Il 5 febbraio è la “Giornata Nazionale contro lo spreco alimentare”. Una riflessione necessaria se pensiamo che il cibo sprecato ogni anno vale in Italia quasi 16 miliardi annui, circa l’1% del Pil nazionale (dati del Ministero dell’Ambiente gennaio 2018).

Iniziative come il Banco alimentare permettono di riqualificare la filiera di distribuzione cibo che altrimenti andrebbe sprecato come invenduto prossimo alla scadenza. Iniziativa che sta crescendo, come segnala la Coldiretti, che stima un aumento delle donazioni di ben il 20% dall’entrata in vigore della legge, che ha permesso una semplificazione delle procedure che industrie e catene di distribuzione devono rispettare per consegnare le scorte alimentari a rischio scadenza. Come sottolinea il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti in una nota: “Sugli sprechi alimentari abbiamo invertito il trend, abbiamo fatto una buona legge che sta dando risultati, abbiamo mandato un messaggio che è di economia domestica ma anche di etica, di ecologia sociale“.

Sono aumentate anche, segnala sempre la Coldiretti, le strutture di ristorazione che si sono adeguate al servizio “doggy bag”, cioè portare a casa il cibo acquistato che rimane nei piatti, sempre grazie ad una semplificazione normativa; in questo caso la legge 166/16.

Il cibo oltre la nutrizione

Se pensiamo al cibo oltre al concetto di materia prima per vivere, ricordiamoci che con quello sprecato potremmo sfamare gli oltre 815 milioni di persone che soffrono la fame e, se valutiamo l’impatto dell’intera filiera di produzione, scopriamo che l’eccesso ha un impatto ragguardevole sul bilancio ambientale. Tra gas metano prodotto in discarica e soprattutto l’acqua per far crescere e alimentare piante e animali come l’energia per arare campi riscaldare serre e gestire allevamenti.

Il gas metano prodotto dal cibo che finisce in discarica è 21 volte più dannoso della CO2. Con una riduzione dello spreco di cibo del 20%, nei soli Stati Uniti, in 10 anni si otterrebbe una riduzione delle emissioni di gas serra annuali di 18 milioni di tonnellate.

Quanto cibo sprechiamo

L’Italia sta migliorando negli sprechi difatti secondo il Food Sustainability Index, ha raggiunto il 4° posto nella classifica da loro stilata nel recupero degli alimenti.

Come sottolinea Galletti nella nota:”Oggi, nella giornata contro lo spreco alimentare, l’Italia può guardarsi allo specchio con l’orgoglio di aver posto finalmente il problema all’attenzione dell’opinione pubblica e di aver cominciato a sprecare meno, con una riduzione del 20% nell’ultimo anno. Ma abbiamo fatto solo un primo passo. Cento grammi al giorno, quasi 85 chili l’anno di cibo buono sprecato in ciascuna famiglia – come rivela la ricerca del progetto “Reduce” dell’Università di Bologna, promosso dal mio Ministero – sono ancora una quantità inaccettabile”.

I circa 145 kg di cibo pro capite gettati ogni anno nella spazzatura in Italia (fonte Waste Watcher) possiamo dire che equivalgono più meno a 1.000 mele piccole (da 150g ognuna) o 1.500 piatti di pasta (da 1hg circa) o poco meno di 750 confezioni di legumi in barattolo (considerando quelli da 200g), come valutato dal Food Sustainability Index, indice creato da Fondazione Barilla e The Economist Intelligence Unit, che analizza 34 Paesi in base alla sostenibilità del loro sistema alimentare.  Dati di spreco che equivalgono in pratica a molto più di quanto potrebbe consumare in media in 1 anno una famiglia di 3 persone.

Sono oltre 2,2 tonnellate di spreco economico e, come ha detto Papa Francesco, di alimenti sottratti alla mensa dei poveri. Era importante partire nella sfida contro lo spreco. L’abbiamo fatto e bene, adesso è ancora più importante andare avanti e puntare allo spreco  zero” conclude Galletti.

