
Anche l’on. Rossella Muroni (LeU) della commissione Ambiente ha palesato grosso scontento. “C’è un problema culturale”, ha spiegato, oltre che “di allocazione delle risorse: sono d’accordo con Stefano Ciafani (il Presidente di Legambiente era tra i relatori del convegno ndr.) che quando si tratta di norme per la tutela dell’ambiente il Governo non è disposto ad allocare nuove risorse”. Come caso esemplare la Muroni ha citato la norma Salvamare (di seguito anche il video commento).
Di altro avviso la controparte politica. L’on. Tullio Patassini (Lega) della commissione Attività produttive e membro della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali a esse correlati ha commentato: “Gli altri paesi europei invidiano le nostre competenze sulla trasformazione del rifiuto in prodotto”. “La procedura di emanazione del decreto EoW è lunga perché complessa”. Ha concluso ricordando che “il ministero dell’Ambiente sta lavorando ai decreti attuativi della normativa europea sull’economia circolare”.
A confermarlo Mariano Grillo, d.g. della Direzione generale per i rifiuti e l’inquinamento al MinAmbiente: “Il decreto EoW è molto complesso, per questo richiede tempi lunghi”, ha precisato. “È pronto ma vogliamo renderlo più snello”.
Il d.g. ha poi annunciato che presto ci sarà un decreto rimodulativo per il recupero degli pneumatici fuori uso e una rimodulazione della norma su Raee e veicoli giunti a fine vita.
La depurazione dei fanghi rischia di aumentare il costo della bolletta
Il tema della depurazione dei fanghi è stato ripreso in sede d’evento da più relatori. E’ stato al centro di una riunione al ministero dell’Ambiente lo scorso 11 luglio per rispondere alle “sofferenze dello smaltimento dei fanghi in agricoltura”, come sottolineato da Grillo. Ed è al centro dei lavori della Commissione parlamentare sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse collegate, ha evidenziato il presidente Stefano Vignaroli.
Il rischio è che il cittadino si trovi a pagare “dal 5 al 10 per cento in più per la Tari” per il trattamento dei fanghi che “fa parte del ciclo idrico”, ha commentato Filippo Brandolini, vicepresidente di Utilitalia. “La normativa sui fanghi compie 27 anni, è anche difficile garantire la loro qualità”, ha precisato. Per il vicepresidente urge adottare un “approccio di riforma della gestione globale dei fanghi” che non consideri “la discarica come soluzione alla gestione dei fanghi”.
“In Puglia un’azienda ha dovuto dimezzare la produzione e fermare gli impianti per qualche periodo perché non ha potuto più mandare i suoi scarti in una discarica che si occupava di smaltire i fanghi di depurazione”, ha portato ad esempio Mauro Grotto, presidente di Aira. Spesso le imprese raggiungono gli obiettivi di recupero fissati a livello nazionale “perché mandano nella discarica di proprietà gli scarti. Sono gli operatori con cui si riesce a tenere in piedi l’intero sistema dei costruttori di veicoli”.
Impianti
Più che di carenza impiantistica bisognerebbe parlare di cattiva gestione degli impianti. Secondo Chicco Testa, presidente Fise Assoambiente, “si bloccano inceneritori di cui non si sa cosa fare, ma non tutto è riciclabile”. “Ok agli impianti – ha proseguito- ma di ogni genere”.
Nella video intervista al d.g. di Ispra, Alessandro Bratti, il riassunto del Rapporto rifiuti speciali 2019 Ispra-Snpa.
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