Incendi boschivi, bilancio devastante per gli ecosistemi italiani

Record storici e minacce alle Aree protette

La stagione degli incendi boschivi che ha segnato l’estate italiana tra il 15 giugno e il 15 settembre scorsi si è chiusa con un bilancio drammatico, certificato dall’ultimo rapporto diffuso dal Centro operativo per la sorveglianza ambientale dell’Ispra. L’analisi tecnica, basata sui dati satellitari ad alta risoluzione del sistema europeo Effis e sul modello di classificazione ecologica degli ecosistemi forestali, evidenzia un incremento superiore al 40% delle superfici complessivamente percorse dal fuoco rispetto all’analogo periodo del 2025. Un’emergenza climatica e ambientale che pone l’Italia di fronte alla fragilità strutturale del proprio patrimonio naturale, collocando il 2026 subito dopo i picchi storici registrati negli anni 2021 e 2023.

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Foto di Karsten Winegeart su Unsplash.

Accelerazione improvvisa della seconda metà di luglio

L’esame dell’andamento temporale descritto nel documento mostra una stagione iniziata con valori già superiori alla media della serie storica 2018-2025. Se i mesi di giugno e la prima metà di luglio hanno fatto registrare un incremento costante e relativamente contenuto, pari a circa 3 chilometri quadrati al giorno, la situazione è precipitata bruscamente a partire dalla seconda metà di luglio. In questo lasso di tempo, il tasso di crescita giornaliero ha toccato punte vicine ai 20 chilometri quadrati al giorno, spingendo la curva dei territori colpiti ben oltre i valori massimi storici registrati negli anni precedenti.

Nonostante un parziale rallentamento dei roghi nelle prime tre settimane di agosto, caratterizzate da incrementi inferiori ai 10 chilometri quadrati giornalieri, una nuova fiammata a fine mese ha riportato la velocità di propagazione su ritmi allarmanti. Solo con l’arrivo di settembre si è assistito a una progressiva attenuazione del fenomeno. Complessivamente, la superficie totale bruciata a livello nazionale ha raggiunto quota 1.126,55 chilometri quadrati, di cui circa il 43% rappresentato da terreni agricoli e una quota rilevante concentrata nei contesti naturali.

Primato negativo della Sicilia e impatto sul patrimonio boschivo

Analizzando la distribuzione territoriale su scala regionale, il Meridione e le Isole maggiori confermano la propria vulnerabilità storica. La Sicilia si colloca nettamente al primo posto per estensione complessiva dei roghi, con ben 626,04 chilometri quadrati percorsi dalle fiamme, pari a circa il 56% dell’intero territorio nazionale interessato dal fuoco. Seguono la Puglia con 125,23 chilometri quadrati e la Calabria con 117,32 chilometri quadrati. Più staccate ma comunque fortemente colpite figurano il Piemonte (46,83 chilometri quadrati), l’Abruzzo (44,99 chilometri quadrati), la Sardegna (39,90 chilometri quadrati), la Basilicata (38,86 chilometri quadrati) e il Lazio (34,02 chilometri quadrati).

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Valori inferiori si registrano in Campania (29,12 chilometri quadrati), Friuli-Venezia Giulia (10,10 chilometri quadrati), Lombardia (4,96 chilometri quadrati), Umbria (2,88 chilometri quadrati), ed Emilia-Romagna (1,82 chilometri quadrati). Chiudono la graduatoria regionale Toscana (1,23 chilometri quadrati), Molise (1,11 chilometri quadrati), Liguria (1 chilometro quadrato), Marche (0,77 chilometri quadrati), Trentino-Alto Adige (0,30 chilometri quadrati) e Veneto (0,07 chilometri quadrati), mentre Valle d’Aosta non fa registrare aree colpite nel periodo di riferimento.

