I francesi sono sempre più preoccupati per i potenziali effetti della crisi climatica. Lo rivelano le opinioni espresse nel barometro Écologie Environnement del panel Elipss. La gerarchia delle preoccupazioni colloca al primo posto i disastri naturali, davanti all’inquinamento, all’esaurimento delle risorse e all’erosione della biodiversità. Da due anni a questa parte, non è più solo il cambiamento climatico in sé a destare timori, ma anche le sue conseguenze, di cui le catastrofi naturali sono la traduzione concreta: inondazioni, siccità, tempeste, incendi boschivi.
La percentuale di francesi che ritiene che c’è ancora tempo per combattere efficacemente il cambiamento climatico tende quindi a diminuire (51%, 7 punti in meno rispetto alla precedente rilevazione). Allo stesso tempo, anche la percentuale di persone meno convinte dell’inevitabilità del cambiamento climatico è in calo (15%, 6 punti in meno).
Crisi climatica: le politiche devono seguire la scienza
Leggendo i dati, l’81% dei francesi concorda (completamente o parzialmente) con l’idea che il governo debba seguire le raccomandazioni scientifiche sul clima, anche se la popolazione si oppone. La percentuale di intervistati che sono completamente d’accordo è in calo (21%, 2 punti percentuali in meno), ma lo stesso vale anche per gli intervistati che non sono d’accordo con questa opinione (15%, -5 punti).
La percentuale di intervistati che ritiene che le politiche climatiche non siano sufficientemente estese è diminuita significativamente tra il 2023 e il 2024 (dal 42% al 29%). Allo stesso tempo, però, è diminuita anche la percentuale di francesi che ritiene che queste politiche, al contrario, siano eccessive (dal 7% al 4%). A questo proposito, il livello di istruzione degli intervistati ha una forte influenza sulle opinioni espresse: coloro con un livello di istruzione più basso hanno il doppio delle probabilità di ritenere che le politiche climatiche siano già eccessive.
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Francesi si affidamento alla tecnologia piuttosto che all’ecologia
La percentuale di intervistati che ritiene il progresso scientifico e tecnologico come risposta ai problemi ambientali contemporanei è del 47%, con un aumento di 9 punti percentuali rispetto all’anno precedente. “Questo aumento significativo suggerisce che i cittadini si affidano sempre più alle soluzioni tecnologiche per affrontare le minacce ambientali, piuttosto che all’ecologia delle pratiche individuali e collettive” si legge a commento. Questa opinione è più frequente tra gli intervistati con il tenore di vita più elevato (54%, 16 punti in più rispetto a quelli con un tenore di vita basso), tra i 56-65enni (54%, rispetto al 42% dei 36-45enni) e tra gli uomini (52%, rispetto al 44% delle donne).
Di fronte alla crisi climatica, spesso percepita come inevitabile, il 28% dei francesi ritiene che non sia più il momento delle politiche di mitigazione e che le politiche di adattamento debbano ora essere prioritarie. Ciò vale in particolare per i meno istruiti (36%, 20 punti in più rispetto agli intervistati con titoli di studio superiori), i lavoratori manuali (34%, rispetto al 18% dei dirigenti e delle professioni intellettuali superiori ) e gli over 65 (32%, rispetto al 17% degli under 35). Gli intervistati con posizioni politiche più a destra sono più propensi di altri a pensare che il cambiamento climatico non avrà alcuna conseguenza per loro nella vita quotidiana (10%, rispetto al 5% in media) o nella loro attività professionale (26%, ovvero 8 punti in più rispetto alla media).
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