La città più ricca d’Italia non è necessariamente quella in cui si vive meglio. È questo il paradosso al centro del nuovo studio “Dove e perché si vive meglio in Italia? Lo Smart City Index”, pubblicato dal Centro di Ricerca Divulgativo della Rome Business School e firmato da Francesco Baldi (Docente dell’International Master in Finance presso RBS) e Valerio Mancini (Direttore del Centro e rappresentante della Consulta Roma Smart City Lab).
Incrociando dati Eurostat, OCSE e ISTAT su sei dimensioni chiave (economy, governance, mobility, environment, people, living), il report disegna una nuova “geografia della felicità”, dimostrando come il potere d’acquisto reale e il benessere quotidiano delle famiglie raramente coincidano con il solo PIL prodotto da un territorio.
La classifica italiana: il trionfo della città media
A guidare la classifica nazionale dello Smart City Index è Trento con 52,7 punti su 100, seguita da Aosta (51,0) e Bologna (47,5). Il primato trentino non nasce da un singolo picco di eccellenza, ma da un perfetto equilibrio tra sostenibilità e vivibilità: il 46% di verde urbano, un livello ridotto di polveri sottili (PM2.5 a soli 12 µg/m³) e tempi di percorrenza stradale da record. Per percorrere 10 km a Trento servono in media appena 14,5 minuti, contro gli oltre 30 necessari a Milano, Roma e Torino.

Bologna conquista la vetta nazionale nelle dimensioni people (grazie a una quota di laureati del 39,6%) e governance (72,1 punti, trainata dal 59,3% di utilizzo dei servizi digitali della PA). Tra i centri virtuosi spiccano anche Padova, forte del suo storico ateneo e di un’alta concentrazione di capitale umano, oltre a Bergamo, Udine e Parma, a conferma di come le città di medie dimensioni abbiano ormai superato le megacittà nel garantire un’alta qualità della vita.
Il paradosso Milano: ricca ma invivibile
Milano rimane il motore economico indiscusso del Paese: genera un PIL complessivo superiore ai 228 miliardi di euro (52,8 mila euro pro capite), registra un tasso di disoccupazione ad appena il 4,3% e domina la sezione economy con 35,9 punti. Tuttavia, la metropoli lombarda crolla quando si tratta di sostenibilità ed accessibilità:
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Ambiente (environment): sprofonda a 21,2 punti a causa di una concentrazione di PM2.5 pari a 19,5 µg/m³ (peggio fa solo Torino con 19,2 punti).
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Casa e carovita: i prezzi immobiliari superano i 7.000 euro al mq in molte zone. Comprare un appartamento medio di 80 mq richiede ormai l’equivalente di circa 19,5 annualità di stipendio, penalizzando fortemente studenti, giovani professionisti e lavoratori qualificati.
Roma soffre sui servizi; profondo rosso al Sud (ma con eccezioni)
Roma si piazza al secondo posto in Italia per capitale umano (people, 45,2 punti) grazie alle sue università e all’occupazione nei settori ad alta intensità di conoscenza, oltre a vantare un PIL di oltre 163 miliardi. A zavorrare la Capitale è tuttavia la quotidianità: la mobilità è tra le più congestionate del campione (appena 4,9 km percorsi in 15 minuti) e i servizi di governance (44 punti) rivelano una marcata difficoltà nel trasformare le risorse a disposizione in efficienza amministrativa.
Il report evidenzia inoltre il persistere del divario Nord-Sud: la distanza nella governance tra Bologna (72,1 punti) e Potenza (ultima con meno di 16 punti) supera i 66 punti. Città come Napoli, Catanzaro, Palermo e Cagliari soffrono per bassi livelli di PIL pro capite e un’alta disoccupazione, fattori che alimentano la fuga dei giovani laureati.
Non mancano però i segnali in controtendenza: sul piano ambientale, diverse realtà meridionali tengono testa al Nord. Potenza, ad esempio, raggiunge ben 78,8 punti nella dimensione environment (con il 39% di verde e PM2.5 a 8,5 µg/m³), posizionandosi decisamente meglio di Milano e Torino.
Il confronto europeo: l’Italia rincorre

Nessuna città italiana riesce a inserirsi nella Top 10 continentale. La classifica europea è guidata da Copenaghen con 63,2 punti (oltre 10 punti sopra Trento), forte di un utilizzo dei servizi digitali che supera il 94% e di un PM2.5 di appena 7 µg/m³. Seguono Monaco, Lussemburgo e Dublino.
| Città | Punteggio Smart City Index | Note principali |
| Copenaghen | 63,2 | Digitale >94%, PIL pro capite 73,7k € |
| Amsterdam | 56,9 | Governance a 89,2 punti |
| Trento (1ª Italiana) | 52,7 | Fascia media europea (al pari di Madrid e Parigi) |
| Bologna | 47,5 | Sotto Barcellona (45,6) e Zagabria |
| Milano | 43,3 | Tra Barcellona e Atene, penalizzata da casa e smog |
| Londra | 36,9 | Crollo nella qualità della vita per il costo dell’abitare |
Lavoro ibrido e nuovi stili di vita
Il report lega questo scenario all’affermazione del lavoro agile e ibrido: la progressiva riduzione del vincolo di presenza in ufficio spinge sempre più professionisti a scegliere la propria residenza in base ai servizi e al costo dell’abitare anziché alla vicinanza fisica al datore di lavoro. È il contesto in cui si inserisce anche il fenomeno del South Working.
“Non basta avere un PIL elevato se il costo della vita riduce l’accessibilità”, spiega Francesco Baldi. “La smart city non coincide con la città più grande, né necessariamente con quella più ricca. Le persone oggi scelgono dove vivere meglio.”
Gli fa eco Valerio Mancini: “Il limite italiano è soprattutto la difficoltà di convertire dotazioni economiche, universitarie e culturali in performance urbane integrate. La sfida dei prossimi anni sarà tradurre la crescita economica in benessere diffuso e sostenibile.”
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