Se si sposta lo sguardo esclusivamente sulle superfici forestali, l’Italia ha visto bruciare 169,81 chilometri quadrati di bosco, pari al 15% del totale delle aree percorse da incendio. A livello di tipologie arboree, il danno maggiore ha colpito le latifoglie decidue come querceti e faggete con 64,70 chilometri quadrati, seguite dalle latifoglie sempreverdi (leccete e macchia alta) con 58,13 chilometri quadrati, e dalle aghifoglie sempreverdi (pinete e abetaie) con 36,08 chilometri quadrati. Per quanto riguarda le singole regioni sul fronte specificamente forestale, la Sicilia guida la classifica con 59,11 chilometri quadrati di boschi inceneriti, seguita da Calabria (23,31 chilometri quadrati), Piemonte (22 chilometri quadrati), Puglia (17,91 chilometri quadrati) e Abruzzo (13,99 chilometri quadrati).

Dettaglio provinciale: le aree più ferite d’Italia tra Sud e archi alpini

Scendendo nel dettaglio delle province italiane che hanno subito danni superiori a un chilometro quadrato di superficie forestale, il quadro evidenzia criticità diffuse lungo tutta la penisola. La provincia di Agrigento guida la graduatoria con 14,82 chilometri quadrati di bosco bruciato, seguita da Cosenza con 11,64 chilometri quadrati, Messina con 11,50 chilometri quadrati e L’Aquila con 10,16 chilometri quadrati.

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Altre situazioni di grave emergenza si registrano a Palermo (9,72 chilometri quadrati), Bari (9,60 chilometri quadrati), Catania (9,41 chilometri quadrati) e Caltanissetta (7,63 chilometri quadrati). Sul fronte settentrionale, colpite duramente le aree montane del Piemonte e del Friuli, con la provincia di Vercelli che segna 8,67 chilometri quadrati di foreste distrutte, il Verbano-Cusio-Ossola con 6,05 chilometri quadrati, Biella con 5,38 chilometri quadrati e Udine con 3,69 chilometri quadrati.

Altre province significativamente colpite comprendono Vibo Valentia (4,98 chilometri quadrati), Foggia (4,88 chilometri quadrati), Reggio Calabria (4,13 chilometri quadrati), Potenza (3,37 chilometri quadrati), Chieti (3,18 chilometri quadrati), Latina (3,11 chilometri quadrati), Siracusa (2,76 chilometri quadrati), Enna (2,59 chilometri quadrati), Salerno (2,40 chilometri quadrati), Frosinone (2,31 chilometri quadrati) e Catanzaro (1,85 chilometri quadrati). Valori compresi tra 1 e 1,7 chilometri quadrati di bosco bruciato si registrano infine nelle province di Alessandria, Ogliastra, Taranto, Lecco, Caserta, Barletta-Andria-Trani, Pordenone, Medio Campidano, Perugia, Sassari e Matera.

Bilancio ecologico: quasi il 40% dei roghi boschivi in Aree protette

Un elemento di estrema gravità ecologica emerso dal rapporto Ispra riguarda l’incidenza degli incendi all’interno dei sistemi di tutela naturalistica. Complessivamente, circa il 30% della superficie totale colpita a livello nazionale ricade all’interno di Aree protette, per un ammontare di 342,21 chilometri quadrati.

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Ancora più allarmante è il dato relativo alle sole superfici forestali: quasi il 40% di tutto il bosco bruciato in Italia durante la stagione estiva 2026 si trovava all’interno di confini protetti. Analizzando i singoli strumenti di salvaguardia, i siti della rete Natura 2000 hanno registrato danni su 67,69 chilometri quadrati di foreste, mentre le aree comprese nell’Elenco Ufficiale delle Aree Naturali Protette (Euap) hanno perso 38,74 chilometri quadrati di boschi.

Entrando nello specifico delle tipologie gestionali, i danni più ingenti si sono concentrati nelle Zone Speciali di Conservazione (Zsc) con 34,3 chilometri quadrati di foreste colpite, nei Parchi Nazionali con 28,78 chilometri quadrati e nelle Zone di Protezione Speciale (Zps) con 27,19 chilometri quadrati, confermando come la tutela formale non sia bastata a schermare questi ecosistemi dall’impatto devastante dei roghi.

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