Octopus Energy decide di assorbire internamente il costo della componente DispBT

Investito 1 milione di euro. Giorgio Tomassetti (CEO): "Scelta di equità: non vogliamo che chi paga regolarmente copra i debiti altrui."

In un mercato energetico spesso percepito come una giungla di costi nascosti e voci incomprensibili, c’è chi decide di fare un passo di lato e mettersi dalla parte del consumatore. Octopus Energy, l’entech globale nota per la sua spinta verso le rinnovabili, ha annunciato oggi una mossa senza precedenti in Italia: l’azienda assorbirà quasi 1 milione di euro in un anno per proteggere i propri clienti dai rincari tecnici della componente DispBT.

Cos’è la DispBT e perché sta diventando un peso

Definita dall’ARERA (l’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente), la DispBT è una voce tecnica nata per compensare i costi di sistema. Al suo interno finisce un po’ di tutto: dalle perdite per gli allacci abusivi alla morosità ordinaria, fino agli incentivi per la bolletta digitale.

Se fino a poco tempo fa questa voce rappresentava un piccolo accredito (uno sconto, seppur minimo) per l’utente, le recenti variazioni normative l’hanno trasformata in un costo netto. Anche se si parla di poco più di 1 euro all’anno per contatore, la cifra diventa “monstre” se moltiplicata per una base clienti in rapidissima crescita come quella di Octopus.

Una sfida al sistema

Octopus è la prima azienda del settore a dichiarare pubblicamente il rifiuto di applicare questo aumento. Non si tratta solo di una scelta economica, ma di una questione di principio legata al proprio “Manifesto” aziendale. L’intervento riguarda tutti: dai nuovi abbonati a chi è con la compagnia sin dall’esordio in Italia quattro anni fa.

“Avremmo potuto semplicemente applicare l’aumento e incassare la differenza, ma abbiamo scelto la strada opposta,” ha dichiarato Giorgio Tomassetti, CEO di Octopus Energy Italia. “Crediamo che il meccanismo della DispBT sia paradossale: chi paga regolarmente finisce per coprire chi non lo fa. Non accettiamo questa logica.”

Trasparenza e margini equi

L’operazione punta a scardinare il rapporto tradizionale tra utility e cittadino, spesso basato su asimmetria informativa. Pur ammettendo che un’azienda non possa farsi carico di ogni costo di sistema, Tomassetti sottolinea l’importanza di mantenere margini equi: “Di fronte alla possibilità di aumentare i nostri ricavi a scapito dei consumatori, abbiamo scelto di investire un milione di euro per costruire una energia più giusta.”

Questa mossa lancia un segnale forte ai competitor: in un’epoca di rincari e inflazione, la fedeltà dei clienti si conquista con la chiarezza e, quando possibile, con la rinuncia a un profitto facile in nome della trasparenza.


Per ricevere quotidianamente i nostri aggiornamenti su energia e transizione ecologica, basta iscriversi alla nostra newsletter gratuita

Tutti i diritti riservati. E' vietata la diffusione
e riproduzione totale o parziale in qualunque formato degli articoli presenti sul sito.
Un team di professionisti curioso e attento alle mutazioni economiche e sociali portate dalla sfida climatica.