Credit photo: LPP Fusion

La startup LPP Fusion con sede nel New Jersey avrebbe messo a punto, almeno in linea teorica, un nuovo sistema per poter sfruttare la fusione nucleare per produrre energia. Il tema – a cui gli scienziati hanno iniziato a lavorare fin dagli anni ’50 – è molto dibattuto viste le potenzialità legate a questa modalità di produzione: energia rinnovabile e potenzialmente illimitata. 

I ricercatori hanno attualmente sottoposto la loro ricerca alla rivista Physics of Plasmas.

Stabilizzare la reazione

Tra gli elementi cruciali su cui gli scienziati devono concentrare la loro attenzione nel momento in cui approcciano queste tematiche – come spiega il sito Futurism che dà la notizia – c’è quello della stabilizzazione di questo tipo di reazione. Le ricerche finora realizzate in questo campo hanno adottato la tecnica del confinamento magnetico, ovvero il mantenimento del plasma caldo tramite campi magnetici. LPP Fusion propone invece una nuova metodologia il DPF (Dense Plasma Focus).

Come funziona

Il DPF – si legge su Futurism – è dotato di anodi centrali vuoti incorporati in un anello di catodi che utilizzano l’accelerazione e la compressione elettromagnetica per produrre plasma di breve durata e far avvenire la reazione di fusione nucleare. Si viene a creare una reazione in grado di produrre una mini-sfera densa, il plasmoide, che regge la reazione di fusione sfruttando fasci di elettroni autogenerati.

Uno dei tanti progetti

Questo è solo l’ultimo tentativo in ordine di tempo per cercare di affrontare il problema. Un team di ricercatori del MIT sta lavorando, ad esempio, a un progetto che prevede l’aggiunta di uno ione al solito mix di plasma a 2 ioni.

Sostituire i combustibili fossili

In un contesto come quello attuale in cui le FER si stanno diffondendo a livello globale e si punta ad accantonare l’utilizzo dei combustibili fossili, gli scienziati stanno dando molta importanza a ricerche nel settore della fusione che, per alcuni di loro, potrebbe cominciare  a sostituire i combustibili fossili già dal 2030.

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