L’intelligenza artificiale inquina o ci fa risparmiare emissioni?

L'ultimo white paper realizzato da Up2You ha analizzato cinque categorie merceologiche e la risposta non è scontata

L’intelligenza artificiale inquina oppure no? Secondo l’ultimo white paper realizzato da Up2You la differenza la fa il settore di impego e, come ragionevolezza vuole, il metodo di utilizzo. Come dichiara Alessandro Broglia, co-founder di Up2You.

“L’AI non è intrinsecamente sostenibile o insostenibile: il vero tema è misurare il saldo netto tra le emissioni generate e quelle evitate. Le aziende che sapranno governare questo equilibrio potranno trasformare l’intelligenza artificiale in una leva concreta di competitività, efficienza e decarbonizzazione”.

Per questo Up2You propone una roadmap che parte dalla misurazione delle emissioni anche includendo le soluzioni basate sull’AI, per arrivare all’individuazione e prioritizzazione degli investimenti privilegiando applicazioni a saldo positivo (economico e ambientale).

L’analisi del white paper

Il white paper di Up2You ha studiato cinque tipologie di imprese italiane. Per ognina ha valutato “il saldo tra le emissioni generate dall’utilizzo dell’intelligenza artificiale e quelle evitate con l’ottimizzazione dei processi aziendali”. In questo modo ha evidenziato come sia utile ai fini di una valutazione conoscere il concetto di “bilancio carbonico netto dell’AI”, misurando il rapporto tra emissioni generate ed emissioni evitate.

Le cose che consumano di più:

  • una singola query a un Large Language Model può consumare fino a dieci volte l’energia richiesta da una ricerca tradizionale sul web.
  • Le emissioni globali attribuibili alla sola AI generativa sono oggi stimate tra 32 e 80 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente.
  • I consumi energetici dei data center sono un’altra voce di impatto ambientale che è destinata potenzialmente a raddoppiare entro il 2030.

Un dato che sembra tutto a sfavore della Ai, ma se guardiamo all’impatto sulle aziende logistiche e manifatturiere il bilancio di emissioni cambia. Qui l’intelligenza artificiale viene applicata a processi fisici ad alta intensità emissiva come alla ottimizzazione  delle rotte di un trasporto merci su strada magari con il monitoraggio dello stile di guida. In questo modo è possibile abbattere i consumi sul singolo mezzo fino al 7-10% e con una riduzione del 10-15% dei chilometri percorsi a vuoto. Si tratta numeri alla mano di ridurre per un operatore medio tra le 80 e le 250 tonnellate di CO₂ all’anno.

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Dove prevale un utilizzo “cognitivo” dell’AI il calcolo diventa più complesso e i  benefici ambientali indiretti possono essere più bassi. Qui per dirla con le parole di Broglia “il consumo energetico delle inferenze rischia di crescere più rapidamente dei vantaggi ambientali generati se usata in modo non efficace. La vera sfida non è ridurre l’uso dell’AI, ma orientarlo verso applicazioni capaci di creare un saldo positivo reale”.

Strategico misurare l’impatto ambientale dei processi anche dell’Ai

Dallo studio emerge come molte aziende italiane non abbiano ancora sviluppato strumenti adeguati per monitorare i rischi ambientali legati all’intelligenza artificiale:

  • il 64% delle realtà analizzate non dispone di presidi attivi dedicati,
  • mentre solo il 50% ha avviato percorsi di formazione interna sul tema.

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