“A seguito della Direttiva europea sui PFAS del 2020 che entrerà in vigore nel gennaio del 2026 – spiega Paolo Romano, vicepresidente di Utilitalia – i gestori del servizio idrico nelle aree interessate hanno monitorato la loro presenza nelle acque che distribuiscono e avviato investimenti importanti, un controllo continuo con le migliori tecnologie disponibili per la loro misura e hanno preso i provvedimenti caso per caso più opportuni per la tutela dei cittadini. Ora, con questo documento di posizionamento, la Federazione ha voluto fare un ulteriore passo in avanti per contribuire alla soluzione di un problema che non può ricadere esclusivamente sugli operatori dei servizi idrici e ambientali. Dal lato loro, le imprese dei servizi pubblici continueranno a mettere in campo tutte le conoscenze a propria disposizione per ridurre ogni rischio a carico dei cittadini”.
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Da Utilitalia, la Federazione delle imprese idriche, ambientali ed energetiche, arrivano 5 proposte concrete per contribuire a risolvere le problematiche legate ai PFAS nel campo del settore idrico e di quello ambientale.
Le proposte di Utilitalia

La prima riguarda l’eliminazione e sostituzione funzionale dei PFAS in tutti i prodotti nei quali non siano indispensabili o che rilasciano PFAS a contatto con l’acqua. L’impegno è prevedere l’applicazione del principio “chi inquina paga” nell’ambito di un contesto armonizzato a livello europeo.
Solo così sarà possibile avere equità nella protezione della salute e dell’ambiente e al contempo incentiverebbe la ricerca a soluzioni alternative e più sostenibili.
La terza proposta si concentra sulla ricerca di prodotti alternativi chiedendo un’investimento e uno sforzo di tecnologie e ricerca.
Per questo non manca un’attenzione all’esigenza di sostenere il finanziamento con cui i gestori dei settori idrico e ambientale potranno attingere e si richiede di porre attenzione ai percorsi di transizione per l’industria.
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