La nuova cultura urbana del cibo, tra sostenibilità e innovazione

Al Climate Innovation Summit 2017 anche le sfide del settore food

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Dal progetto di integrazione della coltivazione di microalghe nell’ambiente urbano proposto dallo studio di architettura ‘Ecologic Studio’, alla tecnica acquaponica delle fattorie urbane della startup londinese Grow Up. Questi sono solo alcuni esempi di una nuova cultura urbana del cibo ‘circolare’ e sostenibile, che valorizza i prodotti locali e sfrutta le innovazioni tecnologiche a disposizione sul mercato per ridurre al minimo l’impatto ambientale sul nostro pianeta.  Una rivoluzione che vede come protagoniste le città, ma soprattutto i cittadini e le loro scelte alimentari. Di questi temi si è parlato ieri a Milano in una delle tante sessioni del
Climate Innovation Summit 2017 ( 30-31 ottobre), un evento dedicato alle potenzialità offerte dall’innovazione per contrastare i cambiamenti climatici.

Proprio l’innovazione costituisce, infatti, lo strumento principe su cui puntare per promuovere un approccio al cibo a basso impatto ambientale, che abbandoni l’unidirezionalità di uno sfruttamento di risorse forsennato a favore di un atteggiamento consapevole e volto a tutelare il nostro pianeta. In questo senso spetta alle città il ruolo di leve per lo sviluppo di questi percorsi virtuosi in cui – come ha sottolineato Anna Scavuzzo, vice sindaco di Milano –  il tema del cibo si lega indissolubilmente a quello della salute e dell’educazione. In quest’ottica la sfida è quella di adottare una “visione olistica” per far sì che il cibo salutare sia a disposizione di tutti grazie ad interventi mirati che promuovano la sostenibilità dei sistemi alimentari, la lotta allo spreco, lo sviluppo della  ricerca agricola e alimentare e la diffusione di una vera e propria educazione all’alimentazione.

Tra i tanti progetti che cercano di accelerare i cambiamenti nei sistemi alimentari globali puntando a rendere disponibili prodotti sani e ottenuti in modo responsabile per il più alto numero di persone, c’è anche l’iniziativa FReSH. Si tratta di un programma congiunto tra tra la fondazione EAT ( realtà che declina il tema della corretta alimentazione da un punto di vista scientifico e politico) e WBCSD, l’organizzazione globale che coinvolge oltre 200 aziende unite dall’obiettivo di  accelerare la transizione verso un mondo sostenibile. Un traguardo che, come ha spiegato Emeline Fellus , project manager dell’iniziativa, non può prescindere dalle politiche urbane e dalle scelte dei singoli cittadini, “la leva più importante” da sfruttare.

Progetti come le fattorie urbane di Grow Up o le strutture per la coltivazione delle alghe proposte da da  ‘Ecologic Studio’ lavorano proprio in questa direzione cercando di introdurre nelle realtà urbane degli input per coloro che sono i veri protagonisti di questa rivoluzione dell’approccio al cibo: i consumatori. Il fatto ad esempio di poter introdurre la coltivazione della delle alghe nell’ambiente urbano attraverso dei pannelli da applicare in spazi pubblici o privati – ha sottolineato  Marco Poletto, co-fondatore e  direttore di Ecologico Studio –  permette di “introdurre dei cicli virtuosi nelle città” favorendo la diffusione di meccanismi circolari in cui lo scarto di un processo diventa la risorsa di un altro. (nel video in alto l’intervista completa)

Tuttavia il rischio  è che questo approccio al cibo innovativo, sostenibile, salutare ed etico rimanga confinato a un ambito elittario, alle scelte di un ceto sociale ristretto e più abbiente. La sfida principale è quella di renderlo, invece, sempre di più una realtà a portata di tutti.

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