È una pratica sempre più diffusa quella del greenwashing tra le aziende, che spesso utilizzano claim ingannevoli e fuorvianti e creano una situazione di concorrenza sleale nel mercato, generando confusione nel consumatore. Per far fronte a ciò, il Tribunale di Gorizia ha emesso un’ordinanza cautelare a seguito di un ricorso d’urgenza presentato da Alcantara nei confronti di Miko, azienda produttrice di arredi, che ha diffuso claim generici e non verificabili sulla sua bassa impronta ambientale e sulla percentuale di materiale riciclato presente nel proprio prodotto.

Come scritto nell’ Ordinanza del Tribunale di Gorizia: “Nel caso di specie i messaggi pubblicitari denunciati da parte ricorrente sono sicuramente molto generici in alcuni casi – scelta naturale, amica dell’ambiente, la prima e unica microfibra che garantisce eco-sostenibilità durante tutto il ciclo produttivo, microfibra ecologia, sicuramente creano nel consumatore un’immagine green dell’azienda senza peraltro dar conto effettivamente di quali siano le politiche aziendali che consentono un maggior rispetto dell’ambiente e riducano fattivamente l’impatto che la produzione e commercializzazione di un tessuto di derivazione petrolifera possano determinare in senso positivo sull’ambiente e sul suo rispetto”.

E ancora, continua l’ordinanza in merito alla ridotta impronta ambientale: “Con riferimento, poi, alla contestata riduzione del consumo di energia e delle emissioni di CO2 dell’80%, secondo un sommario esame tipico della fase cautelare, appare corretto quanto affermato dalla difesa di Alcantara con riferimento al calcolo della percentuale di riduzione vantata da Miko, posto che se il prodotto Dinamica è realizzato con una parte di materiale riciclato, la riduzione totale delle emissioni deve essere rapportata soltanto alla quota di materiale riciclato utilizzata e quindi inferiore a quella dichiarata”.

Il caso

Il caso è stato presentato stamane nel corso di una conferenza stampa organizzata dall’azienda Alcantara. Sono intervenuti anche l’avvocato Lca studio legale Gianluca De Cristofaro, Antonello Ciotti, presidente Cpme (associazione europea che rappresenta la maggior parte dei produttori europei di Pet) ed  Elena Stoppioni, presidente di Save the planet Aps, onlus che ha deciso di istituire una commissione greenwashing per la ricezione di segnalazioni in forma anonima.

L’esempio portato potrebbe fare giurisprudenza e creare un precedente in materia di greenwashing: per la prima volta sono chiariti rischi e metodi nel definire la pratica colpevole di ingenerare confusione nel consumatore e produrre una forma di concorrenza sleale.

Secondo il Tribunale di Gorizia, da un alto, non si può essere generici nel proclamarsi green, dall’altro, quando si è più specifici in certe affermazioni lo si deve fare con dati alla mano puntualmente verificabili. Non essendo questo il caso di specie, il Tribunale ha stabilito che: l’azienda in questione deve ritirare dalla circolazione i claim incriminati, deve pubblicare sulla home page del sito aziendale l’ordinanza cautelare e inviarla ai suoi clienti.

La decisione del Tribunale di Gorizia del 26 novembre 2021 è un’ordinanza resa all’esito di un procedimento cautelare/d’urgenza. Entrambe le parti potranno proporre reclamo avverso la decisione entro l’11 dicembre 2021 e/o avviare un eventuale giudizio ordinario. Tali procedimenti potranno confermare l’ordinanza o disporre diversamente circa le condotte dell’azienda in questione.

Pertanto, questa ordinanza va nella direzione che permette di individuare la reale percentuale di materiale riciclato all’interno del prodotto. In linea con la direttiva Sup (Single use plastic) che stabilisce che il minimo di materiale riciclato deve essere pari almeno al 25%. Inoltre, non stabilisce una sanzione pecuniaria ma punta a interrompere una comunicazione fuorviante così da arginare il danno per il consumatore.

Questo significa maggior trasparenza per il consumatore che in questo modo può compiere una scelta di acquisto consapevole. Queste raccomandazioni saranno sempre più importanti, perché si ribadisce il principio che con il diffondersi di pratiche sostenibili, circolari e green a tutto tondo, non si potrà più essere generici e, nel caso in cui si sia specifici, bisognerà prima dimostrare ciò che si afferma attraverso la comunicazione aziendale.

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Carla Pillitu
Professionista delle Relazioni Esterne, Comunicazione e Ufficio Stampa, si occupa di energia e sostenibilità con un occhio di riguardo alla moda sostenibile e ai progetti energetici di cooperazione allo sviluppo. Possiede una solida conoscenza del mondo consumerista a tutto tondo, del quale si è occupata negli ultimi anni.