“Mentre i discorsi su risorse, dipendenze e commercio riempiono le notizie, il nostro audit mostra che l’UE ha ancora un modo per garantire l’approvvigionamento di materiali essenziali per la nostra economia.” così Keit Pentus-Rosimannus, ECA Member apre la conferenza stampa della Corte dei conti europea sulla fornitura da parte dell’UE di materie prime essenziali per la transizione verde lavori.
Ad oggi l’Europa importa 26 materiali necessari per la transizione energetica, di cui su 10 materie dipendiamo totalmente dalle importazioni. “La situazione non è molto meglio per molti altri materiali. Ciò ci rende vulnerabili e scredita il nostro obiettivo di essere forti, potere geopolitico indipendente”.

Nel complesso emerge che gli sforzi di diversificazione delle importazioni non stanno producendo risultati. A causarlo anche delle difficoltà di natura finanziaria, giuridica e amministrativa che ostacolano i progressi nella produzione nazionale. Infine non c’è ancora abbastanza sostituzione o riciclaggio.
I risultati dell’azione dell’UE sulle materie prime critiche visto dal report della Corte dei Conti europea
Il rapporto esamina il risultato degli sforzi della Unione rispetto i piani per ridurre la vulnerabilità rispetto l’approvvigionamento di materie prime critiche.
Quello che emerge è che la sostituzione delle materie prime critiche non è sufficientemente disciplinata dalla normativa UE. Inoltre lo stato dell’arte evidenzia un probabile ritardo nei piani nazionali di circolarità.
“I materiali di cui abbiamo bisogno per la transizione energetica non vengono affatto riciclati e la maggior parte degli obiettivi dell’UE in vigore non ne incentivano il riciclaggio” sottolinea l’ECA Member che rimarca come “la maggior parte degli obiettivi dell’UE in vigore non incentivano il riciclaggio di materiali specifici e individuali”. Inoltre è stato evidenziato come il numero di materiali valutati è aumentato dal 2011.

e raccolta dei rifiuti
“Dei 26 materiali necessari per la transizione energetica” si legge nel report “sette presentano un tasso di riciclaggio compreso tra l’1 % e il 5 % e dieci (compresi litio, gallio e silicio metallico) non sono affatto riciclati”.
Il perché è da ricercare soprattutto negli elevati costi di lavorazione, nella disponibilità limitata di materiali, e nelle questioni tecniche e normative che “rendono il settore del riciclaggio dell’UE meno competitivo”.
Due bandi dedicati alle materie prime critiche
I “progetti strategici” pensati dall’UE ad oggi non hanno fondi destinati. Quindi sono “strategici solo di nome“. Ad oggi sono stati stanziati fondi solo per due bandi sul tema di cui sottolinea la Pentus-Rosimannus “improbabile che forniscano una fornitura entro il 2030”. Su questo piano è incoraggiante che la Commissione abbia lanciato il piano d’azione ResourceEU “che mira ad affrontare una serie di questioni sollevate nella nostra relazione“.

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Progetti strategici non-UE i paesi coperti
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