Lo spreco nelle case degli italiani: i dati reali

I primi dati reali sullo spreco domestico, prodotti dell’Osservatorio Waste Watcher che consta in un monitoraggio diretto su 400 famiglie italiane attraverso lo strumento dei Diari, hanno accertato che ogni famiglia getta 84,9 kg di cibo nel corso dell’anno. A livello nazionale ne sprechiamo 2,2 milioni di tonnellate all’anno, per un costo complessivo di 8,5 miliardi €. lo 0,6% del pil.

Guida l’infausta ‘hit’ dei cibi gettati la verdura, che ciascuno di noi sperpera ogni giorno, in media, per quasi 20g, pari al 25,6% dello spreco totale giornaliero (in un anno significa sprecare 7,1 kg di verdure). Subito dopo il latte e latticini con 13,16 g al giorno, pari al 17,6% dello spreco totale giornaliero, per 4,8 kg all’anno. A seguire la frutta (12,24 g) e i prodotti da forno (8,8 g). Le cause? Aver raggiunto o superata la data di scadenza o essere andato a male nel 46% dei casi, e aver gettato il cibo che non era piaciuto (26%)

Lo spreco nella filiera

Fa eco a questo dato l’indagine Coldiretti, che registra come quasi tre italiani su quattro (71%) hanno diminuito o annullato gli sprechi alimentari nell’ultimo anno per un 22% che li ha mantenuti costanti, mentre un 7% dichiara di averli aumentati.

Gli sprechi domestici rappresentano, secondo la Federazione, il 54% a cui vanno aggiunti gli scarti della ristorazione (21%), della distribuzione commerciale (15%), dell’agricoltura (8%) e della trasformazione (2%) per un totale di oltre 16 miliardi in un anno.

Secondo l’indagine si spreca anche nelle mense scolastiche con quasi 1/3 dei pasti che viene gettato. L’equivalente di 90 grammi di cibo per ogni studente, ad ogni pasto. C’è anche una statistica dei cibi meno graditi: la frutta per tutti mentre per i bambini il ‘secondo’ piatto.

I dati reali del monitoraggio sul retail segnalano invece che la grande distribuzione produce 2,89 kg/anno di spreco alimentare per abitante, vale a dire 55,6 gr a settimana e 7,9 gr al giorno. Mentre il 35% potrebbe essere recuperabile per finalità alimentari.

Le iniziative per evitare lo spreco alimentare

Sono diverse le iniziative volte alla sensibilizzazione su questo tema ad esempio: il progetto “Share a meal” sulla cucina antispreco organizzato da Unilever Italia, Knorr e World Food Programme che in Italia ha coinvolto nel 2017 più di 1/3 degli italiani ed ha permesso di donare dall’inizio della iniziativa (2014) 4 milioni di pasti nelle scuole del Kenya.

Il 2018 vedrà un proseguo della attività volta ai giovani: studenti degli Istituti alberghieri e delle scuole primarie saranno coinvolti attraverso ad una formazione specifica sulla sostenibilità in cucina e laboratori pratici per creare menu sostenibili dal punto di vista nutrizionale, sociale e ambientale.

Aumentano anche le iniziative dedicate a ricette in cui si favorisce il riuso alimentare.

Il ruolo del packaging

Doggy bag creative e biocompostabili sono solo alcuni dei ruoli che può svolgere il packaging per limitare gli sprechi. Gli imballaggi difatto hanno un ruolo considerevole su cibo e impatto ambientale. Non mancano le innovazioni per trasformarli in risorsa compostabile o riciclabile al 100%.
Diverse le iniziative che si stanno avviando in tal senso come il progetto BIOCOSÌ, sviluppato dalla start-up pugliese EggPlant ed Enea, che punta a utilizzare le acque reflue della filiera casearia per produrre bioplastica per imballaggi e conservazione degli alimenti (vaschette per i formaggi o bottiglie per il latte) 100% biodegradabili e compostabili.

Iniziative che sono anche di supporto alla salute considerando le recenti ricerche che hanno segnalato un aumento di plastica all’interno delle persone spesso ingeriti dai packaging.

 

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