Presentato nella cornice internazionale di Key Energy a Rimini, il Rapporto sulla sostenibilità energetica nelle filiere delle costruzioni che delinea una mappa precisa del ruolo cruciale che il comparto riveste nel raggiungimento degli obiettivi europei e nazionali al 2030 e 2050. Il documento, frutto della collaborazione tra Federcostruzioni e l’università politecnica delle Marche, analizza con profondità analitica la combinazione tra riduzione dei consumi, contenimento dei costi e rafforzamento della competitività industriale. I dati emersi confermano che il settore è uno degli snodi principali del sistema energetico: gli edifici incidono infatti per circa il 40% dei consumi finali di energia e per oltre il 35% delle emissioni di anidride carbonica a livello europeo. In Italia, l’impatto dell’intera filiera raggiunge picchi del 40% delle emissioni complessive, con un peso determinante attribuibile ai materiali da costruzione e ai processi industriali energivori.

Oltre l’uso dell’edificio: l’approccio integrato al ciclo di vita
Il rapporto segna però un cambio di paradigma, evidenziando che la sostenibilità non può essere limitata alla sola fase di utilizzo degli immobili. Viene introdotta la distinzione tra l’energia operativa, necessaria per il funzionamento quotidiano degli impianti, e l’energia incorporata (embodied energy), ossia quella consumata per estrazione, produzione e trasporto dei materiali.
Circa l’80% delle emissioni incorporate è legato alla produzione e al trasporto dei materiali, mentre il restante 20% deriva dalle attività di cantiere e dai consumi diretti. Questa visione olistica permette di intervenire in modo strutturale lungo l’intera catena del valore, agendo sull’efficienza industriale e sul recupero di calore già nelle fasi a monte del processo costruttivo.
L’impatto dei costi energetici sulla competitività delle imprese
Un tema centrale analizzato dall’università politecnica delle Marche riguarda l’incidenza della spesa energetica, che è diventata una variabile chiave di politica industriale. Per i comparti energivori come cemento, acciaio, ceramica, vetro e lapideo, il costo dell’energia può arrivare a incidere per oltre il 40% sui costi di produzione totali.
L’elevata volatilità dei prezzi e il differenziale rispetto ai partner europei rappresentano un freno alla competitività, aggravato dall’introduzione di meccanismi come il Cbam (Carbon Border Adjustment Mechanism), che impone costi sulle emissioni dei prodotti importati. Il rapporto sottolinea come la sostenibilità energetica sia dunque una necessità non solo ambientale, ma di sopravvivenza economica per il sistema produttivo nazionale.
Innovazione tecnologica e benefici della transizione nel settore delle costruzioni
Le soluzioni sviluppate dalle filiere di Federcostruzioni mostrano un potenziale di riduzione dei consumi estremamente elevato. Attraverso l’integrazione di involucri ad alte prestazioni, sistemi impiantistici efficienti e fonti rinnovabili, è possibile ottenere abbattimenti dell’energia operativa compresi tra il 20% e oltre il 40%. Interventi di ristrutturazione profonda (deep renovation) possono spingersi fino a riduzioni del 50-70% rispetto alle condizioni iniziali. Accanto ai materiali tradizionali evoluti, emergono soluzioni come i sistemi strutturali in legno, capaci di ridurre l’impronta emissiva fino al 31%, o l’uso di cementi a ridotto contenuto di clinker che sfruttano materiali alternativi.
Il futuro del costruire passa inevitabilmente per il digitale. Strumenti come il building information modelling (Bim) e i digital twin sono identificati dal rapporto come leve essenziali per ottimizzare la progettazione e ridurre le inefficienze operative. Queste tecnologie consentono un monitoraggio avanzato che garantisce il mantenimento delle prestazioni reali nel tempo, evitando scostamenti rispetto a quanto previsto in fase di progetto. Tuttavia, il documento rileva una diffusione ancora disomogenea di tali mezzi, causata dalla frammentazione del tessuto imprenditoriale e dalla necessità di colmare un divario di competenze tecniche e gestionali lungo tutta la filiera.
L’analisi di Federcostruzioni: barriere all’orizzonte e prospettive verso il 2050
Nonostante l’ampia disponibilità di soluzioni mature, il percorso verso la neutralità climatica trova ancora ostacoli significativi. Il rapporto conclude evidenziando barriere regolatorie, incertezze normative e complessità autorizzative che rallentano gli investimenti. Per le tecnologie emergenti come l’idrogeno o i sistemi di cattura della CO2 (Ccus), la sfida è legata agli elevati costi e alla mancanza di infrastrutture adeguate.
La piena valorizzazione del contributo del settore richiederà dunque una stabilità normativa di lungo periodo e un sostegno mirato agli investimenti industriali per trasformare la transizione energetica in una reale opportunità di resilienza e crescita per l’Italia.
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