Trionfo rinnovabili in Uk, autarchia americana e modello Australia

Focus su svolta energetica globale: equilibrio precario tra ideologia e mercato

Il panorama energetico mondiale sta vivendo una fase di profonda divergenza strategica, dove le scelte politiche nazionali plasmano mercati profondamente diversi, sottoponendo a tensioni culturali ed economiche l’equilibrio tra fossili e rinnovabili. Da un lato, la Gran Bretagna accelera in modo esponenziale sulla transizione verde, raddoppiando (+96%) le autorizzazioni per progetti rgreen in un solo anno (dati di Cornwall Insight). Dall’altro, gli Stati Uniti celebrano una ritrovata dominanza energetica basata su record di produzione di petrolio e gas, rivendicando con fierezza il superamento combinato di giganti come Russia e Arabia Saudita.

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Fonte: dati di Cornwall Insight.

Nel frattempo, l’agenzia scientifica nazionale australiana (Csiro) e l’Australian Energy Market Operator (Aemo) hanno pubblicato la bozza del rapporto GenCost 2025-26  per la consultazione pubblica. Il documento conferma che il mix composto da solare fotovoltaico, eolico onshore e stoccaggio rimane la soluzione più economica per il futuro, nonostante le pressioni inflazionistiche globali.

Gran Bretagna: boom rinnovabili tra batterie e vento

Nel 2025, la Gran Bretagna ha impresso una sterzata decisa alla sua politica energetica. Le approvazioni per progetti di batterie, eolico e solare sono quasi raddoppiate, superando i 45 GW di capacità totale. Questo balzo in avanti, sufficiente ad alimentare quasi 13 milioni di abitazioni, è trainato principalmente dallo stoccaggio tramite batterie (passato da 14,9 GW a 28,6 GW) e dall’eolico offshore, che ha visto le approvazioni schizzare da 1,3 GW a quasi 10 GW in soli dodici mesi.

Questa trasformazione non è però priva di ostacoli. Nonostante il boom burocratico, la realizzazione pratica dei progetti soffre ancora per i lunghi tempi di costruzione e i ritardi nelle connessioni alla rete elettrica. La sfida sarà ora quella di aggiornare un’infrastruttura nazionale nata per una generazione centralizzata e non pronta a gestire gli enormi volumi di energia intermittente che queste nuove centrali riverseranno nel sistema.

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Usa: la fiera del “dominio energetico” a stelle e strisce

Oltreoceano, l’approccio è diametralmente opposto e intriso di una retorica che non nasconde una punta di orgogliosa sfida al resto del mondo. Sotto la guida del Presidente Trump, il Dipartimento dell’Energia (Doe) ha proclamato l’inizio di un’era di “dominio energetico senza precedenti”. Con un piglio a dir poco muscolare, l’amministrazione sottolinea come gli Stati Uniti producano oggi più petrolio di Arabia Saudita e Russia messe insieme (24,2 milioni di barili al giorno) e tanto gas naturale quanto Russia, Iran e Cina sommati.

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Fonte: dati DOE.

In una sorta di crociata culturale contro quella che viene definita la “truffa” del Green deal dell’era Biden (quella che Trump, con la sua retorica, chiama “Green New Scam”), l’amministrazione in carica ha cancellato oltre 11,10 miliardi di euro di fondi non ancora vincolati, restituendoli al Tesoro. La priorità dichiarata è il portafoglio delle famiglie americane: con i prezzi della benzina ai minimi da quattro anni, il governo rivendica con fierezza un risparmio di circa 427 milioni di euro per i cittadini solo durante il periodo natalizio. La parola d’ordine è “deregolamentazione”: eliminati 47 regolamenti per un risparmio stimato di 9,40 miliardi di euro, riportando al centro la “scelta del consumatore” anche su elettrodomestici e motori elettrici.

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Australia: la scienza del costo e la realtà del net zero

Mentre gli Usa celebrano il fossile e la Gran Bretagna corre nel vento, l’Australia analizza i dati con precisione scientifica. Il rapporto GenCost 2025-26, redatto da Csiro e Aemo, evidenzia come, nonostante le difficoltà delle catene di approvvigionamento globali post-Covid, le tecnologie solari e le batterie stiano mostrando i migliori risultati in termini di riduzione dei costi.

L’analisi rivela punti fondamentali.

  • Il primato delle rinnovabili: il mix basato su solare PV, eolico onshore e stoccaggio (batterie o idrogeno) rimane l’opzione a minor costo rispetto a nucleare, carbone con cattura della CO2 o eolico offshore.
  • Target 2030: per raggiungere l’obiettivo dell’82% di rinnovabili entro il 2030, il costo medio dell’elettricità nel mercato nazionale (Nem) è stimato in circa 52,20 euro/MWh includendo i costi di trasmissione.
  • La questione nucleare. Il rapporto affronta il tema del nucleare (Smr e grandi impianti), segnalando che tali tecnologie richiederebbero premi di costo elevati (fino al 120% per il primo impianto su larga scala) e risulterebbero in costi medi di sistema più alti rispetto alle rinnovabili.
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Fonte: dati GenCost 2025-26.

In conclusione, se la Gran Bretagna si candida a laboratorio europeo della transizione energetica rapida e gli Stati Uniti di Trump si barricano dietro la fierezza della propria produzione petrolifera per abbassare i costi immediati, l’Australia sceglie una via pragmatica, basata sull’evidenza che la decarbonizzazione efficiente non sia solo un obiettivo ambientale, ma la strada più economica per garantire energia stabile ai propri cittadini entro il 2050.

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Freelance nel campo della comunicazione, dell’editoria e videomaker, si occupa di temi legati all’innovazione sostenibile, alla tutela ambientale e alla green economy. Ha collaborato e collabora, a vario titolo, con organizzazioni, emittenti televisive, web–magazine, case editrici e riviste. È autore di saggi e pubblicazioni.