La sfida dei materiali a zero emissioni

Accordo climatico o stallo industriale?

L’industria pesante mondiale si trova davanti a un bivio storico che potrebbe determinare il successo o il fallimento degli obiettivi climatici globali: la posta in palio si gioca sui materiali. Secondo il policy brief dell’Iea intitolato Demand-and supply-side measures for the industry transition, la diffusione di acciaio e cemento a emissioni quasi nulle rimane estremamente limitata. Nonostante la tecnologia stia compiendo passi da gigante, molteplici barriere strutturali stanno lasciando inesplorata una straordinaria opportunità di mercato che, secondo le stime degli esperti, potrebbe raggiungere il valore di circa 415 miliardi di euro entro il 2035.

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Foto di yasin hemmati su Unsplash.

Il documento sottolinea come il dispiegamento a breve termine di queste soluzioni sia critico non solo per testare la maturità tecnologica, ma per avviare quella riduzione profonda delle emissioni necessaria a raggiungere la neutralità carbonica entro la metà del secolo.

Divario tra ambizioni teoriche e realtà produttiva

Il panorama attuale descritto dal documento dell’Iea rivela una preoccupante discrepanza tra i progetti annunciati e le necessità reali dettate dallo scenario net zero. I dati evidenziano che i progetti per l’acciaio a emissioni quasi zero coprono appena il 20% dei livelli richiesti per il 2035, mentre per il cemento la situazione è ancora più critica, fermandosi all’8%. La difficoltà maggiore risiede nel passaggio dalla pianificazione all’azione concreta: solo il 5% della capacità annunciata per l’acciaio e il 10% per il cemento ha raggiunto una decisione finale di investimento, per un totale di circa 18,5 miliardi di euro investiti a livello globale.

Questi primi sforzi sono stati sostenuti principalmente da sussidi governativi e dalla volontà di acquirenti pionieri disposti a pagare premi di prezzo considerevoli, ma il volume degli acquisti confermati rappresenta appena l’1% del mercato potenziale, fermandosi a circa 4,6 miliardi di euro.

Le barriere economiche e l’incognita della competitività

Il principale ostacolo alla scalabilità di questi materiali è rappresentato dal costo, con sovrapprezzi che oscillano tra il 50% e il 150% rispetto alla produzione convenzionale. In un mercato globale caratterizzato da eccesso di capacità produttiva e prezzi depressi, molte aziende percepiscono questo divario come insormontabile. Le preoccupazioni per la competitività industriale sono aggravate da barriere commerciali crescenti e dai costi elevati dell’energia, che rendono difficile per i produttori investire in tecnologie ancora lontane dalla piena maturità commerciale.

L’urgenza è però dettata dai cicli di investimento: circa il 45% degli altiforni per l’acciaio e il 70% degli impianti di cemento a livello globale dovranno affrontare una decisione di reinvestimento entro il 2035. Ignorare questa finestra temporale significherebbe condannare il settore a decenni di ulteriori emissioni elevate, il cosiddetto fenomeno del carbon lock-in.

Strumenti economici e regolatori per il cambiamento dei materiali

Per superare queste sfide, la Iea suggerisce un mix di politiche mirate che agiscano contemporaneamente sulla domanda e sull’offerta. Gli incentivi economici, come crediti d’imposta, sovvenzioni e prestiti, sono fondamentali per coprire il gap dei costi nei primi progetti e mobilitare il capitale privato. Sul fronte della domanda, il settore pubblico può giocare un ruolo decisivo attraverso politiche di acquisto verdi che sfruttino l’enorme potere di spesa degli Stati.

Parallelamente, le normative possono garantire la stabilità del mercato a lungo termine. L’introduzione di requisiti minimi di materiale a basse emissioni nei prodotti finali o limiti di carbonio incorporato nei progetti edilizi rappresentano segnali forti per gli investitori. Questi strumenti regolatori hanno il vantaggio di ridurre l’impatto sui bilanci governativi, trasferendo parte dei costi lungo la catena del valore, con ricarichi sui prodotti finali, come le automobili, che spesso non superano il 2%.

Infrastrutture e standard come pilastri della transizione

Nessuna trasformazione industriale può avvenire nel vuoto, e il policy brief pone l’accento sulla necessità di pianificare infrastrutture abilitanti, come la produzione di idrogeno a basse emissioni e i sistemi di trasporto e stoccaggio della CO2. Il coordinamento di questi elementi è essenziale per evitare ritardi dovuti ai lunghi tempi di autorizzazione e costruzione. Un altro tassello fondamentale è la trasparenza informativa: gli standard volontari e le etichette per i materiali a basse emissioni stanno già emergendo, coprendo potenzialmente il 75% della produzione globale di acciaio e il 50% di quella di cemento.

Sebbene questi strumenti non garantiscano da soli la diffusione sul mercato, forniscono una base tecnica necessaria per rendere interoperabili le diverse politiche nazionali e facilitare la collaborazione internazionale, mitigando rischi come la fuga di carbonio e rafforzando i segnali di mercato su scala globale.

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