Una biopasta biodegradabile per salvare le barriere coralline

Nuovi orizzonti per la salvaguardia marina: la ricerca

Dalla collaborazione tra l’università di Milano-Bicocca, l’Istituto Italiano di Tecnologia (Iit) e l’Acquario di Genova emerge una speranza concreta per le barriere coralline, ecosistemi marini fondamentali minacciati dal cambiamento climatico. Il gruppo di ricerca congiunto ha sviluppato una soluzione innovativa: una biopasta completamente biodegradabile che non solo serve da ancoraggio per i coralli, ma ne accelera la crescita grazie alla tecnologia della mineralizzazione elettrochimica. Lo studio è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista Advanced Materials.

barriere coralline

Le barriere coralline, oltre a essere riserve di biodiversità e risorse cruciali per pesca e turismo, svolgono un ruolo chiave negli equilibri ecologici globali. Di fronte alla loro progressiva degradazione, la ricerca si orienta verso soluzioni innovative che combinino ecocompatibilità, efficacia e rapidità d’intervento.

Active biopaste: un materiale multifunzionale

Il nuovo materiale, denominato active biopaste, è una pasta a base di olio di soia modificato e grafene. Una volta mescolata, questa pasta indurisce in modo controllato, trasformandosi in un substrato solido e conduttivo. Il gruppo di ricerca ha sottolineato che questa innovazione facilita l’ancoraggio di frammenti di corallo e promuove la Mineral accretion technology (Mat), una tecnica che stimola la loro crescita.

In particolare, il gruppo di ricerca ha evidenziato che ciò che rende unica questa soluzione è l’integrazione di due funzioni fondamentali in un unico materiale innovativo. Da un lato, questa pasta semplifica il fissaggio dei coralli, rendendolo più sicuro e affidabile sia nei vivai subacquei che direttamente sulla barriera corallina. Dall’altro, grazie alle sue proprietà conduttive, stimola la crescita dei coralli attraverso la Mat. A differenza della Mat tradizionale, non sono più necessarie strutture metalliche permanenti, eliminando il rischio di corrosione e inquinamento nel tempo.

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Un cerotto per i coralli malati e salvare le barriere coralline

Un secondo importante contributo alla tutela dei reef, frutto della stessa collaborazione, è stato pubblicato sulla rivista One Earth. In questo studio, è stato sviluppato un sistema eco-compatibile per la somministrazione mirata di antibiotici ai coralli malati. Si tratta di una sorta di cerotto che combina un film idrofilo caricato con antibiotici, realizzato con chitosano (un polimero derivato dai crostacei), e un sigillante naturale idrofobico a base di cera d’api e oli vegetali (girasole e lino).

Tutti questi materiali sono naturali e, una volta degradati, non danneggiano l’ecosistema marino. Il gruppo di ricerca spiega che questa tecnologia permette di curare i coralli da malattie aggressive che tendono a danneggiarne i tessuti e a diffondersi rapidamente nelle barriere coralline. Grazie al doppio strato, gli antibiotici vengono rilasciati esclusivamente sulla zona infetta del corallo e la somministrazione è isolata grazie alla pasta sigillante che ne previene la diffusione nell’ambiente marino.

Nei test in acquario, la terapia ha bloccato la progressione della malattia in oltre il 90% dei casi trattati. Questi risultati si inseriscono in un percorso di ricerca avviato da anni dal team congiunto, che è diventato un punto di riferimento internazionale nello sviluppo di tecnologie per la tutela dei coralli. Un approccio interdisciplinare che ha già portato a soluzioni innovative, come l’impiego della curcumina per ridurre lo sbiancamento dei coralli. Materiali e innovazioni sono stati sperimentati presso la sede del MaRHE Center all’interno dell’Acquario di Genova,.

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