Italia leader europeo del greggio e hub strategico di Gnl

L’architettura energetica europea sta vivendo una trasformazione radicale, dettata dalla necessità di affrancarsi dalle forniture russe e dalla spinta verso una maggiore autonomia strategica: in questo scenario emerge il ruolo dell’Italia. I dati ufficiali di Eurostat, divulgati e analizzati sul portale istituzionale del Consiglio Europeo, offrono una fotografia inedita e dettagliata del ruolo del nostro Paese. L’Italia si distingue infatti come il primo produttore di petrolio greggio all’interno dei confini dell’Unione Europea, superando nazioni storicamente attive nel settore e posizionandosi simultaneamente tra i principali importatori e trasformatori di gas naturale liquefatto (Gnl), elemento cardine per la sicurezza nazionale e comunitaria.

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Foto di Christian Lue su Unsplash.

Italia: primato nell’estrazione e nella raffinazione

Nonostante l’Unione Europea, nel suo complesso, dipenda dall’importazione per circa il 97% del proprio fabbisogno di petrolio, esiste una piccola ma vitale produzione interna che vede l’Italia in una posizione di assoluta preminenza. Nel corso del 2024, a fronte di una produzione comunitaria totale di 15,5 milioni di tonnellate, il nostro Paese ha contribuito con ben 4,37 milioni di tonnellate di greggio, attestandosi come il primo produttore dell’UE.

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Questo dato acquista ulteriore valore se rapportato a Paesi come la Danimarca (2,96 Mt) e la Romania (2,76 Mt). Oltre alla capacità estrattiva, l’Italia conferma la sua vocazione industriale nel settore della trasformazione. Il sistema delle raffinerie italiane è infatti uno dei più rilevanti del blocco, secondo solo alla Germania per volumi di prodotti petroliferi finiti, fondamentali per alimentare il comparto dei trasporti e dell’industria pesante. Settori che, insieme, assorbono la quasi totalità del consumo energetico derivante dagli idrocarburi.

La nuova rotta del gas e il ruolo dei terminali Gnl

Spostando l’analisi sul fronte del gas naturale, la posizione dell’Italia rimane centrale nella strategia di diversificazione europea. Con il progressivo abbandono delle forniture via tubo dalla Russia — la cui quota di mercato nel Gnl e gas via gasdotto è crollata al 12% nel 2025 — l’Europa ha puntato con decisione sul gas naturale liquefatto.

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Il nostro Paese figura tra i primi cinque maggiori importatori di Gnl dell’Unione, insieme a Francia, Spagna, Paesi Bassi e Belgio. Questa infrastruttura di ricezione e rigassificazione ha permesso di compensare la riduzione dei flussi orientali, aprendo le porte a partner come gli Stati Uniti, che oggi coprono quasi il 58% delle importazioni totali di Gnl dell’UE, e l’Algeria, partner storico e strategico per il mercato italiano.

La mappa delle forniture globali nel post-Russia

Il panorama delle importazioni europee ha subito un mutamento dal 24 febbraio 2022. Le sanzioni imposte per limitare la capacità bellica russa hanno ridotto la quota di petrolio di Mosca dal 25,8% del 2021 a un marginale 2,2% nel 2025. Il vuoto così lasciato è stato colmato da una coalizione di fornitori guidata da Stati Uniti, Kazakistan e Norvegia, che insieme forniscono oggi quasi il 45% del greggio europeo.

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In termini di valore economico, gli Usa guidano la classifica con una quota del 15,1% su una spesa complessiva che nel 2025 ha superato i 212 miliardi di euro. Significativa è anche la presenza della Libia, quarto partner commerciale con una quota superiore al 9%, a dimostrazione di quanto l’area del Mediterraneo rimanga cruciale per il bilancio energetico di Bruxelles.

Transizione e consumi verso il traguardo del 2027

Nonostante la dipendenza dalle importazioni rimanga elevata, l’Europa sta riducendo progressivamente la sua fame di combustibili fossili. La domanda di gas naturale è calata del 19% tra il 2021 e il 2024, un segnale chiaro dell’efficacia delle politiche di efficientamento e del passaggio alle rinnovabili. Tuttavia, la gestione della transizione resta complessa: circa il 30% delle famiglie europee si affida ancora al gas per il riscaldamento domestico, e quasi due terzi del petrolio consumato servono a far muovere il settore dei trasporti, in particolare quello su gomma che da solo incide per il 47,7%.

L’obiettivo finale resta la cessazione totale di ogni importazione russa entro la fine del 2027, un traguardo che il Consiglio Europeo ha già blindato con regolamenti che proibiranno nuovi contratti di Gnl e gas via tubo a partire dal marzo 2026. In questo percorso, l’integrazione delle infrastrutture italiane e la stabilità della produzione interna rappresentano due dei pilastri più solidi su cui poggia l’intera Unione.

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