L’energia “nascosta” nelle tubature: così il progetto H-HOPE rivoluziona la gestione dell’acqua

Coordinata dall’Università di Padova, l’iniziativa europea trasforma acquedotti e canali in fonti di energia per sensori IoT, rendendo le reti idriche intelligenti e resilienti

Nelle viscere delle nostre città, migliaia di chilometri di condotte idriche trasportano ogni giorno milioni di litri d’acqua. In questo scorrere incessante si cela un’energia “nascosta” che solitamente va dispersa. Oggi, grazie al progetto H-HOPE (Hidden Hydro Oscillating Power for Europe), quell’energia sta diventando la chiave per digitalizzare il settore idrico europeo.

Il progetto, finanziato dal programma Horizon Europe e coordinato dalla professoressa Giovanna Cavazzini del Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Padova, ha tagliato nel 2025 traguardi tecnologici decisivi, portando la visione di una gestione idrica intelligente un passo più vicina alla realtà.

Mini-centrali per una rete “parlante”

Il cuore di H-HOPE è lo sviluppo di mini dispositivi idroelettrici cilindrici progettati per essere installati dove le turbine tradizionali non arriverebbero mai: acquedotti, sistemi di depurazione e piccoli corsi d’acqua naturali.

Questi dispositivi non mirano a illuminare intere città, ma a risolvere un problema critico: l’alimentazione dei sensori IoT (Internet of Things). In assenza di prese elettriche nelle profondità delle reti fognarie o in zone rurali, questi sensori faticano a trasmettere dati. Le mini-centrali di H-HOPE estraggono dall’acqua l’elettricità necessaria (circa 1 Watt, paragonabile al consumo di un router Wi-Fi) per permettere ai sensori di inviare dati in tempo reale su temperatura, flussi e perdite.

«L’obiettivo è dimostrare la tecnologia in condizioni reali per poi applicarla su larga scala in impianti di depurazione, irrigazione e acquedotti», spiega la professoressa Cavazzini.

I risultati del 2025: efficienza e intelligenza artificiale

Il 2025 è stato l’anno della svolta tecnica. I prototipi hanno raggiunto livelli di efficienza sorprendenti, recuperando tra il 25% e il 40% dell’energia idraulica disponibile.

H-hope
Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Per arrivare a questi risultati, il consorzio — composto da 14 partner di 9 Paesi — ha utilizzato strumenti all’avanguardia:

  • Modelli Multifisici: Rappresentazioni matematiche che simulano il comportamento dei dispositivi in flussi d’acqua variabili.

  • Intelligenza Artificiale: Algoritmi di ottimizzazione usati per “disegnare” le dimensioni ideali dei dispositivi in base al sito di installazione.

  • Siti Pilota: I test sono già attivi in tutta Europa, con l’Italia protagonista grazie alle installazioni nell’acquedotto di Verona (Acque Veronesi) e in un canale artificiale in Piemonte (Edison).

Resilienza contro le emergenze

L’impatto di H-HOPE non è solo energetico, ma di sicurezza civile. Una rete idrica monitorata costantemente è una rete resiliente. In caso di alluvioni improvvise o rotture delle tubature, avere sensori sempre attivi (grazie all’energia autoprodotta) permette interventi immediati, riducendo sprechi d’acqua e rischi per la popolazione.

Scienza aperta e futuro

Il progetto si distingue anche per l’approccio Open Science. H-HOPE ha lanciato un Data Hub su GitHub, mettendo a disposizione codici e guide tecniche per favorire un ecosistema “fai-da-te” (DIY) della micro-energia idroelettrica. Inoltre, la ricerca è entrata nelle aule universitarie con tre programmi di dottorato congiunti.

Con l’ingresso nella fase finale, l’attenzione si sposta ora sulla creazione di una mappa delle opportunità per l’Unione Europea, che indicherà esattamente dove e come installare queste tecnologie per sbloccare definitivamente il potenziale energetico nascosto nelle nostre infrastrutture.


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