Transizione ecologica e trasporti: l’Italia al bivio delle biobenzine

​A​ssoDistil lancia appello al Governo: ​c​'è in gioco una filiera d’eccellenza che oggi è costretta a esportare all’estero il proprio potenziale green

La sfida della decarbonizzazione dei trasporti in Italia entra in una fase cruciale, trasformandosi da ambizione ambientale a necessità economica e strategica, con un occhio allo sviluppo delle biobenzine. Al centro del dibattito si pone la direttiva europea, che impone obiettivi vincolanti per la riduzione delle emissioni entro il 2030. In questo scenario, AssoDistil, l’organo di rappresentanza dell’industria distillatoria italiana, ha lanciato un appello perentorio al Governo affinché non si facciano passi indietro sul percorso tracciato. La richiesta è chiara: confermare e anzi potenziare l’obbligo di miscelazione delle biobenzine, portando la quota dal 5% al 6,5% entro la fine del decennio.

biobenzine
Foto di Nabeel Syed su Unsplash.

Non si tratta soltanto di una questione di sostenibilità, ma di un atto di protezione per i cittadini italiani, sui quali graverebbero i costi delle sanzioni europee in caso di inadempienza, e di un sostegno vitale a un settore industriale che rappresenta un fiore all’occhiello del made in Italy.

La fotografia di un parco circolante legato alla benzina

Per comprendere la portata della sfida, è necessario analizzare la composizione attuale della mobilità italiana. Nonostante la spinta verso l’elettrificazione, i dati di mercato dipingono una realtà in cui i motori a combustione interna giocano ancora un ruolo predominante. Oltre la metà del parco circolante nazionale, precisamente il 57%, è alimentato a benzina, e la tendenza non sembra destinata a un’inversione repentina nel breve periodo: circa il 70% delle nuove immatricolazioni riguarda infatti vetture a benzina o ibride.

A fronte di un declino strutturale del diesel e di una diffusione ancora marginale di vetture totalmente elettriche, a gas o a idrogeno, la benzina resta il vettore energetico principale per la maggior parte degli italiani. Intervenire sulla composizione chimica di questo carburante attraverso l’introduzione di biocomponenti come il bioetanolo appare dunque come l’unica strada percorribile per ottenere una riduzione immediata e concreta delle emissioni di gas serra senza attendere il completo rinnovo del parco auto.

Il paradosso del bioetanolo italiano e la fuga all’estero

L’Italia si trova oggi a vivere una profonda contraddizione industriale. Il Paese possiede una filiera della distillazione all’avanguardia, capace di produrre bioetanolo di alta qualità da materie prime rinnovabili. Tuttavia, a causa di una domanda interna frenata da limiti normativi e resistenze infrastrutturali, gran parte di questa produzione viene esportata verso altri mercati europei. Questa dinamica sottrae all’economia nazionale preziose opportunità di sviluppo, investimenti e occupazione.

Rafforzare l’obbligo di miscelazione al 6,5% significherebbe creare uno sbocco naturale per il bioetanolo prodotto internamente, garantendo la sovranità energetica e valorizzando gli investimenti già realizzati dalle aziende del settore. Come sottolineato dal direttore di AssoDistil, Sandro Cobror, l’inserimento delle biobenzine è lo strumento tecnico più efficace per rendere sostenibile il parco auto esistente nel medio periodo.

Biobenzine: superamento delle barriere tecniche e il confronto europeo

Uno dei nodi principali del confronto riguarda lo stato delle infrastrutture di distribuzione. Alcuni attori del mercato, evidenzia l’associazione nella nota stampa, sostengono infatti che la rete italiana non sia pronta a gestire quote di biobenzine superiori al 3%, citando presunti rischi di obsolescenza o incompatibilità tecnica. AssoDistil respinge fermamente questa tesi, definendola un freno ingiustificato al progresso del Paese.

L’evidenza empirica arriva dai vicini partner europei: in ben 19 dei 27 Stati membri dell’Unione Europea, il bioetanolo viene utilizzato regolarmente da anni con percentuali di miscelazione significativamente più alte di quelle attuali italiane, senza che siano state registrate criticità sistemiche. Il confronto internazionale dimostra che la tecnologia è matura e che le barriere sono di natura politica e gestionale piuttosto che tecnica.

Dal 2023 al 2030: la responsabilità di mantenere gli impegni

Il percorso normativo aveva segnato una tappa fondamentale nel 2023, quando il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica aveva introdotto obblighi ambiziosi, recependo la necessità di accelerare sulla transizione. Tuttavia, tali traguardi sono oggi oggetto di pressioni che mirano a un loro indebolimento. AssoDistil richiama il Governo alla coerenza e alla responsabilità sociale.

Cedere alle spinte che chiedono di fermare o ridurre la quota di biocarburanti significherebbe non solo allontanarsi dagli obiettivi climatici di Parigi e di Bruxelles, ma anche penalizzare deliberatamente l’industria nazionale a favore di soluzioni d’importazione. La conferma della quota al 6,5% entro il 2030 è presentata dunque come una scelta di sistema, necessaria per tutelare l’ambiente, l’economia e la credibilità internazionale dell’Italia nel campo della transizione ecologica.

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