenere degli indicatori energetici. Il risultato è uno strumento di supporto per l’utente finale, che si tratti del produttore di energia, del manutentore di impianti o del consumatore domestico, per capire l’influenza della variabilità climatica sulla produzione di energia.

L’interfaccia è sviluppata nell’ambito del progetto S2S4E, finanziato dal programma quadro europeo Horizon 2020. Ad oggi ha analizzato 8 casi studio di partner industriali. “Vuole essere una lezione sull’uso del dato climatico e offrire uno strumento adoperabile anche nel  turismo e in agricoltura”, ha commentato stamane in sede d’evento Irene Cionni, ricercatrice dell’Enea, tra gli enti coinvolti nel progetto.

Una slide proiettata in sede d’evento
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