Biocarburanti un rischio per la sicurezza alimentare secondo Transport & Environment

Rispondere all’impennata dei prezzi del greggio accelerando sulla produzione di biocarburanti è una strategia rischiosa che potrebbe innescare una crisi alimentare globale. È questo il duro monito lanciato da Transport & Environment (T&E), la principale organizzazione indipendente europea per la decarbonizzazione dei trasporti.

Secondo l’ultimo report dell’associazione, la corsa all’approvvigionamento di biomasse spingerà la domanda globale di biofuels a una crescita verticale: +30% nel 2026 e un impressionante +70% entro il 2030. Una dinamica che mette in diretta competizione il settore della mobilità con quello alimentare, con gli oli vegetali che hanno già toccato i massimi storici dal 2022.

Schermata 2026 06 04 Alle 09.42.06

L’analisi non considera un uso di economia circolare da biocarburanti ma una filiera votata alla loro produzione ex novo. Un monito che come per l’uso dell’Ai guarda non tanto al prodotto finito ma alla valutazione della filiera e all’utilizzo della stessa.

Tensioni geopolitiche e l’effetto “cibo nel motore”

I prezzi delle materie prime alimentari sono in crescita da tre mesi consecutivi, ricalcando lo scenario successivo all’invasione dell’Ucraina del 2022. A seguito delle recenti tensioni in Medio Oriente – in particolare l’attacco statunitense-israeliano all’Iran e il conseguente shock petrolifero – governi come quelli di Stati Uniti, Indonesia e Thailandia hanno innalzato i target di miscelazione dei biocarburanti nei carburanti tradizionali. Parallelamente, giganti agricoli come Brasile e Indonesia stanno stringendo i freni sulle esportazioni di colture per tutelare le proprie riserve.

«I governi stanno giocando col fuoco promuovendo l’uso di cibo come combustibile», dichiara Carlo Tritto, Sustainable Fuels Manager di T&E Italia. «Puntare sui biofuel per ridurre la dipendenza dal petrolio porta enormi danni collaterali. I governi devono accelerare su opzioni più sostenibili ed efficienti come l’elettrificazione, capace di ridurre considerevolmente il consumo di energia fossile. Bruciare biocarburanti nelle auto non interrompe il circolo vizioso della volatilità dei prezzi».

Il nodo fertilizzanti e il blocco di Hormuz

L’analisi di T&E evidenzia un’altra grave inefficienza strutturale: a livello mondiale, la produzione di biocarburanti assorbe già il 5% dei fertilizzanti globali per generare appena il 4% dei carburanti per i trasporti.

Questo mercato è oggi fortemente sotto pressione a causa del blocco dello Stretto di Hormuz. La situazione è critica per molti grandi produttori che dipendono da Russia, Cina e Medio Oriente per oltre il 50% dell’import di fertilizzanti:

  • Indonesia: destina un quinto (20%) dei suoi fertilizzanti totali alle colture per biomasse.

  • Stati Uniti: utilizzano circa il 10% del proprio fabbisogno per lo stesso scopo.

Con le previsioni di contrazione della produzione agricola dovuta alla scarsità di concimi, l’ulteriore aumento di richiesta per i biofuel costringerà ad attingere alle riserve alimentari globali, accelerandone l’esaurimento.

Consumo di suolo e paradosso ambientale

I danni collaterali non si limitano all’economia e alle tavole, ma colpiscono duramente l’ambiente. Se i biocarburanti dovessero arrivare a coprire il 20% del mix energetico globale, sarebbe necessario convertire alla coltivazione di biomasse altri 130 milioni di ettari di terreno: una superficie equivalente all’estensione dell’intero Sudafrica.

Questo massiccio cambio d’uso del suolo comporterebbe una deforestazione su larga scala e la distruzione di ecosistemi vitali. Il paradosso, denuncia T&E, è che tali dinamiche genererebbero emissioni di carbonio nettamente superiori rispetto ai combustibili fossili che i biofuels dovrebbero teoricamente sostituire.

La richiesta: priorità alla sicurezza alimentare

T&E chiede una netta inversione di rotta e l’introduzione di clausole di salvaguardia a tutela dei consumatori. Di certo i biocarburanti generati da una filiera di rigenerazione sono più in linea con un approccio green alla transizione di quelli Generati da una filiera alimentare ex novo.

«Si rischia di innescare una spirale disastrosa sui prezzi del cibo», conclude Tritto. «I governi devono fare una scelta semplice: dare priorità alla sicurezza alimentare rispetto al caro-carburante. Qualsiasi politica sui biocarburanti deve includere un meccanismo di emergenza che blocchi immediatamente la produzione non appena i prezzi dei generi alimentari superano una determinata soglia di guardia».


Per ricevere quotidianamente i nostri aggiornamenti su energia e transizione ecologica, basta iscriversi alla nostra newsletter gratuita

Tutti i diritti riservati. E' vietata la diffusione
e riproduzione totale o parziale in qualunque formato degli articoli presenti sul sito.
Un team di professionisti curioso e attento alle mutazioni economiche e sociali portate dalla sfida climatica.